15 marzo 2021: dieci anni di guerra in Siria

Un conflitto civile mai terminato

Il 15 marzo 2011 aveva inizio la guerra civile in Siria. Una sola data ci riporta indietro nel tempo, in quei luoghi dove, esattamente dieci anni fa, si consumava la violenza omicida e distruttrice di un conflitto mai realmente finito. I segni della devastazione percorrono ancora oggi le strade delle città siriane, coperte dalle macerie di edifici e strutture; il dolore e la fatica solcano i volti di uomini e donne che hanno perso ogni cosa.
La paura bagna gli occhi di bambini e adolescenti, che guardano al futuro nella speranza che non venga loro sottratto, condannandoli in tal modo ad un destino di povertà e sofferenza.

Gli antefatti della guerra civile: le prime manifestazioni antigovernative

Il conflitto civile si inserisce nel quadro più ampio delle proteste e delle rivolte politiche che si sono svolte in numerose regioni del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale nel corso della Primavera araba. La crisi in Siria fu innescata da una serie di manifestazioni contro il presidente Bashar al-Assad e il regime instaurato dal partito Ba’th. La diffusione delle proteste nelle maggiori città, e progressivamente in tutto il Paese, determinò l’estensione del fronte dei ribelli. Dopo pochi mesi, di conseguenza, gli scontri di piazza assunsero sempre più i caratteri di un conflitto armato tra civili e forze militari.  

L’inizio del conflitto armato e l’intervento del fondamentalismo islamico

Mentre le violenze e le repressioni si intensificavano, membri della polizia e dell’esercito disertavano. Qualche mese dopo, e precisamente nel luglio del 2011, un gruppo di ufficiali disertori si riunì a formare l’Esercito siriano libero (ESL). Tale evento modificò la configurazione dei gruppi ribelli, che assunsero di fatto il volto di un esercito pronto a marciare contro il regime dittatoriale.

Oltre all’Esercito siriano libero, che coincideva con gran parte dell’opposizione, si verificò l’intervento di altre formazioni antigovernative, armate e indipendenti. Tra queste, in particolare, il Fronte al-Nusra, gruppo islamista affiancato dal movimento terroristico Al-Quaida, inviò alcune delle sue milizie in Siria. Tuttavia, a differenza dell’obiettivo perseguito dal fronte antigovernativo e dall’Esercito siriano libero, le organizzazioni estremiste intendevano abbattere il regime per instaurare uno Stato islamico.   

Guerra in Siria: gli sviluppi successivi

Dopo essersi protratta per cinque anni, la guerra siriana raggiunse i suoi effetti più drammatici e devastanti nel corso del triennio 2014-2017. L’avanzata delle milizie fondamentaliste, infatti, inasprì ulteriormente le divisioni interne al fronte ribelle. Occupando diverse aree comprese tra la Siria nord-orientale e l’Iraq occidentale, il movimento islamista non risparmiò di perseguitare le minoranze etniche e religiose. In modo particolare, veri e propri atti di “pulizia etnica” furono perpetrati a danno delle popolazioni curde.

Negli anni immediatamente successivi, l’esercito siriano e le milizie curde ripresero il controllo dei territori conquistati dal fondamentalismo islamico, riducendone significativamente il potere e disgregandone l’unità.

Dieci anni di guerra in Siria: le conseguenze materiali e umanitarie

La guerra civile in Siria è tuttora in corso. Sebbene sia possibile registrare una netta riduzione degli scontri e sia ormai consolidato il controllo dei territori precedentemente occupati dalle milizie islamiste, nel Paese il suono della guerra è incessante.

Il conflitto – politico, civile, religioso, etnico – ha causato una grave crisi economica e finanziaria destinata a protrarsi per lungo tempo ed a ripercuotersi inevitabilmente sulla popolazione civile.
La guerra ha recato con sé distruzione e perdita. Le abitazioni, gli edifici pubblici e le infrastrutture sono ridotti in macerie, accumulandosi su strade polverose e dissestate dalle lotte e dai bombardamenti.
I bambini, in particolare, non possono frequentare la scuola; sono costretti ad abbandonare le loro case e a fuggire in cerca di un riparo dagli ostacoli e dai traumi della guerra. Una guerra che ha raso al suolo ospedali e strutture indispensabili per accogliere e curare profughi e feriti. E come se tutto ciò non bastasse, la sofferenza e la povertà sono ulteriormente aggravate dall’attuale pandemia da Covid-19.

Quella della Siria è una piaga che ha bisogno di essere sanata.
Restituire un futuro ad un Paese in lotta da dieci anni è un atto umano prima ancora che diplomatico.
Un dovere umano che riecheggia nelle parole di Papa Francesco:

La pace non chiede vincitori né vinti, ma fratelli e sorelle che, nonostante le incomprensioni e le ferite del passato, camminino dal conflitto all’unità.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.