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21 Marzo: giornata mondiale della poesia

Oggi 21 marzo, si celebra la giornata mondiale della poesia, istituita nel 1999 dalla XXX Sessione della Conferenza Generale Unesco. Questa data coincide con l’equinozio di primavera. L’Unesco sottolinea il potere di quest’ultima di catturare lo spirito creativo e sensibile della mente umana. É di fondamentale valore non lasciare nel dimenticatoio l’importanza che la poesia assume ancora oggi nella nostra società. Non esiste un ricettario cui ispirarsi perché è solo l’uomo a fare di sé e della sua vita una poesia, ma sono necessari ben tre elementi: pensiero, emozione e musicalità. Tra la musicalità ed il verso, nasce la magia che racchiude: “un modo particolare di guardare la realtà”.

La poesia nella società di massa

Il 2000 è l’era caratterizzata dal dominio assoluto della tecnologia: cellulari, computer, televisioni, radio, servono a renderci la vita comoda e più accessibile ad una società che ha preso il sopravvento e che ha lasciato alle spalle i vecchi metodi di comunicazione. Assistiamo giorno dopo giorno ad un mondo in continua mutazione: dalle lettere scritte, scarabocchiate, riscritte poi infine spedite alla velocità immediata di un sms che non si prende nemmeno un minuto il lusso di potersi lasciare andare alla rilassatezza del pensiero. In questo mondo accelerato dove collochiamo la poesia, l’antica arte che esprime la comunicazione attraverso suoni, parole, melodie?

Citando Montale, l’interrogativo da porci è: c’è ancora spazio per quest’ultima?
Questa domanda è oggetto del discorso tenuto dall’autore ligure in occasione della cerimonia di consegna del Premio Nobel per la letteratura nel 1975.

Evidentemente le arti, tutte le arti visuali, stanno democraticizzandosi nel senso peggiore della parola. L’arte è produzione di oggetti di consumo, da usarsi e da buttarsi via in attesa di un nuovo mondo nel quale l’uomo sia riuscito a liberarsi di tutto, anche della propria coscienza. […] Sotto lo sfondo così cupo dell’attuale civiltà del benessere anche le arti tendono a confondersi, a smarrire la loro identità. Le comunicazioni di massa, la radio e soprattutto la televisione, hanno tentato non senza successo di annientare ogni possibilità di solitudine e di riflessione.

A proposito di ciò, come si concilia la poesia con quest’innegabile considerazione? Viviamo in una società in contrasto tra la smania di una comunicazione veloce, rumorosa, fatta di slogan sintetici che trionfa sul raccoglimento del pensiero, del silenzio, di uno spazio in cui possano echeggiare solo le parole, proprio quello che richiede la poesia.

Montale: la sopravvivenza della poesia

La poesia è l’arte tecnicamente alla portata di tutti: basta un foglio di carta e una matita e il gioco è fatto. Solo in un secondo momento sorgono i problemi della stampa e della diffusione [..]

La massificazione da un lato minaccia la sopravvivenza dell’arte poetica; dall’altro ne garantisce la persistenza.

Inutile dunque chiedersi quale sarà il destino delle arti. É come chiedersi se l’uomo di domani, di un domani magari non-lontanissimo, potrà risolvere le tragiche contraddizioni in cui si dibatte fin dal primo giorno della Creazione.

In riferimento alle citazioni sopra riportate, l’ingrediente fondamentale per non tralasciare nemmeno un secondo l’arte della poesia, è quello di dedicarsi. Dedicarsi ad un mondo che corre velocemente e non lasciarsi travolgere dalla frenesia di un tempo che ineluttabilmente spesso perde di vista i dettagli, i primi a dare senso ad un’esistenza in subbuglio.

Nel mondo c’è un largo spazio per l’inutile, e anzi uno dei pericoli del nostro tempo è quella mercificazione dell’inutile alla quale sono sensibili particolarmente i giovanissimi.

Muoiono i poeti
ma non muore la poesia
perché la poesia è infinita
come la vita.
(Aldo Palazzeschi)

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.