Arruolamento delle donne nelle Forze Armate: 22 anni fa la legge 340

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Oggi è il 22° anniversario della legge che permise l’arruolamento delle donne nelle Forze Armate

Oggi ricorre il 22° anniversario della legge 340, entrata in vigore il 20 ottobre 1999. Essa permise, per la prima volta in Italia, l’arruolamento delle donne nelle Forze Armate. In realtà, già nel 1963 ci fu una proposta di legge che fece cenno a tale possibilità. E’ pero da 22 anni che anche le donne hanno finalmente il diritto di concorrere alla difesa nazionale e alla sicurezza internazionale. Questo cambiamento, nel resto del mondo, fu introdotto molto prima, cioè negli anni 70. L’Italia è stata infatti, l’ultimo paese della Nato ad aprire le porte alle donne. Nonostante ciò, le Forze Armate Italiane rappresentano uno dei modelli più avanzati in termini di parità. Costituiscono infatti un esempio di emancipazione per uguaglianza, tra uomini e donne, di formazione, accesso alle posizioni e incarichi da ricoprire.

Nel 2013 infatti ci fu un’altra conquista: Laura De Benedetti, a 62 anni, è stata la prima donna ad essere nominata Generale dell’Arma dei Carabinieri e tra tutte Forze Armate Italiane.

Chi sono le donne che decidono di arruolarsi

Ci sono sicuramente delle caratteristiche che accomunano le donne che scelgono di entrare volontariamente nelle Forze Armate. Sono innanzitutto donne intraprendenti, molte delle quali già studiavano e lavoravano prima dell’arruolamento. La maggioranza proviene dalle regioni meridionali, dove il tasso di disoccupazione giovanile è molto più elevato. A volte, le ragazze che si arruolano concepiscono la ferma nell’Esercito come un periodo di transizione. La loro aspettativa è infatti il passaggio nelle Forze di polizia, ambendo a una sistemazione lavorativa più consona alle loro esigenze di vita e di carriera. Allo stesso tempo, sono ovviamente forti gli ideali che spingono queste donne a queste scelta di vita: il servizio reso alla collettività, la difesa della Patria, la promozione dell’immagine dell’ Italia all’estero, il mantenimento della pace.

I vantaggi apportati dall’arruolamento delle donne

Nonostante la difficoltà iniziale di gestire” l’intrusione” femminile, da parte di un’organizzazione abituata a considerare la donna come soggetto estraneo, sono indubbi i vantaggi che l’arruolamento femminile ha portato. Primo tra tutti l’interlocuzione agevolata con le altre donne. Le donne militari infatti, sono di grandissimo aiuto in quelle attività per le quali è necessario avvicinare il mondo femminile, soprattutto nei territori di cultura islamica, ad esempio per prestare attività medica e infermieristica o di perquisizione corporale. Rappresentano per queste stesse donne un modello di ispirazione, dimostrando loro che è possibile emanciparsi e trovare il proprio posto del mondo, a prescindere dalla convenzioni. L’inserimento delle donne nell’ambito delle Forze Armate ha inoltre aiutato la società in un momento critico, contrassegnato dal calo demografico della popolazione giovanile, e il disinteresse dei giovani maschi per il servizio militare.

Fine di una cultura fatta di pregiudizi e stereotipi

Le donne hanno quindi fatto la differenza anche in questo ambito, lasciando il segno e portando un grande contributo soprattutto durante le missioni di mantenimento della pace. Infatti, per portare a buon fine quest’ultime, è necessario possedere delle qualità che il genere femminile possiede spesso per natura: la capacità di comunicare, di ascolto, l’apertura verso ciò che le circonda, l’empatia. E’ stata quindi sradicata una cultura che si nutriva di forti pregiudizi e stereotipi, che vedevano nella forza fisica dell’uomo il requisito più importante per essere un bravo militare. Invece, come ha voluto trasmettere la grande scrittrice e giornalista Oriana Fallaci nel suo romanzo Penelope alla guerra: anche Penelope ha diritto di andare in guerra, non solo di aspettare fedelmente il ritorno di Ulisse. E per guerra non si intende solo quella combattuta con le armi. E’ una guerra soprattutto morale, intesa come lotta da parte delle donne per la conquista della propria indipendenza, dei proprio diritti e per la difesa di un sogno.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.