A Sanremo vince la “Noia”!

Sanremo 2024

Al Festival di Sanremo il trionfo della polemica inutile e razzista

Angelina Mango vince Sanremo e il titolo della sua canzone può diventare il “claim” di tutta la bagarre su Geolier e i napoletani. Si perché che “Noia” la prevedibile polemica sul cantante e sulla città! Che noia anche i cliché tornati inevitabilmente a galla, come sempre, quando Napoli vede la ribalta e vince e fa arrabbiare chi questo binomio Sud/Successo non lo riesce proprio a digerire.

Geolier sì, Geolier no

Che poi Geolier, con i numeri che ha, e che aveva prima di sbarcare sul palcoscenico dell’Ariston, poteva andare a Sanremo da superospite piuttosto che da cantante in gara. Perché, per chi non lo sapesse, questo ragazzo di Secondigliano ha milioni di visualizzazioni e fan in tutto il mondo, oltre che in tutta l’Italica penisola.

Magari poteva essere invitato al posto di John Travolta ed evitare tanti imbarazzi, anche se ci viene il dubbio che le polemiche le avrebbe sollevate ugualmente, perché tutte le volte che un napoletano si permette di rappresentare una storia di successo deve essere consapevole che qualcuno proverà a sporcarlo quel successo, a infangarlo, sempre e comunque.

Ma questo Geolier lo sa e da ragazzo intelligente era già consapevole della portata che la vetrina sanremese avrebbe potuto avere sul suo futuro, soprattutto se alimentata dalle polemiche, prima durante e dopo, che lo hanno visto indiscusso protagonista di questa edizione.

Geolier lo ha già capito che dal fango che gli hanno gettato addosso emergerà come sempre la bellezza tutta napoletana delle cose che fa, malgrado gli odiatori seriali e i leoni da tastiera che resteranno a margine e annegheranno nel loro livore.

Il ragazzo di Secondigliano, da buon napoletano, ha sorriso alle offese, è sembrato rimanere nell’angolo come spesso accade ai napoletani ma lui lo sapeva che quell’angolo stava diventando l’ombelico del mondo.

Le offese al suo indirizzo non lo hanno scalfito ma sono tornate indietro raddoppiate al nostro Paese che da questo festival viene fuori, come spesso accade, alla stregua di un piccolo e ottuso fazzoletto di terra in cui non c’è traccia di identità nazionale, non c’è unità, non esiste solidarietà, nel quale non si riesce ad accettare di buon grado il successo degli altri né, soprattutto, a gioire per le cose belle che si fanno al Sud.

Quest’ultima cosa è sempre evidente, si è vista a Sanremo e si vede ogni domenica negli stadi, si vedeva negli striscioni delle squadre del Nord durante il periodo del Covid-19 in cui il Coronavirus aveva vergognosamente preso il posto del Vesuvio come strumento per sterminare i napoletani, mentre nelle curve del Napoli, su altri tipi di striscioni, c’era scritto che in un una tragedia come la pandemia si sta tutti uniti e stretti contro il nemico comune.

E invece no, per una parte dell’Italia il nemico resta sempre e comunque Napoli, nella conquista di uno scudetto o nella classifica di un Festival musicale.

L’avversario da sconfiggere a Sanremo è stato un artista che ha avuto come unica colpa quella di andare a cantare la sua canzone e, impensabile, di fare “boom” col televoto che manda in tilt il centro di raccolta con le preferenze che arrivano a valanga, da tutta Italia.

Una cosa inaudita! Tanto che, in conferenza stampa, una giornalista ha chiesto a Geolier se abbia “rubato” i voti.

In realtà il dato preoccupante che emerge da questo triste spettacolo è un odio strisciante contro la città, peggio, contro la periferia perché se sei un napoletano della periferia per alcuni dovresti morire lì, magari ammazzato da un tuo coetaneo, perché sono queste le cose che a certi giornalisti piace raccontare e queste le cose che a certi lettori, odiatori seriali, piace leggere.

La vittoria di Angelina Mango a Sanremo

Ha vinto Angelina Mango con una canzone scritta anche da Madame e viene da chiedersi, senza nulla togliere ad un’interpretazione pazzesca, come si sarebbe piazzata la canzone cantata proprio da Madame senza l’energia di questa meravigliosa ragazza e senza l’effetto “nostalgia” amplificato da Angelina che nella serata delle cover ha cantato un pezzo del padre, suscitando giustamente emozione, al netto di un’interpretazione intensa e bellissima. Roba italiana anche questa perché il suo secondo posto era un pretesto per continuare a vomitare odio su Geolier e su Napoli.

Magari l’esibizione di Geolier nella serata delle cover non era stata all’altezza di quella fatta da Angelina Mango, ma gridare allo scandalo per la vittoria del napoletano è stato veramente troppo. Volendo soffermarsi su cose che in quella stessa serata avrebbero potuto sollevare un po’ di perplessità e di scalpore, fa pensare anche il fatto che nessuno abbia battuto ciglio quando alle spalle di Rosa Chemical, durante la sua esibizione, il videowall proiettava falli con le ali che volavano.

Magari a Sanremo non era il caso di optare per una simile scenografia dal momento che la trasmissione è, per antonomasia, nazionalpopolare e in quanto tale vista da ragazzini e nonni, paganti, perché il canone Rai si paga per forza.

Su questo neanche un fiato su Geolier il putiferio. Il napoletano che vince fa dunque più scalpore di un fallo con le ali in prima serata in Rai.

Ha vinto Angelina Mango, ha vinto anche Geolier e vinceranno tutti quelli che hanno partecipato al Festival perché, grazie a Sanremo, le loro canzoni voleranno in radio e loro avranno centrato l’obiettivo ugualmente. Lo raccontano con la loro storia musicale personaggi della caratura di Vasco Rossi e di Zucchero arrivati ultimi.

Fischi ingiustificati e ingiustificabili

In questa edizione i perdenti sono stati gli spettatori dell’Ariston che hanno fischiato un artista e l’hanno lasciato da solo a cantare sul palco una canzone che quella sera era stata decretata, al netto di qualsiasi considerazione, la migliore da un pubblico più vasto di quello presente in teatro.

Ma questo può succedere, perché non si può pretendere che tutti capiscano l’arte nelle sue varie sfaccettature e che vadano oltre quella che era stata la loro preferenza. L’impatto emotivo che ha avuto Angelina Mango sul pubblico mentre cantava “La rondine”, del suo papà, è stato indubbiamente un fendente che ha squarciato la sensibilità del pubblico presente all’Ariston. Forse la stessa sensibilità mostrata per la Mango avrebbe potuto imporre agli spettatori del teatro un umano rispetto per un ragazzo di 23 anni che si è ritrovato a cantare davanti alla platea semideserta.

Al peggio non c’è mai fine si potrebbe dire e invece no, c’è qualcuno che ha saputo fare di più. In sala stampa a Sanremo si è toccato il livello più basso a cui si sia mai assistito nel rutilante baraccone sanremese. Sono stati i giornalisti a dare il peggio di sé, come persone e come professionisti, con i loro fischi, gli insulti verso questo ragazzo e le allusioni all’intervento del malaffare, del broglio e della truffa nelle votazioni. Lo spettacolo da noioso che era è diventato deprimente.

Per carità, i napoletani sono abituati agli attacchi di questa categoria. Anche nel calcio succede, quando alcuni giornalisti sportivi tra le righe lasciano quasi intendere che anche a loro piacerebbe vedere eruttare il Vesuvio.

La sala stampa dell’Ariston non è stata da meno, assumendo un atteggiamento a dir poco razzista. La giornalista che ha parlato candidamente di furto di voti, il suo collega che alla proclamazione della vittoria di Geolier nella serata delle cover gridava allo scandalo, dicendo che la Campania non dovrebbe avere il diritto di votare. E meno male che si parlava di Sanremo e di musica!

Chi fa il giornalista dovrebbe sapere che questi atteggiamenti alimentano l’odio e la divisione. Un giornalista, nel rispetto del codice etico, dovrebbe astenersi dal dare il suo giudizio e raccontare le cose secondo l’oggettività e la correttezza dei fatti, garantendo il diritto di informazione di tutti i cittadini. Tutti in Italia significa da Nord a Sud.  

Questi giornalisti a Sanremo hanno perso ed hanno screditato la categoria perché chi va a scrivere del Festival dovrebbe sentire l’onere di raccontare ciò che accade durante la kermesse, dentro e fuori dal teatro. Chi fa questo mestiere con serietà dovrebbe essere cosciente che la musica è sempre lo specchio della società, che la sua portata è rivoluzionaria. La musica è in grado di suggerire i cambiamenti che sono nell’aria prima ancora che essi stessi si palesino.

Un Italiano vero

Ghali che canta “L’Italiano” di Toto Cutugno mentre l’Italia vive ogni giorno il dramma dell’immigrazione straniera e la scommessa dell’integrazione fra la nostra e le altre culture, è un segnale.

Vecchioni che canta “Sogna ragazzo sogna” insieme ad Alfa, un ragazzino nato nel 2000 evidentemente emozionato e cosciente della responsabilità che aveva su quel palco, è un segnale forte per un Paese in cui ci stiamo interrogando sulle difficoltà nel dialogo tra vecchie e nuove generazioni.  

I giornalisti che vanno a Sanremo dovrebbero raccontare questo perché il Festival è, da sempre, festival della canzone e del costume italiano e sono stati tanti gli spartiacque che hanno creato un “prima” e un “dopo” nel modo di percepire la società con il Festival. Carpire questi segnali e raccontarli é l’unico compito dei giornalisti a Sanremo insieme alla critica tecnica dei pezzi, fatta con competenza e al di là del tifo da stadio più becero.

In fondo a chi ama la musica bastano le canzoni, tutto il resto è noia.

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