Abuso narcisistico: Antonella Liguori ci spiega come difenderci dal narcisista patologico

abuso narcisistico

L’avvocata Antonella Liguori ci aiuta a capire cos’è l’abuso narcisistico, le sue diverse fasi, i suoi protagonisti e come uscirne

Quanto è sottile la linea di confine che separa una “brutta giornata” da un abuso emotivo? Quando stiamo avendo solo pazienza e quando stiamo effettivamente subendo? Cos’è l’abuso narcisistico?

Il momento di lucidità, che si carica di queste domande, arriva sempre qualche minuto dopo. Qualche minuto dopo quella scenata. Qualche minuto dopo le urla. Qualche minuto dopo le bugie. In qualsiasi caso, decisamente troppo tardi. Perché dopo il primo schiaffo non si ha la forza di crederci.

Forse la consapevolezza è sempre stata lì, sepolta sotto strati di manipolazione emotiva e autoinganni. Non sempre è il fattore scatenante a squarciare il velo. Si tratta solo di essere pronti. Pronti e informati, perché di violenza emotiva se ne parla sempre troppo poco. 

Chi è Antonella Liguori

Antonella Liguori è un’avvocata. Un’affermata professionista in diritto di famiglia. Di brutte storie ne ha sentite, ma ancora crede nel valore delle persone e si emoziona con le piccole cose. È per questo che, quotidianamente, combatte la sua battaglia contro la disinformazione, con il suo lavoro e con tutti i canali di cui dispone. Collabora con il blog “Dialoghi interiori”, creato da Giulia Giordano, dotato di una pagina Instagram e di un canale YouTube per offrire il maggior supporto possibile. La pagina è diventata una vera e propria community contro l’abuso narcisistico. 
Con le sue parole, Antonella ci sta offrendo un’arma di difesa. Usiamola bene.

Chi è il narcisista?

I narcisisti sono individui affetti da una vera e propria patologia, oggi finalmente riconosciuta. Non sono in grado di entrare in contatto con l’emotività, né quella degli altri né la propria. A loro manca del tutto la componente empatica. 
Le persone con cui instaurano rapporti, sono quelle da cui possono trarre vantaggi dal punto di vista emotivo. In gergo tecnico, si chiama “approvvigionamento narcisistico”. Questo significa che si presenteranno alla loro “preda” nella maniera più simile possibile alla persona ideale, avendone studiate le caratteristiche, punti di forza e di debolezza. Non lasceranno spazio ad alcuna mossa imprecisa, sarà tutto perfettamente calcolato in modo tale che loro non siano mai emotivamente coinvolti. Non percepiscono alcun tipo di sentimento, né rabbia né tantomeno amore. Esistono diverse tipologie di narcisisti, gli overt e i covert.

In linea generale il narcisista Overt è arrogante, sfruttatore ed invidioso. È quello da cui è più probabile aspettarsi violenza fisica.  Il narcisista Covert, invece, presenta un’apparenza più inibita. 

Parli di “preda”, come mai?

Si assume il ruolo di vittima, da un punto di vista psicologico più che processuale, nel momento in cui ci si rende conto di subire l’abuso narcisistico. È puramente una questione di consapevolezza: sei vittima quando sai di esserlo, prima sei “solo” una preda. Il momento in cui si prende consapevolezza è il momento in cui si ha la possibilità del moto di reazione, anche delle risorse personali. Quando questo non succede, si diventa vittime.

Come si caratterizza la fase iniziale?

L’”aggancio” avviene attraverso una fase che si chiama “love bombing”. I narcisisti fanno leva sui desideri e sulle insicurezze della loro preda. Hanno un’intelligenza e una razionalità tale da riconoscere determinate caratteristiche e sfruttarle a proprio vantaggio. Si presentano sempre con una spiccata sicurezza, questo perché non fanno che rubare pezzi della personalità di ogni persona con cui vengono in contatto. 

Qual è il passaggio successivo?

Dopo la fase iniziale inizia la svalutazione. Il narcisista sa che non sarà mai capace di provare emozioni come la sua compagna o compagno. 
Una persona empatica, emotiva, brillante, socievole, capace di emozionarsi davanti alle piccole cose, rappresenta tutto ciò che loro non saranno mai.
Proprio questa forte ricettività emotiva rappresenta il motivo principale per cui odieranno il o la propria partner. 

Come mai è così difficile uscire dal meccanismo dell’abuso narcisistico, una volta instaurato?

La preda resta aggrappata all’idea di tutto quello che poteva essere, continuamente richiamata da poche briciole, che il narcisista dispensa strategicamente. Vive nell’attesa che qualcosa cambi, che tutto torni “come prima”. Un “prima” che non esiste, ovviamente.
Basta un attimo di distrazione e ci si ritrova in una gabbia emotiva, costretti a guardare proiezioni di sentimenti inesistenti, promesse e parole gonfiate per tenere a bada gli slanci di allontanamento. 
Si arriva così alla dissonanza cognitiva e all’isolamento sociale. Lo scopo non è preservare dal mondo crudele per amore, ovviamente, ma isolare. Se la preda avesse contatti con la realtà sarebbe capace di tornare in se stessa.

Crescendo, ogni relazione si carica di implicazioni maggiori, ma è possibile essere vittime di abuso narcisistico anche da giovani?

Certo che sì. Si è narcisisti dalla pubertà in poi. Dipende dalle modalità con cui si viene cresciuti. Al bambino non viene data la possibilità di sviluppare la propria emotività.

Parliamo dell’ultima fase, la fine di una relazione tossica

Lo scarto non è mai una decisione consapevole della preda. 
Le possibilità sono due: o il narcisista, ormai annoiato, improvvisamente e immotivatamente si allontana dal o dalla partner, o la preda arriva ad un punto di esasperazione tale che la rottura non è altro che una normale evoluzione dei fatti. 

In entrambi casi la fase immediatamente successiva è caratterizzata da una strana euforia, da una sensazione di liberazione. Sembra di tornare a respirare. Poi, arriva la parte difficile. La preda, emotivamente dipendente dai picchi ormonali di cui si caratterizza questa relazione traumatica, si convince di aver perso l’amore della vita e cade in depressione.

Cosa consiglieresti a chi sta vivendo un momento del genere?

Per prima cosa è fondamentale rivolgersi ad uno specialista per evitare la somatizzazione anche fisica del trauma. 
Poi, strategia “no contact”, evitare ogni tipo di contatto con la persona da cui ci si allontana. Occorre disintossicarsi quasi come un tossicodipendente. 
L’avvocato deve diventare un alter ego laddove ci sia qualsiasi tipo di situazione in comune. 
Poi, dal punto di vista personale consiglio di affrontare il dolore. Non bisogna avere fretta di guarire. Ci sono poche persone in grado di comprendere una situazione di questo genere. Il dolore viene svilito di solito, tutti credono di trovarsi davanti semplicemente una persona che non è in grado di superare la fine di una relazione. 
Di solito, nessuno ci crede.
È importante documentare le proprie emozioni, prendersi cura di se stessi e costruire spazi propri. Un ottimo metodo è scrivere, un diario della guarigione, per esempio. Oltre ad essere un pezzo della propria storia, che sarà sempre emozionante rileggere, è molto utile per combattere la dissonanza cognitiva. Subire un vissuto con un narcisista significa uscirne irreversibilmente cambiati. Non ci si guarderà più attorno allo stesso modo. 

È un abuso ogni volta che il o la partner fa in modo che ci sentiamo carne da macello. Cerchiamo di ricordarlo sempre. Se non c’è nessuno a difenderci, cerchiamo di giocare d’anticipo.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.