Addio “Bisteccone”: Giampiero Galeazzi, un giornalista diventato icona

Giampiero Galeazzi

Giampiero Galeazzi, a 75 anni si è spento l’uomo che per 40 anni ha raccontato l’Italia sportiva

Giampiero Galeazzi se n’è andato, ma mai andranno via dalla nostra memoria, dai nostri archivi, la sua voce, il modo che aveva di vivere lo sport, che prima aveva praticato e poi raccontato. Ci sono uomini che scolpiscono nella memoria collettiva di un paese un personaggio inconfutabile, iconico. Il nostro “Bisteccone” ci è riuscito alla perfezione, divenendo fenomeno culturale, di massa, entrando in una stretta cerchia di giornalisti che hanno saputo raccontare e parlare di sport in una maniera totalmente personale, apponendoci sopra una autenticata firma di originalità.

Prima che un personaggio televisivo, Galeazzi è stato un professionista esemplare. Essere un giornalista è un mestiere complesso e mai omogeneo. È un ruolo che si interpreta secondo le proprie attitudini, secondo la propria indole. Ogni giornalista ha una peculiarità specifica: quella di Giampiero era la capacità di trasportarti all’interno dell’evento sportivo che stava raccontando, con una passione ed una naturalezza innata, che solo un uomo di sport poteva trasmettere.

Giampiero Galeazzi è stato un gigante, in tutti i sensi. Un giornalista empatico che riusciva ad assorbire l’evento e lo rigettava tramite le sue parole, tramite quella voce graffiata, pesante, che tutti abbiamo provato ad imitare in qualche modo. Galeazzi è il giornalista del popolo, appartiene alla storia di questo paese, allo sport italiano. Galeazzi ha guadagnato la vita eterna, perché nessuno mai lo dimenticherà. Ecco, è questa la fortuna di un giornalista: restare impressi nella storia, mentre la storia si racconta.

Galeazzi, i fratelli Abbagnale e il canottaggio

Parli di canottaggio e la prima associazione la si fa proprio con il giornalista romano. La telecronaca dei fratelli Abbagnale alle Olimpiadi di Seul 1988 fa parte della storia nazionale di questo paese: «Ultimi 250 metri! Andiamo a vincere!», era l’urlo strozzato che tutti imitavano per ricordare la medaglia d’oro di Carmine e Giuseppe. Con questa, ricordata ancora con più amore dallo stesso Giampiero Galeazzi, la telecronaca forse più emozionante del K2 1000 metri, l’oro dell’accoppiata Rossi-Bonomi alle Olimpiadi di Sidney 2000: «Si guarda a sinistra, si guarda a destra, vince l’Italia!”»

Una storia, quella col canottaggio, che gli scorreva nel DNA: il padre nel 1932 fu campione del “due senza” agli Europei iridati. Lo stesso Giampiero Galeazzi fu professionista nel canottaggio: vinse il campionato italiano nel singolo nel 1967 (che gli valse la medaglia di bronzo al valore atletico) e nel doppio con Giuliano Spingardi nel 1968 e in quell’anno partecipò alle selezioni per le Olimpiadi del 1968 a Città del Messico.

Da canottiere a giornalista, come nasce il “Bisteccone”?

Una storia nata quasi per caso, come le più belle e sincere storie d’amore. Come quelle cose che in qualche modo, devono accadere. Galeazzi, laureatosi nel frattempo in Economia con tesi in statistica, era anche un grande appassionato di tennis. Un giorno, come da lui stesso raccontato in una delle sue ultime interviste, dovendosi recare a giocare un doppio di tennis con Renato Venturini, giornalista che lavorava alla radio, lo andò a prendere nella allora sede della RAI di “via del Babuino“.

Venturini lo presentò ai colleghi dello sport, tra cui Gilberto Evangelisti che, vedendo quest’uomo alto e massiccio, esclamò: «Renà, ma chi è ‘sto Bisteccone?». E fu così che, da quel momento in poi, per tutti Galeazzi diventò Bisteccone, ma soprattutto grazie a quell’incontro intraprese la carriera di giornalista. Perché Venturini fece sapere a tutti che quel signore così corpulento aveva vinto il campionato singolo di canottaggio nel 1967 e il doppio con Giuliano Spingardi l’anno dopo. E allora quelli della radio (Rai, ovviamente) cominciarono a chiedergli di portare in redazione i risultati.

«Lavoravo dalle 8 del mattino alle 8 di sera, portavo il cappuccino a Ciotti, leggevo i risultati della C la domenica. Insomma, feci la gavetta, al fianco di maestri come Guglielmo Moretti, il mio santo protettore, Enrico Ameri, lo stesso Ciotti, Rino Icardi, Claudio Ferretti».

Giampiero Galeazzi

Giampiero Galeazzi e il calcio

Un’altra grande epopea del Giampiero giornalista, quella con il pallone. Dapprima inviato, poi telecronista di eventi, ed infine presentatore di 90° minuto dal 1992 al 1999. Indelebile nella memoria dei tifosi Napoletani, soprattutto. Indimenticabili le immagini riprese dalla RAI durante i festeggiamenti dello Scudetto della stagione 86-87 dei partenopei, dove a testimoniare la felicità di Maradona e compagni c’era proprio Galeazzi che, in quell’occasione, venne preso simpaticamente preso di mira dai giocatori del Napoli, che lo resero vittima di un vero e proprio gavettone, provocando la sua divertita esclamazione in romano puro «M’hanno fracicato», mentre Maradona se la rideva di gusto.

Come non ricordare, poi, la fuga d’amore del buon Giampiero in occasione dello scudetto del 2000 della sua Lazio. Giampiero Galeazzi si trovava allo Stadio dei Marmi per seguire la finale degli Internazionali di tennis e intanto stava con l’orecchio attaccato alla radiolina per seguire gli aggiornamenti da Perugia (Perugia-Juventus) e dall’Olimpico. Dopo il goal del Perugia il colpo di testa:

«Non ce la feci più. Abbandonai la telecronaca e mi precipitai all’Olimpico. Presi la troupe del tennis. A uno dissi, damme er microfono, mi buttai per strada e iniziammo a fare interviste. Ho rischiato il licenziamento, ma ero troppo esaltato. Ricordo che i miei colleghi erano tutti a Perugia e io sul pullman a montare il servizio fatto».

Giampiero Galeazzi

Da giornalista a personaggio televisivo totale

L’ennesima svolta di una carriera poliedrica, enorme. Tra gli anni 90 e 2000 Giampiero Galeazzi è diventato un vero e proprio personaggio dello spettacolo, partecipando alla conduzione di Domenica In targata Mara Venier e facendo di tutto: balletti, sketch, gaffe e persino, insieme a Giucas Casella, un duetto con Mario Merola ne Lo Zappatore.

 «I duetti con Mara erano naturali. Niente testo. Guai a damme un testo a me, io non so’ attore. Facevo er 40 de share con la scena del letto». «Me presentavo con la valigia, ballavo e me dimenavo. Partiva la sigla de Novantesimo e stavo già da Mara che m’aspettava sul letto, tipo Fregoli. “Che m’hai portato oggi?”. “Ecco qua bella bisteccona mia” e dalla valigia uscivano salami e reggipetti. Un successo clamoroso. Acchiappavo tutti, ero una bomba a mano. All’italiano je tocchi er letto…»

Giampiero Galeazzi

Ecco chi è stato Giampiero Galeazzi, rappresentante del giornalismo sportivo italiano, il giornalista di tutti, divenuto icona nazional-popolare, consacrandosi nell’eternità della memoria di questo paese. Ciao Bisteccone, grazie.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.