AirBnb si è presa Napoli?

AirBnb si è presa Napoli

Come salvare l’identità di una città che non può vivere di solo turismo

Napoli è una delle destinazioni turistiche più in crescita in Italia. La piattaforma AirBnb ha più annunci su Napoli che su Venezia, nella nostra città sono più di 10.400, Venezia invece dispone di circa 8.000 annunci. Quasi tutte le case trasformate in AirBnB sono appartamenti resi inutilizzabili per i residenti e, dato che ci sono sempre meno posti disponibili e la domanda continua ad aumentare, il risultato è che i prezzi degli affitti nella città partenopea non smettono di crescere.

Molte città occidentali sono state già colonizzate dal fenomeno AirBnB ma qui il fenomeno è di natura differente

Napoli, come ben sappiamo, è una città dal reddito medio non elevato, ma il problema principale risiede proprio nel fatto che AirBnb, da sempre, nasconde del tutto i dati alle città e ai comuni sulla quantità di annunci nell’area urbana.

Non c’è stata fino ad ora una lettura del fenomeno, ma grazie al portale Inside AirBnb sappiamo che la situazione a Napoli è preoccupante: il 65% degli annunci riguarda appartamenti interi, non camere; il 63% dei casi riscontra dinamiche di “multi-annunci”, persone che controllano decine di appartamenti, come a Roma, Venezia, Londra. Non stiamo parlando di semplici locals che si inseriscono sul mercato, ma di veri e propri multiproprietari di case. Per queste persone Napoli è diventata una fonte infinita di denaro.

La Napoli che rischia di sparire dal Centro è quella più povera

Gran parte dei napoletani vive in affitto, molti di questi si vedono sfrattati a causa della crescita del fenomeno AirBnb, in una città in cui i quartieri Avvocata, San Lorenzo, Montecalvario, Pendino, Mercato (reddito medio non superiore ai 13mila euro annui) sono sfrattati dalla stessa Napoli dei grandi proprietari di Mergellina, Posillipo (reddito medio 40mila euro annui) e dai multiproprietari che si sono appropriati delle licenze AirBnb e della quasi totalità del contesto abitativo di Napoli, decisamente in crisi.

Quelli che sono i bassi, elemento emblematico della funzione abitativa di Napoli, vengono messi sul mercato, con dei tour specifici, dato che si vuole ricreare l’autenticità dell’esperienza, creando il cosiddetto “Vascio Tour”. Al loro interno però si nota che questi nuovi bassi assumono le parvenze di una normale casa vacanza, rivelandosi dunque una semplice esperienza turistica.

Un business che fa comodo anche all’amministrazione comunale e alla Chiesa

Nell’inchiesta di Fanpage appena uscita emerge, però, un dato ambiguo: ci sono case di proprietà del Comune di Napoli, dai Quartieri Spagnoli al vico Pallonetto a Santa Chiara, disponibili su AirBnb. Non è finita qui, perché anche molte proprietà di Confraternite sono finite sulla piattaforma, da via Sant’Anna dei Lombardi a Piazza Cavour, case vacanza con numerose camere disponibili ai turisti provengono da progetti abitativi destinati in passato a una Napoli che ne aveva davvero bisogno.

Le tante persone che da sempre vivono in affitto in quel che resta di queste case, vengono sfrattate quasi ogni settimana, lasciate sole dalle amministrazioni.

La società civile lancia l’allarme, i dati parlano chiaro

Reti di attivisti in città si mobilitano da anni per invertire la rotta di questo fenomeno; è il caso di Fair Bnb che ci ha aiutato in precedenza a comprendere le dinamiche dei grandi proprietari di case. In realtà, la convergenza con i proprietari delle case dovrebbe partire dall’amministrazione comunale.

Città come Barcellona hanno iniziato ad utilizzare soldi pubblici e progetti locali per contrastare la crisi abitativa, per creare una valida alternativa a piattaforme come Booking ed AirBnb. Per dar via a questo processo è fondamentale, tuttavia, regolamentare il fenomeno.

A Napoli il 69% del territorio comunale è abitato da giovani famiglie in affitto (dati ISTAT), Napoli è costituita da due città: con condizioni socioeconomiche opposte, la Napoli più povera sta subendo la gentrificazione e la speculazione immobiliare collegate al fenomeno del turismo di massa.

Il giornalismo europeo lo riporta: Napoli rischia di perdere la sua identità

Ciò che la società civile, gli studenti e soprattutto gli abitanti del centro storico di Napoli chiedono è un intervento statale e comunale. Questo mercato è ormai saturo e la gente di quella Napoli col reddito medio di 13mila euro annui appena narrata prima o poi emigrerà, sorgerà il problema della ricollocazione ma soprattutto Napoli perderà la sua vera identità, poiché si sceglierà di utilizzare il turismo come esclusivo vettore di sviluppo della città, svendendo la stessa identità al mercato di piattaforme come AirBnb.

Lo dicono anche molte testate europee, lo scrive Le Monde Diplomatique in Francia, ne parla El Pais da Madrid, racconta la crisi abitativa di Napoli il The Guardian, così come i giornalisti di Fanpage hanno lavorato anch’essi ad una nuova inchiesta destinata a proseguire. Ma soprattutto, questo fenomeno è denunciato da tempo dalle voci dei tanti abitanti del Centro, delle tante famiglie in affitto e dei tanti studenti.

Napoli non può subire il peso di una crisi abitativa così forte.

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