Paris Fashion Week e lo show Love brings Love in onore di Alber Elbaz

Alber Elbaz

Lo show conclusivo della Paris Fashion Week è stato un tributo ad Alber Elbaz, il grande creativo scomparso l’aprile scorso a causa del covid

Si è conclusa ieri la settimana della moda parigina iniziata lo scorso 27 settembre. L’ultima sfilata andata in scena è stata un tributo ad Alber Elbaz, il grande creativo scomparso l’aprile scorso per covid. Sono stati 44, tra designer e maison, ad aver collaborato per la realizzazione di questo splendido evento che ha chiuso la Paris Fashion Week.

Sono straziata dalla notizia della scomparsa del mio caro amico Alber. Non dimenticherò mai quanto fosse generoso, talentuoso e amorevole. È stata la prima persona che mi ha fatto sentire a casa nel settore della moda. La sua parola preferita era amore ed è con questa parola che lo ricorderò sempre.

di Maria Grazia Chiuri

Love brings Love

L’amore porta amore, è stato il titolo dello show/tributo dedicato a Alber Elbaz, figura così pura ed empatica del sistema moda.

Possiamo definirlo come il sogno di Alber che diviene realtà: riunire le migliori menti creative per celebrare la bellezza, l’amore e la speranza. Sarebbe stato così fiero di questa fashion family, che ieri si è riunita in suo onore. Non assistevamo ad un evento corale di questa questa portata probabilmente dalla morte di Gianni Versace. Abbiamo visto sfilare prima le creazioni tributo dei vari designer, e infine a chiusura della passerella sono stati presentati i capi dei designer di Alber Elbaz (AZFactory). Lo show si è concluso con una macro vetrina ad alveare costellata di modelle che ballavano.

dalla sfilata Love brings Love foto via voguerunway.com

Una toccante sfilata in cui i grandi nomi della moda hanno collaborato per Elbaz. Cade a pennello come chiusura della stagione primavera estate 2022, finalmente ritornata in presenza, un manifesto di speranza e di rinascita della moda.

Alber Elbaz fotografato da Alessandro Furchino Capria foto via alessandrofurchinocapria.com

Alber Elbaz: il più gentile della moda

Alber Elbaz nasce in Marocco nel 1961, da madre pittrice e padre parrucchiere. All’età di 10 anni si sposta ad Israele con la famiglia. Dopo la morte del padre, la madre è costretta a lavorare come cassiera per mantenere Alber e i suoi tre fratelli.

Sin da bambino amava disegnare abiti, la madre consapevole del suo amore per la moda, fu una delle sue prime fan e lo incoraggiò a partire per studiare. Nei dieci anni in cui visse a New York Elbaz cominciò a farsi strada lavorando come assistente di vari stilisti.

Volato a Parigi, dirisse la casa di Guy Laroche, e poi dal 1996 al 1998 anche la maison di Yves Saint Lauren. Subito dopo, nel 2001 inizierà il suo viaggio come direttore creativo di Lanvin. La celebre maison francese prima dell’arrivo di Alber languiva di uno stato di vulnerabilità. Con la sua innata empatia e la sua idea di moda come “abbraccio alla vita” ha ripotato in auge il brand, lavorando alla sua guida per ben 15 anni.

Ricordato da tutti come il più gentile delle figure della moda, Alber era ironico e vicino alle donne in un modo così genuino. La sua creatività messa al servizio di una casual woman, che doveva poter sentirsi felice e comoda ogni volta che indossava un suo capo.

Innata era la sua capacità di intendere e di progettare la moda come qualcosa di gioioso e semplice, come nella campagna pubblicitaria di Lanvin del 2011. In cui lui e le iconiche Raquel Zimmermann e Karen Elson vestite di tutto punto ballano sulle note di una pop canzone di Pitbull.

Dopo aver lasciato Lanvin, con cui era ormai diventato tutt’uno, amatissimo e ammirato da tutti, si abbandona a cinque anni ricchi di viaggi e ricerche. Torna sotto i riflettori del fashion world nel 2019 annunciando il lancio del suo brand AZFactory, che ha debuttato a febbraio scorso. Sfortunatamente Alber Elbar è venuto a mancare lo scorso 26 aprile per covid, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della moda.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.