Lo Straniero: Albert Camus e la condizione assurda dell’esistenza

Lo Straniero

Pubblicato nel 1942, Lo Straniero attira l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine. Scopriamo il perché

Lo Straniero di Albert Camus è uno dei libri che ha riscosso maggior successo tra i romanzi esistenzialisti degli anni 40 del 1900. Il romanzo ci pone di fronte ad un interrogativo esistenziale: quanto siamo disposti a comprendere i comportamenti del protagonista? Camus ci racconta dell’assurdità dell’esistenza di Meursault, il protagonista, che uccide un uomo senza un perché e che subirà un processo senza dire nulla.

La trama del romanzo

Meursault è il protagonista della storia. Un francese che uccide un arabo per il caldo, forse. O forse per il sole accecante delle due del pomeriggio. Insomma, uccide un uomo non per vendetta, né per volontà di far morire quell’uomo e non un altro. Non sappiamo di preciso perché lo fa; subirà un processo per questo, fino ad arrivare alla sua condanna a morte. Ci chiediamo, allora, quali siano le sue giustificazioni per il crimine commesso. Niente, nemmeno una parola. Solo tanta indifferenza per quello che gli succede, solo un senso di estraneità per la sua vita, al punto da lasciare che gli altri decidano per il suo destino. Morirà così, tra le grida d’odio degli spettatori che lo vedranno salire sulla ghigliottina. 

Straniero tra gli uomini, per te stesso e per l’universo

Il lettore de Lo Straniero è confuso: quest’uomo uccide un altro uomo senza motivo e subisce un processo senza replicare in sua difesa, lasciando che gli altri si insospettiscano per il comportamento evidentemente ambiguo, fino alla sua morte. Ci chiediamo: ma che libro è?
È il libro che ci dipinge a forti tinte l’assurdità dell’esistenza; e Camus, come spiega minuziosamente Roberto Saviano nell’introduzione al libro, ce ne restituisce un quadro che, nella sua complessità, è però chiaro:  

Ne Lo Straniero, Camus decide di fissare in volto il più complesso dei temi: l’estraneità dell’uomo alla società, all’universo intero. L’incolmabile e insanabile solitudine dell’uomo […]. 
Ne Lo Straniero riesce a dare una rappresentazione plastica di cosa sia l’estraneità, di cosa voglia dire essere straniero tra gli uomini, straniero per te stesso, straniero per l’universo 

D’altronde Camus questa consapevolezza dell’assurdo la conosceva bene: a soli 17 anni scopre di essere malato di tubercolosi e comincia a vivere con la certezza che la sua vita sarà più breve rispetto a quella degli altri, così, senza una spiegazione. Anzi, se ce ne fosse una, sarebbe questa: il mondo in cui viviamo è totalmente indifferente alle sorti che ci spettano, tanto da renderci impotenti di fronte a ciò che ci accade. Questo è il concetto cardine che Camus trasferisce nel protagonista del suo romanzo.  
E poi, non dimentichiamo che Camus era un francese che viveva in Algeria (che a quei tempi era un dipartimento della Francia): quindi straniero nel paese dove viveva perché francese, e straniero tra i francesi perché proveniente da una famiglia di pieds noir .

Una scrittura chiara per una storia complessa

Lo Straniero, nella sua complessità poc’anzi presentata, è un romanzo che si legge fin da ragazzi, forse per la sua scrittura “piatta”, e quindi estremamente chiara. Ed è proprio la chiarezza a preoccupare, invece, un lettore già cresciuto, che non si lascia ingannare dalla semplicità della scrittura, proprio perché si accorge che quest’ultima rimane inspiegabilmente impenetrabile
“Meursault non ci piace perché è apatico” ci dice Saviano, e forse ha ragione. Questa sensazione di non riuscire ad essere vicini al protagonista, nonostante il racconto sia narrato in prima persona, ci fa prendere le distanze da lui, ed è questo che, inevitabilmente, ci incuriosisce tantissimo. 

La domanda è: quanto siamo disposti a comprendere Meursault? Ci è facile percepire questo senso di estraneità dal mondo che ci circonda? O meglio: quante volte ci siamo sentiti stranieri tra gli altri, come lui? 

Lo Straniero rimane uno dei capolavori camusiani che ci lascia con più domande senza nemmeno una risposta.
Ma, forse, il suo fascino sta proprio in questo: raccontarci tutto, senza spiegarci proprio nulla

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.