Luoghi d’arte da vedere gratuitamente a Napoli

Sono tanti i luoghi da poter visitare gratuitamente a Napoli. Ambasciator ve ne propone due

Con il ritorno in zona gialla della Campania, a partire da lunedì 26 aprile 2021, è possibile finalmente visitare nuovamente i luoghi d’Arte e di Cultura della splendida Partenope

Due luoghi d’arte da visitare gratis

Con la riapertura di musei, parchi, mostre l’offerta culturale si è nuovamente ampliata. 

A Napoli, molti sono anche i luoghi da poter visitare gratuitamente. Scopriamone insieme due. 

Castel dell’Ovo

Questo celebre castello medievale fu concepito inizialmente come villa di Lucio Licinio Lucullo, patrizio romano e generale della Tarda Età Repubblicana. 

Successivamente, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (il 4 settembre 476) vi fu richiuso Flavio Romolo Augusto, deposto da Flavio Odoacre, il potente nuovo padrone d’Italia e sovrano degli Eruli. 

Intorno al 488, il cosiddetto Castellum Lucullanum ospitò il corpo di San Severino, evento che ebbe come principale conseguenza la trasformazione della villa in un monastero, prima della fine di quel secolo tumultuoso. 

Nel X secolo, il monastero fu abbattuto e al suo posto venne realizzata una fortezza dai Duchi di Napoli per difendere la città dagli attacchi dei pirati musulmani. 

Castel dell’Ovo fu anche una prigione: nel corso della Storia vi furono rinchiusi Corradino di Svevia, Giovanna I di Angiò, Tommaso Campanella, Francesco De Sanctis, Carlo Poerio e Luigi Settembrini.

Sono visitabili diverse sale e gli spalti del castello ove si svolgono annualmente diversi convegni e varie mostre e manifestazioni musicali (e non solo).

Il nome di Castel dell’Ovo deriva da un mito legato alla figura del poeta latino Virgilio, trasformato dai napoletani in nume tutelare della città, prima dell’avvento di San Gennaro

Alla sua base sorge il piccolo porto turistico conosciuto come Borgo Marinari, ricco di bar, ristoranti e alcuni tra i più celebri circoli nautici partenopei. 

Il Real Bosco di Capodimonte

Questo incantevole luogo di svago è Patrimonio Unesco dell’Umanità ed è tra i più grandi parchi urbani campani. 

Presenta, infatti, una superficie di 124 ettari ed è posizionato di fronte alla Reggia di Capodimonte: entrambi furono voluti da Carlo III, primo tra i Borbone a regnare su Napoli. 

Il luogo attirò l’attenzione del sovrano, a partire dal 1735, grazie alla sua grande passione per la caccia. 

I lavori del Real Bosco di Capodimonte furono effettuati tra il 1742 e il 1743 dall’architetto Ferdinando Sanfelice

La peculiarità di una parte del parco consiste nel giardino all’inglese, realizzato dal paesaggista e botanico tedesco Friedrich Dehnhardt, durante il biennio 1836 – 1837. 

Lavori che hanno visto un cambio radicale soprattutto attorno alla reggia, dove sono stati impiantati diversi arbusti provenienti da varie parti del mondo (siamo arrivati a 400 diverse specie vegetali). 

Tra queste ultime, possiamo ricordare l’eucalipto dall’Australia, la canfora dall’Asia e le magnolie dalle Americhe. 

Il parco, attualmente, è organizzato in quattro parti, definiti giardino:

  • Paesaggistico; 
  • Anglo-Cinese;
  • Tardo Barocco;
  • Paesaggistico Pastorale. 

Come accedere a questi luoghi?

Per potere accedere a Castel dell’Ovo è obbligatorio prenotarsi al seguente link: http://ingressi.comune.napoli.it

I minorenni possono accedere al monumento soltanto se accompagnati. Quindi, nel caso in argomento, la prenotazione potrà essere svolta soltanto da adulti.

Dal lunedì al sabato si potrà accedere al sito dalle ore 09:00 alle ore 20:00; mentre la domenica e i giorni festivi dalle ore 09.00 alle ore 18.00.

La Direzione del Real Bosco ha annunciato l’apertura dal lunedì alla domenica, dalle ore 07.00 alle 19.30.

Le regole anti-Covid rimangono in vigore

In entrambi i casi è reso obbligatorio l’uso della mascherina, il divieto di assembramento e l’applicazione del distanziamento a scopo precauzionale.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.