Alessandro Rak e “L’arte della felicità”

Alessandro Rak e L'arte della felicità a Napoli

Quando, dal genio napoletano, nasce un capolavoro

Parleremo oggi, a differenza di altre volte, non di musica ma di cinema. Per la precisione di un film d’animazione nato dalle mani sapienti di un grande artista napoletano, Alessandro Rak, uscito nelle sale dei cinema italiani giusto un po’ di tempo fa. Esattamente undici anni… Direi che siamo arrivati in tempo. Il titolo del film è L’arte della felicità.

Alessandro Rak, parliamone

Partiamo, però, dal creatore di quest’opera. Chi è Alessandro Rak?

Nato a Napoli il 22 dicembre del 1977, Rak è un artista a tutto tondo. Fumettista, sceneggiatore, animatore, regista, musicista. Insomma, se si tratta di arte, lui è presente.

Alessandro Rak studia e si diploma in animazione presso il Centro sperimentale di cinematografia (CSC) di Roma per poi fondare nel 2001, insieme al collega ed amico Andrea Scoppetta, lo studio d’animazione Rak&Scop.

La vera esplosione, però, c’è nel 2013 quando, per la Mad Entertainment, Rak viene chiamato per questo progetto. Dirigere la produzione, appunto, del L’arte della felicità. Come mai ne parliamo proprio adesso? Perché, grazie a quel famoso cassetto che si è aperto dopo aver riascoltato i Foja, sono uscite fuori tante cose, questo film è una di quelle.

Ora partiamo da un presupposto, anzi due

Il primo è che non farò spoiler. Vorrei che chiunque lo guardasse per la prima volta riuscisse a provare, com’è successo a me, le proprie emozioni. Pilotarle attraverso anticipazioni sarebbe sbagliato.
Secondo punto: questo film non è per tutti ma al contempo lo è. Io vi consiglio, prescindendo i vostri gusti cinematografici, di dargli un’opportunità. Se la merita a piene mani.

Degli accenni iniziali con lo sfondo del cuore pulsante di Napoli

La storia parla di introspezione, di come sia facile perdersi e difficile ritrovarsi, parla di come sia facile rimanere impantanati nei ricordi di un passato in cui, pensando al futuro, il protagonista della storia si immaginava diverso e di come, alla fine, accontentarsi non sia sempre (probabilmente mai) la scelta più saggia.

Certo, una sicurezza economica ed un lavoro stabile è ciò che in fondo tutti cercano ma per chi ha un’anima diversa, per chi davvero vuole arrivare dove si era prefissato, quella scelta è l’anticamera dell’inferno. Aggiungiamo un piccolo tocco di elaborazione del lutto e via. Ci troviamo di fronte a questo piccolo gioiello nato nel cuore pulsante di Napoli ed ambientato proprio per le sue strade che, delle volte, ci sembrano diverse da come sono in realtà. Cosa intendo? Eh no, ci siamo detti niente spoiler, se siete curiosi, guardatelo!

Potrebbe sembrare un riassunto confusionario ma parlare di un film senza parlarne non è facile

Durante la visione si affacceranno vari personaggi nei quali ognuno di noi potrebbe rivedersi, qualcuno vi toccherà di più, qualcuno di meno, il punto della questione è non fermarsi al primo impatto e riuscire a guardare oltre.

Sapete cos’altro ha di bello? Le musiche. Perfettamente collocate e studiate appositamente per rendere il tutto più o meno intimo a seconda dei casi. Di quanto sia importante una colonna sonora in un film ne abbiamo già parlato, qui ne abbiamo un altro esempio pratico. Tra i 24 Grana ed i Foja, appunto, c’è da perdersi.

Traete le vostre conclusioni

Non ho molto da aggiungervi su questo film, andrei oltre ed esprimerei pareri troppo personali rischiando di rovinarvi la visione, se non che è diretto con una maestria e disegnato nel modo giusto. In che senso? Che la scelta stilistica e di grafica è esattamente quella che doveva essere, diversamente non saprei e non avrei saputo immaginarla e, pur sforzandomi, il risultato non mi piace.

Per chi è giù, per chi si è perso e per chi si è ritrovato, ricordate:

La tristezza te la danno per poco

Ma pure la felicità non costa nulla

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