Almamegretta contro il razzismo

Almamegretta

Può la musica salvarci dal razzismo? Un brano degli Almamegretta per comprendere meglio la questione

Diciamocela tutta, il razzismo esiste ed è, purtroppo, una piaga sociale contro la quale spesso perdiamo. Io, però, ho fiducia, ho fiducia nelle persone che non hanno pregiudizi, ho fiducia in chi si fida del prossimo, ho fiducia in chi il colore della pelle nemmeno lo nota. Non diciamo sciocchezze, ognuno di noi si fa un giudizio sugli altri. Allontanare chi non ci fa stare bene, avvicinare chi ci rende migliori, eliminare il malessere creando il benessere. Tutto ciò non è male, lo diventa quando è basato, però, su di un colore, per partito preso.

Un piccolo aneddoto

Ero al lavoro, parlavo con alcuni dei ragazzi che accompagnano le mie serate ed uno di questi è figlio di migranti. É del Nord Italia ed ha un forte accento, si trova a Napoli per amore e per lavoro (pensate voi che storia) ma si lamentava di alcune cose che qui non funzionano ed alle quali non riesce ad abituarsi. Non stereotipi, cose concrete. Mezzi di trasporto in ritardo, uffici disorganizzati, caos stradale. Roba che, per chi è abituato ad altre efficienze, è fuori dal mondo.

Gli chiedo, dato che stava per diventare papà e non vedeva prospettive, come mai non avesse preso la decisione di tornare nel suo paese natale. Al NORD e non al SUD. Finimondo. Una cliente mi assale, decontestualizzando totalmente la frase, l’unica che avesse sentito, dal concetto generale e dandomi del razzista. Si presenta come avvocato, minaccia di denunciarmi ed offre a quest’amico assistenza legale. Lui se la ride spiegando il fraintendimento e lei, guardandomi in cagnesco, va via.

Non so ancora come leggere la cosa perché, se da un lato son contento che qualcuno, pur capendo male, si sia prodigato per fare del bene, dall’altro un senso di tristezza mi ha pervaso. Lo ha fatto realmente per degli ideali o definirla piranha è un insulto verso questi ultimi? Si perché, ad oggi, è facile cavalcare l’onda del politically correct prendendo a prescindere la parte del più debole, facendosi pubblicità e cercando risonanza mediatica. No, non è così che funziona, se si vuole abbracciare una causa è giusto che lo si faccia, ma per i motivi giusti e non come trampolino di lancio. Vogliamo guardarci negli occhi e mentirci dicendo che tutti quelli che difendono a spada tratta una causa lo fanno per spirito d’animo? No grazie, non fa per me.

Un po’ di cronaca

Nell’ultima giornata di campionato Juan Jesus, difensore del Napoli, è stato, a suo dire, etichettato con la N-word da un calciatore dell’Inter, Francesco Acerbi. Sottolineo a suo dire non per delegittimare le dichiarazioni, attenzione, ma finché non c’è sentenza definitiva, finché non viene appurata la colpevolezza, ognuno ha il diritto di non essere additato. Andiamoci piano, la parola razzista, il significato reale di tale definizione, ha radici profonde ed accusare qualcuno di questo scempio è cosa pesante.

Come ben sapete, però, qui si parla di musica. Del razzismo “calcistico” se n’è occupato un altro collega. Io vorrei parlarvi, invece, di quanto sia stupido l’ideale razzista legandolo, semplicemente, ad una canzone. In che modo? Parlando di una canzone. Una ed una soltanto.

Gli Almamegretta

Chi ha visto “Mare fuori”, conoscerà senz’altro Don Salvatore Ricci. Sapete chi lo interpreta? Un certo Gennaro Della Volpe, cantautore ed attore napoletano. Gennaro Della Volpe, se non fossi amante del gruppo, non saprei collocarlo ma, se per caso, vi dicessi Raiz degli Almamegretta, gruppo partenopeo sontuoso che ha avuto l’onore e l’onere di collaborare con i Massive Attack su una rivisitazione di “Karmacoma“, hanno partecipato a movimenti legati a quelli dei 99 Posse, sono stati fautori di un tipo di musica che non solo a Napoli, ma un po’ in tutta Italia, mancava.

Nel 2013 hanno partecipato al Festival di Sanremo con Mamma non lo sa, classificandosi quattordicesimi. Non un brano sanremese, ma un capolavoro se ascoltato e compreso. Nel 2023 con Senghe hanno vinto il Premio Tenco come migliore opera in dialetto. Il quarto…

Tantissimi sono i temi toccati, soprattutto legati al sociale.

Figli di Annibale

Qui ed ora vi voglio parlare di Figli di Annibale, un brano del 1993 tratto dall’album “Animamigrante”.

Ci sarebbe tanto da dire, una vera e propria lezione di storia cantata da una voce, quella del Raiz appunto, graffiante e toccante, che ben riesce a colpire laddove deve farlo.

Di cosa parla la canzone? Semplice, il titolo dice tutto. Racconta del periodo in cui nel Sud Italia Annibale è riuscito a tener testa all’Impero Romano. Scipione l’Africano ha ottenuto questo soprannome grazie alla vittoria riportata su Annibale nella Battaglia di Zama (202 a.C.). Un politico della Repubblica di Roma, riconosciuto come uno dei più grandi strateghi di tutti i tempi, passato alla storia come l’Africano. Omaggio più grande allo sconfitto non poteva esserci.

La canzone parla di come gli orrori della guerra, dal Secondo Conflitto Mondiale ad Annibale, andando a ritroso nel Tempo, hanno influenzato semplicemente ciò che siamo oggi.

Durante la guerra pochi afroamericani

Riempirono l’Europa di bambini neri

Cosa credete potessero mai fare

In venti anni di dominio militare

Un’armata di africani in Italia meridionale

Qui viene il punto. Una spiegazione logica del perché molti italiani, soprattutto al Sud, hanno caratteristiche fisiche che spesso la gente lega in modo ignorante a quelli là, quelli che hanno avuto come unica colpa quella di nascere nella parte sbagliata del mondo, nella parte povera del globo. Mi correggo, diciamolo ad alta voce, in maniera razzista.

Attenzione, non sto facendo del buonismo, chi mi conosce lo sa benissimo, chi sbaglia deve pagare prescindendo il colore della pelle, la religione che professa o, cosa che accade molto spesso, il cognome che si porta

Siamo tutti un po’ figli di Annibale, questo è palese, lo dice la storia e gli Almamegretta sono stati bravissimi a trarne spunto per tirare fuori una canzone che andrebbe fatta ascoltare ai bambini delle scuole elementari, spiegando loro la differenza tra bene e male.

Sì perché, a mio modestissimo parere, è lì che si deve andare ad intervenire. Le future generazioni sono la nostra unica speranza per spezzare quella che da sempre, e scusate la ripetizione, è una delle piaghe sociali che siamo costretti a vivere.

Poco è cambiato ma passi avanti sono stati fatti e dobbiamo essere noi ad educare il futuro, quelle pagine bianche che sono le menti dei bambini perché se è vero che bisogna lasciar loro la libertà di esprimersi, è altrettanto vero che le idee inculcate a quell’età restano. Un germoglio può essere fatto crescere in un certo modo, una quercia, purtroppo, non può essere raddrizzata ed il razzismo è proprio così, un’enorme quercia piantata nel pantano del cervello di qualche imbecille.

La musica può aiutare? Assolutamente sì, così come lo sport, la letteratura, il cinema. Tutto può dare una mano se utilizzato nella maniera giusta.

Vorrei concludere questo pezzo con una strofa della canzone.

Se conosci la tua storia sai da dove viene

Il colore del sangue che ti scorre nelle vene

Se conosci la tua storia sai da dove viene

Il colore del sangue che ti scorre nelle vene.

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