Amy Winehouse oggi avrebbe compiuto 38 anni: ecco perché non possiamo dimenticarla

Winehouse-Amy

Il 14 settembre di 38 anni fa nasceva Amy Winehouse, la regina del soul bianco. Per tenere sempre vivo il suo ricordo, ecco cosa è stato realizzato per lei in questi anni proprio il giorno del suo compleanno

Oggi Amy Winehouse, la regina del soul bianco, avrebbe compiuto 38 anni. A distanza di 10 anni dalla sua morte, nessuno l’ha mai dimenticata, e infatti, proprio in occasione del suo compleanno, sono molti i regali che ha ricevuto in onore della sua personalità e della sua musica

A soli due mesi dalla sua morte, il 14 settembre 2011 venne pubblicato un pezzo inedito che Amy aveva registrato con l’artista Tony Bennet nel mese di marzo. Il brano è una cover di Body and Soul ed era accompagnato da un video ufficiale, il cui materiale, però, sarebbe finito tra gli episodi del documentario sulla vita di Amy. Inoltre, i guadagni ricavati dalla vendita vennero devoluti alla Amy Winehouse Foundation, un’organizzazione benefica fondata dalla famiglia a sostegno dei ragazzi dipendenti da droga e alcol

In verità, questo fu l’unico pezzo che saltò fuori dopo la morte di Amy. È capitato spesso in questi anni che siano uscite canzoni che lei scrisse da giovanissima. È il caso di On my way, registrata a soli 17 anni, ma uscita nel 2018: il brano già metteva in risalto la sua voce, che seppur ancora acerba, di lì a poco sarebbe diventata unica

Il 14 Settembre 2014, invece, quando avrebbe compiuto 31 anni, venne inaugurata una statua con le sue fattezze a Camden, Londra. La scultura, realizzata in bronzo a grandezza naturale dall’artista londinese Scott Eaton, ci presenta Amy nella sua acconciatura tipica, con tanto di eyeliner e abiti casual. Una mano sul fianco, l’altra sulla gamba, con la sua espressione abituale: così, davanti all’emozione dei genitori Mitch e Janis, Amy è stata cristallizzata per sempre assieme alla sua personalità che, nonostante gli anni che passano, resta sempre originale, ma soprattutto, inimitabile

Le canzoni che l’hanno resa immortale

Tutti conosciamo la vita travagliata di Amy: i problemi legati a disturbi alimentari fin da adolescente, la dipendenza dalla droga e dall’alcol.  
Oggi, però, abbiamo deciso di ricordarla solo attraverso ciò che l’ha resa indimenticabile: la sua musica.
I brani che abbiamo scelto, infatti, ci raccontano molto dei momenti di sofferenza che ha vissuto: come quello legato all’amore per Blake Fielder-Civil, l’uomo al quale non solo ha dedicato le sue canzoni più famose, ma anche tutta la sua vita.

Rehab

La prima di queste canzoni, che forse conosciamo tutti, è Rehab. È il primo singolo del suo secondo album Back to black, uscito nel 2006, che ci racconta del suo rifiuto di andare in rehabilitation center (abbreviato rehab), cioè in una clinica di riabilitazione per disintossicarsi dall’alcol, come le era stato richiesto dai suoi manager. Ci andò una sola volta e in quella occasione spiegò il motivo per cui beveva senza controllo: “Bevo perché sono innamorata e perché ho rovinato la mia relazione”.

They tried to make me go to rehab but I said ‘no, no, no’ 
Hanno provato a farmi andare in riabilitazione ma io ho detto “no no no” 
Yes I’ve been black but when I come back you’ll know know know 
ho avuto un brutto periodo ma quando tornerò tu saprai saprai 

Alcoholic Logic

Simile a Rehab è Alcoholic Logic, dal cui titolo possiamo già immaginare il significato. É il 2005 e Amy Winehouse paragona i problemi legati all’alcol con la sua relazione sentimentale distruttiva e dannosa proprio con Blake:

I can’t help it, need to stop it 
Non posso farci nulla, ho bisogno di fermarlo
All that I put myself through 
Tutto ciò che ho affrontato

Back to black

Sempre a lui dedicherà la famosissima Back to black, titolo omonimo a quello dell’album. È il racconto della fine della loro relazione, quando Blake decide di tornare con la sua ex e allora Amy torna nel buio della depressione o forse nel buio della dipendenza dalla droga, dato che black era anche un modo alternativo usato a Los Angeles per definire l’eroina.

We only said goodbye with words, I died a hundred times 
Ci siamo detti addio solo a parole, sono morta un centinaio di volte 
You go back to her and I go back to black 
Tu torni da lei e io ritorno in lutto

Love is a losing game

Infine, come dimenticare Love is a losing game, quinta traccia dell’album: è il racconto di un amore che, come dice il titolo, è un gioco perdente. Nella metafora del gioco d’azzardo, la donna ha voluto puntare tutto e rischiare, finendo per perdere. Così si strugge desiderando di non aver mai giocato

One I wish I never played, oh what a mess we made 
Un gioco a cui non avrei mai giocato, oh che disastro che abbiamo fatto 
And now the final frame, love is a losing game 
E adesso il fotogramma finale è che l’amore è un gioco perdente 

Come spesso accaduto per altre icone entrate di diritto nella storia della musica, Amy Winehouse è morta proprio quando la sua carriera musicale stava raggiungendo le vette più alte del successo. Ma era veramente quello che voleva?
In una intervista, infatti, Amy affermò che avrebbe voluto essere solo una musicista, senza diventare una vera e propria star. Disse che non sarebbe mai riuscita a gestire il successo e che questo tipo di contesto l’avrebbe fatta sicuramente impazzire. Possiamo considerare queste parole come il presagio del tragico destino della nostra iconica artista?

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.