Anna Frank e il nascondiglio segreto divenuto un museo

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Il 12 giugno 1929 nacque Anna Frank, simbolo della Shoah. Per anni si nascose, insieme alla sua famiglia, in un nascondiglio segreto, diventato un museo dal 1960

Anna Frank era una bambina tedesca serena e piena di sogni: diventare una famosa scrittrice e una brava giornalista. Ma aveva origini ebree, e per questo i suoi sogni vennero infranti dal nazismo, come accadde a milioni di ebrei, durante la Seconda guerra mondiale.

Dal Dopoguerra, Anna è diventata un simbolo della Shoah e dell‘Olocausto, dei quali sono stati responsabili le autorità della Germania nazista e i loro alleati .

La sua storia però non è destinata a morire. A renderla immortale è il diario di memorie ( Il Diario di Anna Frank) che Anna scrisse durante il periodo di clandestinità, nel nascondiglio segreto, dove ha trascorso un lungo periodo, assieme alla sua famiglia, per sfuggire alle ricerche dei suoi persecutori naziste. Un luogo che è diventato un museo aperto al pubblico dal 1960.

La casa sul retro

Dopo l’invasione tedesca dell’Olanda (10 maggio – 17 maggio 1940), Adolf Hitler, ordinò la persecuzione degli ebrei che vi abitavano. Anna e la famiglia risiedevano ormai da anni ad Amsterdam, avendo tempo addietro lasciato la Germania, loro terra di origine, proprio per sfuggire all’odio nazista. Purtroppo, dopo l’occupazione nazista si ritrovarono nuovamente a vivere in un Paese antisemita.

La situazione sembrò precipitare quando nel 1942 la figlia maggiore dei Frank, Margot, fu convocata dalle autorità per essere trasferita “a lavorare” presso un campo di lavoro. Se avesse rifiutato, tutta la famiglia sarebbe stata arrestata

Da lì nacque l’idea di rifugiarsi in un nascondiglio segreto. Anna Frank lo chiamerà nel diario “la casa sul retro”. In realtà era un rifugio a due piani, situato appunto sul retro della ditta di Otto Frank, padre di Anna, e nascosto dietro una libreria girevole.

I Frank condivisero la clandestinità con un’altra famiglia, i Van Pels e, come scrisse Anna Frank sul suo diario, fu davvero difficile vivere per anni insieme a 8 persone in 50 mq. Inevitabilmente, nonostante fosse raccomandabile mantenere un assoluto silenzio, c’erano litigi e incomprensioni. Trascorrevano le giornate con la paura di essere scoperti e delle tristi tende nere avevano il compito di rendere le stanze ancora più buie durante il giorno.

«Non poter mai andare fuori mi opprime indicibilmente, e ho paura che ci scoprano e ci fucilino. Non è certo una prospetti­va piacevole. Di giorno bisogna camminare piano piano e par­lare a bassa voce, perché nel magazzino potrebbero udirci»

Anna Frank

Il nascondiglio segreto di Anna Frank è oggi un museo

Le due famiglie vissero nascoste per ben due lunghi e faticosi anni, ma il 4 agosto 1944 vennero scoperte (non si è mai scoperto chi fosse stato il traditore) e deportate in differenti campi di concentramento.

Dal 3 maggio 1960, il rifugio è divenuto un museo che accoglie quotidianamente tantissimi turisti. E’ possibile accedervi proprio attraverso quella libreria girevole, dietro cui si nasconde. All’interno, il museo mostra le stanze vuote, senza mobili, ma è possibile leggere le citazioni del famoso diario, i documenti storici, le fotografie ed gli oggetti personali che aiutano a ricreare quell’atmosfera.

L’apertura della casa al pubblico avvenne per decisione di Otto Frank, l’unico membro della famiglia che sopravvisse alla guerra. La sua volontà era commemorare le vittime del nazismo e soprattutto esaudire, in qualche modo, il desiderio della figlia.

Il sogno di Anna Frank sarebbe stato infatti quello di pubblicare, dopo la fine della guerra, un libro intitolato “Il Rifugio” ,in cui raccontare quell’intensa esperienza e testimonianza, ma le fu impossibile poiché morì nei campi concentramento, a causa del tifo,

Non tutte le storie però, si leggono sulle pagine di un libro: a volte basta entrare in una stanza per trovarci un mondo di parole.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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