Anna Politkovskaja: l’eredità lasciataci dalla giornalista

Anna Politkovskaja

Anna Politkovskaja e l’eredità lasciataci dalla giornalista per comprendere la Russia di Putin e quanto sta accadendo oggi in Ucraina

Moriva assassinata in Russia il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja una delle voci giornalistiche russe più insidiose e scomode per Putin.

Secondo quanto riportato, soprattutto dall’editore della Novaja Gazeta Dmitri Muratov, la giornalista stava lavorando su un lunghissimo articolo che avrebbe pubblicato proprio il giorno in cui è stata uccisa, e che avrebbe riguardato le torture commesse dalle forze di sicurezza cecene legate al Primo Ministro Ramsan Kadyrov.

Anna Politkovskaja lascia una ricca quanto scomoda eredità per chi di mestiere vorrebbe fare il giornalista e, seppur dalla sua condizione di “fantasma”, continua, anche attraverso la testimonianza della figlia, ad essere ingombrante per il “governo” di Putin e motivo di vergogna per i governi europei “indifferenti per comodità”.

In Italia, edito da Adelphi è possibile recuperare molto di quanto scritto dalla reporter investigativa che, al pari di grandi personalità italiane del Novecento come Oriana Fallaci e Pier Paolo Pasolini, entra seppur in maniera violenta ed ingiusta, nella lista delle più influenti voci giornalistiche contemporanee.

Nel 2016 io potrei anche non esserci, come molti della mia generazione, ma ci saranno i nostri figli e i nostri nipoti. E davvero non ci vogliamo curare di come e dove vivranno? Se saranno o non saranno vivi?

Anna Politkovkaja

Background di Anna Politkovskaja

Figlia di diplomatici sovietici di origine ucraina di stanza all’Onu, Anna Politkovsaja nasce a New York nel 1958. Due anni dopo la laurea in giornalismo a Mosca (conseguita nel 1980), inizia il suo lavoro presso il giornale moscovita l’Izvestija che lascerà nel 1993.

Dal 1994 al 1999 prosegue la sua carriera giornalistica come responsabile della Sezione Emergenze e come assistente del direttore Egor Jakovlev alla Obšcaja Gazeta. Non manca di collaborare con radio e televisioni fino all’invio, nel 1998, come reporter investigativa in Cecenia. In questa occasione riesce ad intervistare Aslan Maskhadov, all’epoca neo eletto Presidente della Cecenia.

Dal giugno 1999 firma come giornalista presso la Novaja Gazeta. Risalgono a questo periodo le pubblicazioni di alcuni libri apertamente critici sulla condotta di Putin, il suo “governo” e sulla conduzione della guerra rispettivamente in Cecenia, Daghestan ed Inguscezia.

A questo punto della sua vita, e della sua carriera, Anna Politkovskaja inizia ad essere considerata “scomoda” per la Russia. È infatti in questo periodo che la giornalista inizia a ricevere le prime minacce di morte, in particolare da Sergei Lapin (ufficiale di un settore della polizia che dipende direttamente da Ministero degli Interni), che la spingono a fuggire a Vienna nel 2001.

Sergei Lapin venne condannato definitivamente solo nel 2005 mentre Anna Politkovskaja era impegnata a documentare la situazione in Cecenia e a sostenere nell’ascolto (e con i suoi scritti) le famiglie i cui membri avevano subito abusi o uccisioni.

Sarà proprio tra il 2003 ed il 2004 che la giornalista pubblica il suo terzo libro, “Cecenia, il disonore russo” (purtroppo non ancora edito in Italia), che le valse un tentativo di avvelenamento probabilmente avvenuto nel suo viaggio per recarsi a Beslan per seguire da corrispondente le vicende relative alla crisi degli ostaggi conseguente alla guerra russo/cecana.

Anna Politkovskaja denuncerà una vera e propria persecuzione nei suoi confronti nel 2005 durante la conferenza di Reporter senza frontiere a Vienna.

Scomoda, tutt’altro che incline a piegarsi alle regole auto implicite del “governo” Putin, verrà assassinata il 7 ottobre 2006 con un colpo di pistola alla testa nell’ascensore di casa sua a Mosca. Quello stesso giorno la giornalista si stava preparando a rendere pubblico un lunghissimo articolo relativo all’inchiesta che stava svolgendo in Cecenia. Non potrà mai essere reso pubblico perché il mandante, tutt’ora sconosciuto, aveva una doppia missione: uccidere la giornalista e sequestrarne il computer con tutto il materiale relativo all’inchiesta shock..

Di tutto il lavoro compiuto dalla giornalista, gli appunti recuperati dall’editore della Novaja Gazeta, che non furono sequestrati, verranno pubblicati sul giornale il 9 ottobre di quello stesso anno. Pochi giorni prima dei funerali.

Alla cerimonia funebre della Politkovskaja, non partecipò nessun rappresentante del governo russo, svolgendosi nel freddo clamore riservato alla notizia sulla sua uccisione di colleghi e governi di tutta Europa.

Gli scritti della Politkovskaja in Italia

In Italia i diritti editoriali sulla produzione della giornalista sono riservati alla casa editrice Adelphi che né continua a pubblicare le opere a partire dalla riedizione di “Diario Russo” e “La Russia di Putin”. Opere riproposte, troppo tardi lette, viste le tristi vicende odierne che vedono come protagonista una Russia in guerra contro l’Ucraina.

In “Diario russo”, ed ancor di più in “Per questo”, si delinea in maniera tragica l’epilogo, quanto mai “telefonato” (per stessa ammissione di A.P.), sull‘ingiusta ed ancora impunita morte della Politkovskaja.

Anna Politkovskaja

Leggere questo preziosissimo libro oggi dà i brividi, in particolare se ci si sofferma sulle pagine che si susseguono nel capitolo dedicato all’Ucraina e che riguardano i primi anni 2000. Parole e frasi della Politkovskaja, che sono veri e propri schiaffi al torpore europeo e alla indifferenza generale, comoda ai governi democratici e senz’altro avvalorata da esigenze quanto meno economiche.

Ancora più “imbarazzo” creano le pagine, lette alla luce degli ultimi vent’anni di storia contemporanea, di “Per questo”. Un testo che raccoglie i più importanti lavori della giornalista e che purtroppo viene pubblicato postumo in tutto il mondo.

Bisogna essere disposti a sopportare molto, anche in termini di difficoltà economica, per amore della libertà. Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano.

Anna Politkovskaja

Un senso di estrema tristezza infligge il lettore, che amareggiato arriva all’ultima pagina del volume stordito, attanagliato dal dubbio e dalla completa estraneità ai fatti narrati (si è ciechi che arrancano nel mondo direbbe Saramago).

Siamo solo un mezzo, per lui. Un mezzo per rag­giungere il potere personale. Per questo dispone di noi come vuole. Può giocare con noi, se ne ha voglia. Può distruggerci, se lo desidera. Noi non siamo niente. Lui, finito dov’è per puro caso, è il dio e il re che dobbiamo temere e venerare

Anna Politkovskaja- La Russia di Putin

In “La Russia di Putin”, il suo più famoso e più letto in Italia e nel mondo, Anna Politkovskaja delinea un profilo dell’uomo e del politico che è Vladimir Putin andando così a definire in modo chiaro e lineare quello che è lo stato attuale della Russia contemporanea. Il quadro che emerge è tutt’altro che roseo.

Questo libro parla di un argomento che non è molto in voga in Occidente: parla di Putin senza toni ammirati

Anna Politkovskaja

Questo libro è però anche una serie di “appunti appassionati a margine della vita e come la si vive oggi in Russia” con una unico, grande quesito posto dalla giornalista ai suoi concittadini: che razza di popolo siamo noi russi?.

Tutto il lavoro di Anna Politkovskaja è dunque finalizzato ad un unico obiettivo: contrastare un male dileguante nel giornalismo corrente che banalizza semplificando eventi contemporanei invece complessi. Andare cioè ad indicare ai professionisti del settore “l’unico giornalismo possibile” e cioè, come lei stessa affermava: “un giornalismo «sanitario» teso a proclamare una verità che si imprime nella memoria anche grazie al vigore dello stile, al senso dello humour, all’alta percettività nello scandagliare l’anima di vincitori e vinti”.

Se ai giornalisti o futuri tali lascia un compito così arduo, al lettore, alla persona, alla Russia del 2022 e al mondo lascia un monito che continuerà a gridare per sempre attraverso i suoi scritti: “raccontate la verità ad ogni costo, battetevi per essa, ad ogni costo, siate cittadini democraticamente scomodi, ad ogni costo!”.

Per approfondire: Cecenia, Georgia, Siria, Ucraina… In 23 anni di “regno” Putin non ha mai smesso di fare la guerra; L’ultima voce libera si spegne: Novaja Gazeta proibita in Russia.

Da leggere insieme a “Diario Russo”: La Russia di Putin di Anna Politkovskaja

stefano-popolo

A title

Image Box text

STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

Ambasciator