Arte e cultura sacrificate dal nuovo dcpm

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“Ci hanno privati dell’arte”

Con il nuovo decreto, mandato in vigore dal Capo dello Stato, Giuseppe Conte, si dà il via ad una discesa economica per tanti settori. Le nuove norme fanno scaldare gli animi dei lavoratori, soprattutto dopo la paura di un altro lockdown, che ha fatto muovere città intere, scatenando il panico tra i cittadini. “Chiusura di teatri e cinema”. Questo è ciò che vedono gli artisti e tutti coloro che sono impegnati in questo settore, preoccuparsi, ma soprattutto adirarsi.

Il sindaco di Milano contrario alle norme sullo spettacolo 

A schierarsi dalla parte contraria sono gli assessori alla cultura, ma anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, il quale riporta questo messaggio sul suo profilo Facebook: “Ieri il Capo dello Stato ha richiamato a uno spirito di leale e fattiva collaborazione fra le Istituzioni della Repubblica”. E io così farò.
Ma non posso dire di condividere le norme del DPCM sullo spettacolo.

Messaggi su tutto il web: “il teatro, la danza, lo sport, sono vita.” Tutti difensori dell’arte

Evadere dalle attività quotidiane, liberarsi e ricavare benessere: questo offre qualche ora dedicata a ciò che più si ama. Non è solo fondamentale per la salute fisica, ma soprattutto quella psichica.

Questi luoghi che vedono muovere i primi passi di tanti bambini, li fanno crescere e li guardano diventare grandi. Luoghi che diventano il posto sicuro, una seconda casa.

Sono discipline in cui c’è necessità di costanza, volontà e sacrificio. 
Non sono sport, ma passioni che compongono la nostra essenza e che ci rendono unici. Sono le piccole cose che amiamo preservarci: la nostra arte.

Quanti di noi si dedicano ad un’arte? L’arte del corpo che fa bene alla mente e all’anima. 

Protestano in molti: “i dati dei contagi mostrano che sono tra i luoghi più sicuri”

Teatri e cinema mostrano che, da giugno ad ottobre, è stato registrato un solo contagio. Luoghi che hanno investito tanto, tra denaro, serietà e responsabilità, per far rispettare tutte le norme. Ci sono posti su cui non ci si può sedere, ciò comporta perdita di incassi, ma l’importante è non far morire l’arte.

Le scuole di danza, le palestre e qualsiasi centro sportivo, hanno adottato distanziamenti opportuni, alcuni hanno fornito strumenti per disinfettare dopo l’utilizzo degli attrezzi.

Ristorazione e bar: luoghi di svago e perdizione. Perché sacrificare la cultura?

Nessuno dovrebbe perderci in questa situazione; tutti sono in difficoltà, ma per l’arte c’è stata la peggiore sorte.

Cosa sarebbe una vita senza la cultura? Senza di essa, l’anima muore.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.