Artemisia Gentileschi, un esempio immortale di determinazione

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In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne è in uscita su piattaforme tra cui Prime Video e Chili il docufilm “Artemisia Gentileschi, pittrice guerriera”.

La pellicola, diretta da Jordan River e prodotta da Delta Star Pictures, vanta vari riconoscimenti mondiali come il “Premio Best Docudrama al Global Nonviolent Film Festival 2020, USA” , è inoltre in gara per il David di Donatello 2021.

Angela Curri è Artemisia Gentileschi, un’artista a molti ancora sconosciuta.

Chi era Artemisia Gentileschi

Nata a Roma nel 1593, primogenita di Orazio Gentileschi, esponente del caravaggismo romano.

Inizia a dar prova del suo talento nello studio del padre, esperienza assurda all’epoca; la pittura, come qualsiasi altra forma d’arte era appannaggio quasi esclusivamente maschile.

È del 1610 la tela ” Susanna e i vecchioni “, opera che le garantisce un posto nel mondo dell’Arte. È evidente il realismo del Caravaggio, spicca l’uso del colore rosso, ma anche l’influenza di Annibale Carracci.

Lo stupro

Date le grandi doti artistiche di Artemisia, il padre diede ad Agostino Tassi, suo collega, il compito di insegnare la prospettiva alla figlia.

Artemisia venne stuprata a 15 anni dallo stesso Tassi.

«Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi […] E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli […]Artemisia Gentileschi

Oltre la violenza la ragazza ebbe dallo stesso stupratore la proposta di matrimonio, riparatore ( in Italia è stato abolito solo nel 1981 ).

Ciò era comunque impossibile, Tassi era già sposato e fu in questo momento che Orazio Gentileschi sporse denuncia contro il collega, inviando una petizione a Papa Paolo V.

Artemisia affrontò due processi, legale e sociale. Per provare la sua verginità dovette subire molte e umilianti visite ginecologiche. Il suo corpo, oltre a quella del Tassi, venne messo alla mercé della plebe romana.

Ma chiedeva giustizia. Accettò di essere sottoposta alla sibilla, tortura riservata sopratutto agli artisti; con una corda si legavano i pollici fino a stritolare le falangi. Avrebbe potuto perdere le dita per sempre ma non ritirò la sua deposizione.

Tassi venne condannato ma non scontò la pena, anzi fu Artemisia a continuare a subire offese e ingiurie.

Cose da sapere su Artemisia Gentileschi

  1. Distrugge la tradizione, le protagoniste sono donne forti e virtuose: Giuditta che decapita Oloferne. A differenza della Giuditta del Caravaggio l’eroina della Gentileschi non ha paura, è un alter-ego della pittrice stessa che decapita con fermezza il Tassi-Oloferne.
  2. Fu la prima donna ad essere ammessa ad un Accademia d’Arte ( Firenze )
  3. Il suo essere donna ne penalizzò la fama, le sue opere vennero rivalutate solo nel XX secolo benché fosse stimata da molti suoi contemporanei , come Galileo Galilei e Michelangelo Buonarroti.

Artemisia, un’Eroina sine tempore.

Da sapere

Sono due gli esemplari di ” Giuditta che decapita Oloferne “, uno è conservato agli Uffizi e l’altro al Museo di Capodimonte di Napoli ( dove l’artista ha trascorso gli ultimi anni di vita ).

Photocredit: @Angelacurri_

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.