Atalanta in lutto: è morto il centrocampista Willy Braciano Ta Bi, aveva 21 anni

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Willy Braciano Ta Bi era stato protagonista nella Primavera, contribuendo a riportare lo scudetto a Bergamo

È morto stamattina in Costa d’Avorio Willy Braciano Ta Bi, aveva 21 anni ed era affetto da un male incurabile al fegato.
Il centrocampista che l’Atalanta aveva prelevato dal Mimosas in patria nella sessione invernale del calciomercato 2019 girandolo alla propria squadra Primavera allenata da Massimo Brambilla.

Nemmeno l’aiuto di alcuni membri della Federazione Ivoriana, che si erano attivati per raccogliere fondi e aiutarlo a sostenere le spese, è servito per aiutarlo.
Lì, nel suo Paese, ha trascorso gli ultimi giorni, vittima di un male incurabile ne ha spezzato la vita e la carriera.

La carriera

Tra le fila della ‘dea’ aveva dato un saggio delle proprie qualità disputando 9 match e segnando 3 gol con la Primavera (1 al Napoli, 2 all’Empoli). In semifinale del campionato di categoria contro il Toro partecipò alla battaglia durata 120 minuti e poi vinta ai calci di rigore dall’Atalanta.

In finale sollevò il trofeo assieme ai compagni di squadra grazie al successo (1-0) contro l’Inter. Ta Bi sembrava pronto a spiccare il volo, il trasferimento al Pescara in prestito poteva essere l’occasione per spostare i riflettori su di sé. Ma la sua esperienza in Abruzzo durò pochissimo, complici le condizioni di salute che sono andate aggravandosi col tempo.

Il cordoglio della Società

Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia Atalanta sono profondamente addolorati per la prematura scomparsa di Willy Braciano Ta Bi.
Un destino crudele ha interrotto troppo presto un sogno che era cominciato proprio con la maglia nerazzurra nel gennaio del 2019. Gli erano bastati pochi mesi per ritagliarsi un ruolo da protagonista nella Primavera e contribuire a riportare lo scudetto a Bergamo, ma soprattutto per lasciare un grande ricordo di sè“.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.