Una ripresa tra ripensamenti e prudenza?

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E’ finita l’estate, estote parati

Stabilità improbabile e futuro traballante. Sembra l’inizio di un film già visto e, forse, interrotto nel mezzo di rivendicazioni e esigenze di ripartenze economiche.

D’improvviso la pellicola sembra riavvolta e, quindi, ci apprestiamo a (ri)vivere e (ri)vedere qualcosa che ricordiamo benissimo.

Eppure l’estate è trascorsa tra assembramenti e lassismi, feste affollate e raduni cospicui.

Spiagge con bagnasciuga gremiti di lettini, bar assai frequentati, calche transumanti da un punto all’altro di movide. Distanziamento sociale assai approssimativo e dispositivi di protezione individuale abbastanza “allentati”.

Eppure i numeri, da altre parti non proprio lontane da noi, erano tutt’altro che rassicuranti; i rientri, da determinate località, preoccupavano e i vip facevano sfoggio di inopportuna sufficienza. Ai limiti della tracotanza.

E’ accaduto ovunque, senza alcuna distinzione.

Il contesto sembrava aver dimenticato in fretta e, inevitabilmente, la prudenza si è affievolita.

La presunta rinascita e l’attesa tradita

Non si potevano dimenticare le crisi dei settori e, quindi, non era possibile arginare l’evoluzione delle incoscienze. Era palpabile, in alcune circostanze, l’intimo auspicio di ciascuno: speriamo bene.

Tale auto-augurio, tuttavia, doveva essere supportato da comportamenti assai diversi e la resa dei conti si è, gradualmente, appalesata.

Però l’estate è passata, diverse le sinergie che, in qualche modo, si sono salvate.

Adesso il discorso cambia radicalmente, le ansie sono oltre l’uscio e i timori crescono. L’inizio dell’anno scolastico, da più parti annunciato in sicurezza e assoluto rispetto nelle norme anti pandemia, è, in più scuole, ancora in fase di studio. Ore ridotte a 50 minuti e, a seguire, a 40; ingressi differenziati e uscite scaglionate; tempo pieno in alto mare; incertezze sui trasporti; didattica a distanza spauracchio che aleggia; aule non sufficientemente spaziose per il rispetto delle distanze.

Per tacere del problema di tenere a bada i bambini, in età scolare, relegati nei banchi. Come voler guidare un’automobile, senza la possibilità di gestire i freni.

Il ritorno al passato

All’ordine del giorno ci sono preoccupazioni non secondarie; il “mostro” ha iniziato a preferire un’età media assai più bassa, cui colpire. Però l’attenzione è tutta sulla riapertura degli stadi al pubblico, sul contenimento del riverberarsi della pandemia, sulle certezze di non poter più incorrere in confinamenti.

Dunque la parola d’ordine è continuare. In sicurezza, ma continuare.

Diventa, comunque, difficile credere che non ci saranno problemi. Mascherine, qui da noi, nuovamente obbligatorie anche all’aperto mentre, in verità, il rispetto delle norme appare un tantino approssimativo.

Importante era portare a termine l’estate e, di conseguenza, esaurire la tornata elettorale già posticipata a maggio scorso.

Adesso che l’autunno è tra noi e l’inverno si profila all’orizzonte, i provvedimenti restrittivi ritornano a essere elemento primario.

Peccato che, gli stessi provvedimenti, fossero stati tramutati in parva materia, per esigenze di natura diversa dalla salvaguardia della salute pubblica.

Attendiamo l’evolversi della situazione, ma, francamente, gli inizi non sembrano incoraggianti.

Delle due, l’una; o le mascherine servivano già da diverse settimane oppure l’uso, imposto fino al prossimo 4 ottobre prossimo, è propedeutico a  ulteriori provvedimenti.

Staremo a vedere; di certo più di qualche ragionevole dubbio ci assale circa il recente passato. Servivano restrizioni? Abbiamo diminuito la guardia? Lo sapremo prossimamente.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.