Colazione da Audrey Hepburn: curiosità sulla famosa attrice

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Nel trentennale della morte di Audrey Hepburn, diverse sono la curiosità legate alla sua personalità e forma fisica che l’hanno resa un’icona intramontabile

Diventata famosa in America grazie all’indimenticabile film Vacanze Romane (1953) e vincendo anche l’Oscar come migliore attrice protagonista, da quel momento la carriera di Audrey Hepburn fu solo in ascesa.

La sua carriera arrivò all’apice con il film del 1961 Colazione da Tiffany, perché da quel momento fu considerata anche un’icona di eleganza e raffinatezza. Sono diverse le curiosità legate alla personalità e alla fisicità di questa bellissima donna, morta purtroppo a soli 63 anni a causa di un cancro al colon.

Un pugno di ferro in un guanto di velluto

A dispetto della sua immagine elegante e delicata, Audrey Hepburn aveva un carattere molto forte e rigoroso. Non a caso, il figlio Sean Ferrer , la definì “un pugno di ferro in un guanto di velluto”. Il velluto era rappresentato dalla sua classe innata, segno inconfondibile di tutti i film dei quali è stata indimenticabile protagonista, mentre il ferro rappresentava la forza e durezza del suo carattere , forgiato negli anni più difficili della sua vita.

Innanzitutto, quando Audrey aveva soli 6 anni (1953) i coniugi Hepburn divorziarono, e il padre abbandonò la famiglia per trasferirsi in Inghilterra. Come racconterà l’attrice: “L’abbandono di mio padre mi ha resa insicura a vita”. Dopo quell’avvenimento anche la madre divenne distaccata e poco affettuosa.

In secondo luogo, gli anni della sua adolescenza coincisero con quelli dell’occupazione nazista, durante la quale molte persone, tra cui suo zio, furono caricate sui vagoni e portati nei campi di concentramento.

Audrey non fu però solo spettatrice “passiva” di quella sofferenza, ma anche protagonista attiva e coraggiosa. Era stata istruita infatti a portare nelle scarpe messaggi segreti a uomini impegnati nella Resistenza, rischiando la vita ogni giorno.

Il perché dell’esile forma fisica

Un’altra curiosità su Audrey Hepburn, è legata alla sua silhouette, diventata famosa anche per aver ispirato quella della principessa Aurora nel cartone Disney : La bella addormentata.

La bellezza sottile dell’attrice fece molto discutere, perché si pensava che soffrisse di disturbi alimentari. Ma a svelare il segreto della sua magrezza, fu il figlio Luca Dotti nel libro dal titolo Audrey at Home: Memories of My Mother’s Kitchen.

La realtà è che negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, numerosi civili, per non essere uccisi, si rifugiarono nelle cantine. La Hepburn stessa, ormai 15enne, visse con la famiglia e circa 200 profughi in un vecchio cascinale di campagna per diversi giorni , dove a regnare erano il freddo e la fame. Si ammalò di epatite e fu costretta a cibarsi per un mese intero solamente di indivia e, durante la primavera, di bulbi di tulipani raccolti nei prati.

Il figlio scrive:

Dai 9 ai 16 anni, durante la Seconda Guerra mondiale, era davvero molto malnutrita. Nel momento in cui avrebbe avuto bisogno di mangiare di più, non c’era abbastanza cibo. […] Quando i Nazisti chiusero le frontiere con l’Olanda nel 1944, fu definito l’Inverno della Fame e mia mamma non aveva abbastanza da mangiare. Fu quello il punto in cui il suo corpo rischiò di crollare.

Quando l’Olanda venne liberata dai nazisti, Audrey Hepburn aveva 16 anni, era alta un metro e 76 e pesava appena 40 chili e per il resto della sua vita soffrì di anemia e pur mangiando, ebbe sempre difficoltà a mettere peso.

Ambasciatrice Unicef anche durante la sua malattia

Proprio per le sofferenze vissute durante l’infanzia e l’adolescenza, nonostante il successo, Audrey Hepburn non dimenticò mai da dove era partita.

Mise la sua bontà d’animo e il suo tempo, a servizio dei più bisognosi con diversi viaggi in Somalia, Kenya, Regno Unito, Svizzera, Francia e Stati Uniti. Fu infatti nominata ambasciatrice speciale dell’UNICEF, il 9 marzo 1988.

Non si fermò neanche durante la malattia, tra debolezze e affaticamenti:

Certo, ho paura di morire, ma mi spaventa di più quello che accadrà a quei poveri bambini. Prego Dio perché cessino presto le sofferenze, ma temo che resti ancora tanto da fare

Audrey Hepburn

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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