Basket, che passione!

Basket, che passione!

La rinascita di un sogno chiamata Serie A. Il basket a Napoli è un’altra storia

Nell’articolo in cui ho parlato di Maradona vi ho detto che non avrei scritto di calcio data la presenza di colleghi più competenti. Si parlava, però, di calcio. Qui, invece, mi permetto di entrare, come si suol dire, nella scazzetta dato l’argomento. Il Basket.

Da bambino ho provato a giocare a calcio, mi piaceva guardarlo ma purtroppo i piedi erano e son rimasti quadrati. Per caso e grazie ad un colpo di fortuna, mi avvicinai al basket cosa che mi cambiò la vita. Sognavo la Serie A, l’Eurolega e, la più famosa di tutte le leghe al mondo, l’NBA. Guardavo Jordan e sognavo di indossare la stessa casacca dei Bulls (spoiler, non ci sono riuscito).

Dico Jordan per citare il più forte di tutti i tempi, o semplicemente il più famoso (io son per la prima e su questo non c’è dibattito) e restavo estasiato ad ogni giocata che facesse. Arrivò poi il tempo del Black Mamba, Kobe Bryant (ho pianto quella sera fuori al bar quando Sky diede la notizia della sua morte) vissuto con più consapevolezza. Poesia in movimento. Ho continuato a seguirlo abbandonando, però, il sogno di diventar grande.

Ritorniamo a noi.

Domenica mattina, sveglia, colazione, si passa a prendere una coppia di amici e ci si reca al Palabarbuto per Napoli – Reggio Emilia. Non sto a raccontarvi della partita, purtroppo persa dai nostri ragazzi per 87 – 89, con l’ultimo minuto e mezzo in cui ho trattenuto il respiro fino all’ultimo secondo. Peccato, ma lo sport è questo. Se sì da tutto ed alla fine si perde, l’avversario è stato più forte. Quinto tempo, abbraccio fra i giocatori, applausi sotto la curva che continuava a cantare ed inneggiare i propri beniamini. Tutto stupendo.

Ora, qual è il punto di questa storia? Il calcio è lo sport più famoso al mondo e, fortunatamente, la Società Sportiva Calcio Napoli ci ha dato lo scorso anno la soddisfazione di poter alzare lo scudetto, il numero tre, dopo aver dominato tutto il campionato. Il Basket purtroppo no. Non ancora per lo meno. Ma stiamo parlando di un’altra storia, anche se non troppo diversa. Dopo la morte la resurrezione fino alla gloria. Perché non potrebbe succedere anche qui?

Un po’ di storia del basket partenopeo

Anno 2012, ottobre, il Giudice Sportivo emette la sentenza del fallimento della vecchia società, i giocatori svincolati e si cala il sipario su una realtà che non è mai troppo decollata nella nostra città, nonostante avesse comunque il suo seguito. Caserta, per esempio, è sempre stata centrata sul Basket e fin dalle giovanili le differenze erano palesi.

Anno 2016, grazie all’imprenditore Ciro Ruggiero, la squadra rinasce con il nome di Cuore Napoli Basket.

Anno 2018, la società passa in mano a tre imprenditori napoletani. Michele Amoroso, Federico Grassi e Francesco Tavassi. Nasce la Napoli Basket che, nel giugno del 2021, dopo 13 anni, riesce a riportare Napoli in serie A. Dopo 13 anni si risveglia la passione, mai totalmente addormentata, per questo fantastico sport.

Forza ragazzi!

Il palazzetto ad ogni partita è pieno, i biglietti vanno a ruba, la curva degli Ultras è fantastica e la squadra sta andando bene.

Il calore, letterario e figurato, del Palabarbuto ti fa sentire come fossi in campo, il tuonare delle scarpe di tutto uno stadio per incitare i ragazzi e, diciamocelo, infastidire gli avversari, i cori, l’abbraccio con quello di fianco che mai hai visto in vita tua e che probabilmente mai più vedrai ad ogni punto fatto, lo sguardo di rabbia e delusione per ogni canestro subito. Le molestie agli arbitri. Povere le loro madri, se ne sentono dire di ogni…

A differenza del calcio che ha i suoi momenti morti, nel basket si hanno 10 secondi per superare la propria metà campo ed altri 14 per finire l’azione. 24 secondi in cui con i tuoi schemi e le tue idee devi superare l’avversario. Di continuo, avanti ed indietro. Non c’è un attimo di respiro. Un po’ come la vita frenetica di oggi. Magari siete dei grandi cestisti e non lo sapete.

Curiosità. Come si chiama la squadra? GeVi Napoli. Generazione Vincente. Una rinascita, una speranza. Oddio, anche il Main Sponsor eh, ma mai nome fu più giusto per un team rinato dalle ceneri di gestioni fallimentari passate.

Piccolo cambiamento

Solitamente scrivo di musica, ho chiesto di poter cambiare stavolta e di andare sullo sport per un motivo. Il basket mi ha salvato, così come la stessa musica, dalla solitudine, dal sentirmi diverso, dal non sentirmi all’altezza di chi pretendeva da un bambino di sei anni impegno e dedizione verso una cosa per la quale non era portato.

Cambiando sport son rinato. Ascoltando la mia musica son rinato. I bambini nella loro sincerità sanno farsi del male. Troppo di frequente vedo ragazzini costretti a fare calcio per seguire una strada non loro, portando il peso di un sogno mancato, spesso quello di un genitore. Stesso discorso vale per le bambine. Fai danza! Fai ginnastica ritmica! E se volesse fare calcio? O basket? O rugby? La risposta che ancora oggi per la maggiore viene data, nel 2023, è una e non la dirò qui per un semplice motivo, provo a parlare di speranze e sogni da realizzare, di vie alternative per uscire dalla miseria, di nuove (vecchie) visioni per non percorrere strade sporche e pericolose e non di come dare nuove idee a cretini che di idee non ne hanno. E ce ne sono eh!

Scrollando Instagram non c’è una volta in cui, quando gioca la GeVi, non veda una storia di qualche amico o di qualche amica lì al palazzetto. Purtroppo, per lavoro, non riesco quasi mai ad essere presente ma credetemi quando vi dico che anche senza conoscere le regole, anche senza conoscere il nome di un cestista, anche se non sapete com’è fatta una palla a spicchi, dovete assolutamente provare questa esperienza. Ve ne innamorerete.

L’alternativa domenicale, spesso, è l’Ikea od il Campania, (grande idea quella di andarci durante la domenica dei saldi, eh amici cari!?), oddio anche una pennichella dopo il ragù non è male come idea, ma proviamo ad attivarci.

Gli orari dei match coincidono con la visione anche del Napoli calcio e quindi perché supportare solo una squadra quando si può fare di più? Perché non portare la propria compagna, il proprio compagno, i propri figli o qualsiasi altra persona a vedere qualcosa di nuovo? Sapete se un film vi piacerà prima di averlo visto? È a stessa cosa! Nel caso, parlo a chi ne ha fin sopra i capelli, qualcuno dovesse annoiarsi (ma non accadrà), date la colpa a me. “Me l’ha suggerito Antonio“. Vi do il permesso.

Piccolo consiglio. Se qualcuno di voi, come me, soffre di acufeni, comprate dei tappi per le orecchie, mi ringrazierete. Tranquilli, la prima consulenza è gratuita, se volete due euro alla segretaria.

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