Basta una canzone per sentirsi vicini a Napoli

Canzone

A volte serve il tocco di una poesia che diventa musica a non far sentire troppo lontano chi non vive più in città

Delle volte mi sembra di scrivere lettere ad amici per quanto, molto spesso, parlo di situazioni accadutemi in prima persona. Una sorta di diario. Sapete che vi dico? Continuiamo su questa scia, stavolta però, a differenza di altre storie più singolari, vorrei parlare di qualcosa che molti di noi viviamo. Di cosa si parla? Emigrazione.

In passato ho vissuto a Bari, Milano, Torino, Catanzaro. Un girovago. Alla fine sono tornato a casa.
Per diversi motivi, personali e lavorativi, ma ricordo ogni volta che prendevo questo o quel treno (l’aereo dimenticatevelo, per me l’uomo non è fatto per volare) il senso di attanagliamento che mi stringeva il petto e la forza che impiegavo per non piangere in pubblico. Quanta energia sprecata solo per sembrare un alfa.

Cosa c’entra questo con la musica? Molto. Sapete quante canzoni esistono che parlano proprio di questo tema? Quanti cantanti hanno scritto di quello che si prova a lasciare la propria città? Nu ‘cuofn, come si suole dire.

Quella che, in generale, viene considerata la portabandiera è “A cartulin ‘e Napule”. Attenzione, stiamo parlando di una canzone del 1927!

Come nasce una canzone d’amore?

Raccontiamola un po’ questa storia, che è interessante, partendo dalla citazione di un uomo di sport, Josè Mourinho, il quale, possa piacere o meno, è persona di grande cultura.

“Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio”.

Proviamo adesso a traslare questa idea a qualsiasi altra forma di sapienza si possa avere, musica compresa, e capiamone il contesto. Ascoltare una canzone, capirla, significa conoscere anche quando quella canzone è stata scritta, il periodo storico, le funzioni sociali che ha avuto, l’influenza del periodo storico e se si rispecchiava o, diversamente, lo condannava.

Ritorniamo a noi, la musica e le sue storie

“’A cartulin ‘e Napule, scritta da Pasquale Buongiovanni e musicata da Giuseppe De Luca, due napoletani emigrati nel 1918 negli U.S.A., New York per la precisione, nacque come poesia, come quella dedicata alla finestrella di Marechiaro ed alla famosa ‘Carulina, dopo che lo stesso Buongiovanni ricevette una cartolina da parte della madre. Una cartolina semplice che rappresentava Napoli. Stop. Il belvedere, il Vesuvio, Capri e Procida, il lungomare di Mergellina ed, in lontananza, Sorrento.

Il dolore della separazione dalla propria terra e dalla propria madre. Gli affetti strappati via. Una canzone d’amore dedicata a Napoli. Un amore, forse, troppo lontano.

Accadeva in quegli anni, la guerra ed i suoi strascichi, la povertà e la mancanza di lavoro portarono tante persone, non solo napoletane (magari qualche milanese era legato a “O mia bella Madunina”, ogni munn è paes!) a cercare una nuova vita. Tenete presente la citazione di prima, quella di Josè. 1918 dicevamo, firma dell’Armistizio di Compiègne, nel vagone di un treno in una landa lontana della Francia. Fine del primo conflitto mondiale. Immaginate lo stato d’animo di chi, per via delle terribili condizioni imposte dalla Germania, si è visto costretto a scappare dal posto che amava, in cui è nato e cresciuto. Empatia.

L’ho fatto di nuovo, scusate. La canzone Antonio! La canzone!

Il primo interprete fu Mario Gioia in un teatro di New York, ma il componimento è indissolubilmente legato alla magnifica interpretazione di Gilda Mignonette, pseudonimo di Griselda Andreatini, napoletana DOC, colei che è stata definita la Regina degli emigranti. Un’interpretazione che lascia l’anima a pezzi per chi ha provato la lontananza dalla terra natia.

Non voglio alimentare uno stereotipo ma probabilmente è vero che il napoletano ha un legame speciale con la propria città più di chiunque altro. Poi ci sono le eccezioni, quelli che andando via la denigrano. Di quelli non parliamo, scusate ma la nonna diceva “Quando non hai nulla di buono da dire, meglio star zitti”. Grazie per gli insegnamenti nonna cara!

Gilda, dopo varie tournee estere, si traferì definitivamente negli Stati Uniti dove divenne la più famosa cantante italiana. Paradossalmente fu questo a farla diventare, successivamente, importante anche in Italia. Oltre ad essere una cantante è stata una sciantosa, ma parlare di chi fossero le sciantose ci porterebbe troppo fuori strada, ne scriveremo un’altra volta.

Napule, aggio scritto pe’ tte chesta canzona
e p’ ‘o ricordo ‘e mammema
aggio chiagnuto llacreme ‘e passione.

Ed infine:

E soffro mille spaseme,
‘Ncore tengo ‘na spina
Quanno cunfronto ‘America
Cu chesta cartulina.

Un inno alla bellezza della città, un grido di sofferenza, una canzone da ascoltare immedesimandosi

Perché ho cominciato il pezzo dicendo che questo fosse un argomento a cui son particolarmente legato? Ho due fratelli, uno abita con me, l’altro, ‘o piccirill ra casa, è in Germania da due anni. Tornerà questo fine settimana e potrò rivederlo dopo più di un anno. Attenzione, non sto paragonando le cose, non sto paragonando la sofferenza della costrizione alla scelta personale di un giovane uomo, ma la lontananza è la lontananza. Quanti di voi hanno un parente, un amore, un affetto, lontano?

Vorrei concludere con un piccolo stralcio di una canzone di Clementino, anche lui emigrante per inseguire un sogno, proprio come mio fratello, con la sua “Quando sono lontano”:

Io che sto qui a guardare il mondo da più sfumature, lontano da mamma e papà dove sono le cure?
Circondato dal disordine, scappato come rondine, se guardo il mare fra’ mi sento un vortice.
E quann stong luntan, ricordo qualche anno fa
Guagliun miez a na via, na luce ind’a sta città
E mo ca song emigrante, e voglio o ciel a’guardà
Penso ca’ si stat a primma, tu si tutt a vita mia.

Il legame indissolubile con la città. Sei stata la prima, sei tutta la mia vita

Le distanze esistono ma ad oggi, fortunatamente, si possono limare, almeno più facilmente rispetto agli inizi del ‘900, e quindi nulla. Mi son perso. Prendete quello smartphone che avete sempre tra le mani e fate sentire la vicinanza con un messaggio, una videochiamata, prendete un treno (se andate in aereo meglio, arriverete prima) e fate una sorpresa. Qualsiasi cosa.

Se ci pensate, a noi che siamo rimasti qui mancano loro, a loro manchiamo noi e Napoli…

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