Basta violenza! “Na man’ apperon e aizamm o cummò”

basta violenza

Il rumore del ricordo delle vittime di violenza dovrà risuonare anche dopo il 25 novembre

Gioie e turmiente, simme femmene, ‘o sapimme s”e ‘pporta ‘ o tiempo, n’zzieme ‘a ‘ggente ca po’ trase dinto ‘e vite nostre e porta scumpiglio. Simme figlie ‘E chesta immensa e senza speranza fatalità. Stelle cadute, ‘ndo ciardino d”e cientomila cose perdute. Zitte e mute. Nun te scurdà ca però nuje ‘nguorpo tenimme ‘a luce ca nun se stuta. Si po’ cerchi, dinto a stu scuro ce può truvà. E stamme sempe ca, cu ll’anema c’aspetta ancora, cu ‘a voglia forte e ce salvà quanno stu munno po’ ce vo arraggiate ‘e sole. Puortace ‘e rose e l’impegno ca vo’ dicere tuttecose.

Sono i versi della canzone “Femmene” di Tommaso Primo, cantautore napoletano tra le proposte più degne del panorama musicale degli ultimi anni.

Giulia Cecchettin

Questa canzone, bellissima, in questi ultimi giorni però risuona in testa come un martello pneumatico. Ogni parola prende un significato diverso, quasi come uno schiaffo in faccia. Una coltellata. Come quelle ricevute da Giulia Cecchettin. Tormento, scompiglio, fatalità, buio, solitudine, voglia di salvarsi. Queste parole non sono fini a loro stesse. Non sono semplici versi di una delle tante canzoni dedicate alle donne. Sono promesse mancate. Sono aspettative tradite. Sono certezze bruciate. Quante parole sono state dette in questi giorni.. quanta forza e quanta indignazione abbiamo visto scorrere sui nostri schermi, quanta voglia di cambiamento che anche stavolta non durerà più di qualche giorno. Ma allora, alla fine, cche parlamm a fa?

“Fare rumore”, per dire basta alla violenza sulle donne

Martedì a Napoli, una delegazione di donne si è mossa per seguire l’appello della sorella di Giulia a fare “rumore”. Un sit-in dell’Unione Donne in Italia, che a Largo Berlinguer hanno fatto squillare i loro campanelli per chiedere giustizia. Anche sabato, subito dopo aver appreso la notizia della morte della ragazza, Napoli non è mancata all’appello ed è stata la prima a scendere in strada.

In Piazza del Gesù si sono così riuniti spontaneamente centinaia di giovani, studenti, lavoratori, genitori, chiunque. Si sono seduti in cerchio, intorno a dalle candele e a degli striscioni, per ricordare Giulia. Venerdì una fiaccolata ha attraversato le strade della città. Addirittura Elodie, durante il suo concerto al Palapartenope, ha interrotto la musica per ricordare questa ennesima vittima di femminicidio.

Napoli, una città di luci e ombre

Eppure, quanto è strano sentir parlare di diritti delle donne proprio a Napoli, una città che è fatta anche di contesti dove quei diritti non ci sono mai stati. Certo è facile fermarsi alla città bella, allegra e ospitante. Ma quante sono le donne che hanno subito, e subiscono ancora, gli effetti di un patriarcato giustificato dal “si è sempre fatto così?”. Donne votate completamente ad essere mogli e madri perfette. Tenere in perfetto ordine la casa, crescere i figli, fare la spesa, lavare, stirare, cucinare. E magari tramandare queste stesse abitudini alle “figlie femmine” non appena queste iniziano a crescere.

E allora il figlio maschio? Core e’ mammà. Come il padre, va accudito, venerato, servito dalle donne della casa. Voi dite che tutto questo è follia? È passato? Purtroppo no. Questo è quello che succede ancora troppo spesso, non lontano da noi. E non c’è bisogno necessariamente di quartieri della città famosi per la malavita. Qui la delinquenza non c’entra niente, al massimo può diventare una conseguenza di quel totale disimpegno e disinteresse nella vita quotidiana. E di esempi ce ne sarebbero ancora tantissimi.

E allora smettiamola di dire che ci dispiace per Giulia. Smettiamola con le lacrime di coccodrillo quando il primo NO a noi stesse lo diciamo noi. Svegliamoci. Facciamolo per noi stesse, ma soprattutto per le nostre figlie. Quando nei nostri vicoli ci sono ancora frotte di ragazzine che esaltano il “malessere“, gelosia morbosa e schiaffo pronto, che “fa così perché ci tiene assai“.

Insegniamogli che l’amore è amore quando ci si rispetta. Che l’amore è amore quando nessuno prevarica sull’altro. Che la gelosia non significa che ti vuole bene, ma vuol dire soltanto che ti vede come un oggetto di sua proprietà.

Aiutateci a smettere di essere solo vittime, e portiamo insieme, tutti insieme al di là del genere in cui ci si identifica, il peso di questo mondo. Na man’ apperon e aizamm o cummò… Urliamo. Facciamo rumore come ha chiesto Elena. Per Giulia Cecchettin, per Giulia Tramontano, per tutte le donne che sono rimaste vittime di una società che non funziona! Chiediamo tutela, chiediamo leggi, chiediamo i diritti che ci spettano.

Napoli è femmena!

E cosa c’entra tutto questo con Napoli? Non è tanto difficile. Napoli è l’ennesima vittima di quegli stessi abusi. È un’altra donna da aggiungere alla lista delle martiri che per amore, alla fine, vengono fatte fuori. Napoli è femmena, Napoli è mamma, Napoli è perseguitata e maltrattata da chi dice di amarla. Quindi non c’è soluzione? Quella c’è sempre.

Denunciamo. Denunciamo chi maltratta una donna, denunciamo chi fa del male alla nostra città, denunciamo chi non porta rispetto. Ma non lo facciamo solo a novembre quando ci ricordiamo, grazie alla pubblicità, della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Facciamo che il 25 novembre sia ogni giorno. E che anche questa non diventi una frase fatta.

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