Batman Begins: capitolo 1, Ego

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Nel 2005 nelle sale viene proiettata una pellicola destinata a rivoluzionare l’idea del blockbuster supereroistico

Batman Begins è un film epocale. Sembrerà un inciso un po’ supponente, e magari lo è, ma la realtà della storia cinematografica è questa. Perché prima del primo film della meravigliosa trilogia di Nolan, gli unici cinefumetti entrati nei cuori dei fan erano: il primo Batman di Burton, gli X-men di Singer e la trilogia di Sam Raimi su Spiderman.

Il film di Nolan ha fondato un canone vero e proprio. Ed è un fatto incredibile che, come tutti i fatti incredibili, è destinato ad avere dei pregi, ma inevitabilmente anche dei difetti. Dopo Begins il cinema si è spostato verso una direzione unilaterale secondo cui “Per far bene, bisogna ricreare le atmosfere nolaniane”, con alterni successi, va da sé.

Batman Begins, 2005

Chi vi scrive, nel 2005, odiava questo film. Da bambino quale ero, non riuscivo ad entrare nel mood emotivo, tematico e tonale di questo film. Mi chiedevo: ma dov’è Batman? Perché Bruce Wayne è tutto zozzo e sporco, in una landa desolata, chissà dove nel mondo? Perché passa dall’essere a Gotham ad una prigione?

Ed è qui il primo grande atto di coraggio di Christopher Nolan: parlare di Batman, quello stesso personaggio scomparso dai cinema dopo Batman e Robin, senza parlare di Batman. Perché il Cavaliere Oscuro, interpretato dal giovane Christian Bale, appare per la prima volta on screen al minuto 59.

Ma andiamo per gradi. Oltre al già citato Bale, abbiamo un cast eccezionale: Alfred Pennyworth è interpretato da un superbo Michael Caine; Gary Oldman è il Commissario Gordon; Lucius Fox viene portato sul grande schermo da un Morgan Freeman sugli scudi; tra i villain figurano Cilian Murphy come Spaventapasseri e Liam Neeson nelle vesti di Ras’ Al Ghul. Hanno ruoli secondari, ma importanti, anche Rutger Hauer e Ken Watanabe.

Questo cast stellare si distende in una struttura narrativa molto ambiziosa per l’epoca: l’utilizzo del flashback per narrare le origini del crociato incappucciato. Ma prima di andare nello specifico, ciò che immediatamente salta all’occhio è il nuovo approccio alla trasposizione cinematografica dei comics: non gotica come in Burton, né camp come in Schumacher, ma verosimile, se non addirittura realistica.

Tutto ciò che Bruce Wayne fa come vigilante ha una patina di verosimiglianza. Dalla creazione della bat-suit, all’ottenimento dei gadget, agli allenamenti e finanche alla costruzione dei nemici e delle loro armi. E il tutto Nolan lo fa con una profonda devozione alla fedeltà libresca dei fumetti: inevitabile non leggere in interlinea “Batman: Anno uno” di Frank Miller.

E, sempre nel comparto tecnico, ci sono delle grandiosi scenografie. Le ambientazioni in Cina, il castello di Ras’ sulla rupe in Tibet, la lotta tra i ghiacci nell’addestramento… Tutte eccezionali! Come la realizzazione di Gotham: è Chicago, ma con le Narrows realizzate in una buona CGI. Una città realistica, anche in conseguenza dell’11 settembre: Bats doveva poter essere ovunque.

Da ricordare la colonna sonora di Hans Zimmer e James Newton Howard – ed è proprio quest’ultimo ad incidere i temi musicali che accompagneranno tutta la trilogia. E, finalmente, dopo quattro film sul pipistrello di Gotham, abbiamo una trama, un intreccio, una risoluzione.

Il focus è tutto su Bruce Wayne piuttosto che su Batman, o meglio, sulla trasformazione di Bruce nel Crociato Incappucciato, concentrandosi sull’introspezione del personaggio, dando una retrospettiva su come l’orfano traumatizzato diventi un vigilante ineluttabile.

Ma, nonostante questa centralità assoluta, i villain sono straordinariamente propedeutici per il percorso di Bruce e la distensione del film, seppur non propriamente approfonditi. Grazie ai villain conosciamo un percorso sconosciuto – a livello cinematografico – di Bruce, ovvero, quello che succede dalla morte dei genitori alla prima volta che indossa il mantello.

Da Carmine Falcone che lo avvia nella sua crociata, sottolineando l’alienazione di Bruce da un mondo che non gli appartiene – quello criminale. Passando per lo Spaventapasseri, che rappresenta la paura. Paura che è la debolezza di Bruce, e la forza di Batman. E, infine, in Ras’ Al Ghul che è chi lo consacra alla sua missione. Perché, come detto, è un film sulla trasformazione in Batman.

E allora diventa evidente anche il luogo tematico che permea il primo film della trilogia. Potremmo definirlo “Capitolo 1: Ego”. Il tema dell’introduzione dell’irrazionale – un tizio vestito da pipistrello – in un mondo di razionalità, e dell’accettazione della missione da parte di Bruce, questo riconoscimento dell’Io dissennato del protagonista che sconvolge un equilibrio razionale.

E non a caso, nel secondo capitolo arriva la sua nemesi, meravigliosamente anticipata con una carta del joker consegnata da Jim Gordon. Ma in Begins, Bruce Wayne compie un arco conoscitivo di sé e di crescita del personaggio: dall’adolescente arrabbiato con il mondo all’eccentrica maschera da playboy miliardario.

Perché sì, Bruce Wayne che compra gli hotel con delle supermodelle accanto, è la maschera di ciò che dovrebbe essere quel bambino che vede morire i suoi genitori in un vico. Dovrebbe, ma non è. Perché la paura, il dolore, il trauma lo hanno consegnato ad una missione. Una missione assurda, irrazionale che accetta e ad essa si destina, diventandone agente e rinunciando a se stesso.

Ma è un film che ha qualche punto debole. Il caso di Katie Holmes, che interpreta Rachel Dawes, non propriamente convincente. E, dopo tanti re-watch, forse anche la struttura del flashback a chiamata forse non ha retto il peso del tempo. Ma mi rendo conto che sono inezie, come inezie sono le ellissi narrative tipiche di Christopher Nolan.

L’importanza del film

Sembra che il film in arrivo di Matt Reeves abbia l’intenzione di riprendere questi toni più cupi e realistici offerti da Nolan, creando forse un universo narrativo simile. L’impatto di questo film non è stato debordante come il secondo capitolo ma, grazie ad una seconda vita in home-video, ha portato la WB a produrre il seguito The dark knight.

Quindi, l’importanza storica e artistica è rilevante, e può considerarsi senza dubbio il miglior film di origini di un supereroe. E ora, Hans Zimmer nelle orecchie, in attesa del prossimo appuntamento!

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