Batman, Il Cavaliere Oscuro: capitolo 2, nemesis

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Sempre più imminente il lancio di The Batman di Matt Reeves e continua la rilettura di chi lo ha preceduto: The Dark Knight di Christopher Nolan

Batman Begins, Il Cavaliere Oscuro, Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno: questa trilogia fa venire la pelle d’oca ad ogni cinefilo che si rispetti, e manda in brodo di giuggiole ogni fan del pipistrello di Gotham. E se questa trilogia è passata alla storia, lo deve soprattutto al suo secondo capitolo: The Dark Knight.

Nel 2008 – grazie alle esperienze di Raimi con Spiderman, di Singer con gli X-Men e con Nolan in Batman Begins – il pubblico era pronto ad accogliere il cinefumetto come un mezzo per parlare anche di altre tematiche, ben più serie delle gesta di alcuni tizi in costume.

E proprio il primo capitolo della trilogia nolaniana, ebbe due vite: una in sala, non esaltante, neppure da buttare, con $371,8 milioni di incassi, e un’altra nell’edizione home video. Iniziò quel passaparola benefico che ogni film spera di ottenere. L’entusiasmo portò la WB a proseguire con il franchise di Nolan.

Il cavaliere oscuro, 2008

E siamo nel 2008. Un anno incredibile per il cinefumetto: The Dark Knight e Iron Man sono due pellicole che, a modo loro, hanno indirizzato il successivo modo di pensare del mondo del cinema. La pellicola di Nolan però era quella più attesa.

Come detto, i fan non vedevano l’ora di un seguito di Begins, il finale del primo apriva ad un sequel e già rimbalzava un toto-nomi su chi avrebbe potuto interpretare Joker: un plebiscito chiedeva a gran voce Johnny Depp, ma il ruolo andò – con molte ilarità! – a Heath Ledger.

Heath Ledger fino a quel momento si era fatto notare con diverse buone interpretazioni, ma senza dubbio era noto al grande pubblico per Brokeback Mountain. In una realtà diversa da quella odierna, i social grondavano di stucchevole ilarità per un volto del Joker accostato ad un personaggio di un altro film omosessuale. Ma sono state critiche invecchiate malissimo.

Perché poi c’è stata la tragedia che ha colpito l’attore. Nel gennaio del 2008 viene rinvenuto il suo corpo senza vita nell’appartamento in cui viveva. Le leggende che al tempo dilagavano tra i fan erano tra le più becere, e avevano a che fare con una presunta eccessiva immedesimazione nel personaggio interpretato. Baggianate.

Viscido dirlo, ma l’impatto mediatico della morte di Ledger suscitò l’interesse intorno al film. E per la qualità espressa, ovviamente, non ne avrebbe avuto bisogno. Ma così è in una società che già all’epoca iniziava ad essere fortemente mediatizzata.

E siamo al film. Ritroviamo il cast che avevamo lasciato, ad eccezione di un cambio tra Katie Holmes e Maggie Gyllenhaal nel ruolo di Rachel Dawes – e l’aggiunta di Aaron Eckhart nei panni di Harvey Dent. Si riprende da dove Nolan aveva interrotto: da Joker che inizia ad essere un problema per Gotham.

Probabilmente, il film beneficia di una delle migliori sequenze d’apertura della storia del cinema. La sequenza di Joker che rapina la banca ci consegna immediatamente un personaggio troppo interessante per non potersi calare velocemente nella narrazione…

Narrazione che è incalzante, avvincente, frenetica. Un cinefumetto che è anche un po’ un thriller, un po’ uno spy-movie, un po’ horror – ma che ci presenta un crudo affresco degli Stati Uniti d’America: uno stato intimorito, che si riconosce in un gigante come Golia, ma che ha tremato di fronte a un piccolo Davide. L’eco dell’11 Settembre amplificato.

Come amplificata è la sfida che Joker propone a Batman e, più in generale, alla società tutta in quanto tale. L’interpretazione di Ledger rende il personaggio iconico dal primo momento: dal vezzo di leccarsi le labbra all’andatura claudicante, fino alle storie dell’origine delle cicatrici a cui lo spettatore crede ogni singola volta.

Un’illusionista prestato al cinema. Perché tutti credono a Joker. Tutti credono al fatto che possa tenere in scacco una città, che possa sconfiggere Batman, che possa dimostrare al mondo intero tutte le ipocrisie che lo muovono.

Ed è “Capitolo 2, Nemesi” proprio per questo motivo. Avevamo lasciato Bruce Wayne per accogliere Batman quando il miliardario aveva accettato la sua missione, si era convinto della sua importanza, aveva accolto la sua follia celandola dietro un velo di razionalità.

E Joker, da chirurgo della psiche, coglie questa debolezza, coglie questa insensatezza, questa ilarità e la usa contro la sua nemesi: lampante nell’iconica scena dell’interrogatorio, sottile quando non vuole conoscere l’identità del vigilante (perché per lui è Batman!), pungente quando decostruisce Harvey Dent.

Batman d’altronde sta riflettendo su cosa fare dopo il mantello. E costruisce una triade con Dent e Gordon per sconfiggere la criminalità di Gotham. E il Joker colpisce il punto di forza del trio: il simbolo della legge e dell’equilibrio, della razionalità. Colpisce Dent che diventa Due Facce.

Vuole vedere il mondo bruciare, sintetizza puntualmente Alfred. E vuole che a gustarsi lo spettacolo insieme a lui ci sia Batman. Ed è quanto di più fedele si possa avere al fumetto: Joker che risponde ad un’esistenza senza senso trasformando il tutto in una barzelletta; che non vede l’ora di mostrare l’ilarità di questo mondo a Batman che, al suo lutto, reagisce costringendo la realtà ad avere un senso, un perché: una missione.

E per i più appassionati è impossibile non leggere i riferimenti alla run di Grant Morrison, alla visionaria descrizione del rapporto tra i due nemici; o al calco del Joker di Alan Moore in The killing joke. E, infine, alla struttura del film in cui echeggia Il lungo Halloween di Jeph Loeb.

Sono questi elementi che – legati a delle interpretazioni straordinarie, a delle scenografie imponenti e ad una colonna sonora emozionante – rendono questo film il miglior cinecomic mai prodotto. Una coralità che fa passare in secondo piano anche dei difetti tipici di Nolan, come le ellissi narrative o le dimenticabili scene di combattimento.

I difetti non contano, non intaccano la bellezza di un film elegante, colto, tematico e fedele. Un film che ha cuore – il cuore di Christopher Nolan per il personaggio e le sue avventure; cosa che si vedrà, forse maggiormente, nel terzo capitolo della trilogia.

L’importanza di The Dark Knight

L’oscar postumo a Heath Ledger, l’iconicità della sua interpretazione, la capacità di scomodare Jack Nicholson nell’Olimpo dei Joker, la trama entusiasmante… Un film cult, grandioso e storico. Fondamentale per il genere, vitale per la Trilogia.