Batman: il microcosmo gotico nei 2 film di Tim Burton

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Mancano 10 giorni all’uscita di The Batman di Matt Reeves, ripercorriamo le gesta del Cavaliere Oscuro nella storia del cinema

Batman è un personaggio iconico della cultura pop, e vera e propria gallina dalle uova d’oro per DC Comics e Warner Bros. Il 3 marzo Robert Pattinson esordirà nei panni del crociato incappucciato di Gotham nella pellicola diretta da Matt Reeves, e tutto sembra suggerire che possa rivelarsi un fenomeno di costume.

Se per Pattinson è un esordio, per qualcun altro – in Batgirl e The Flash – sarà un ritorno: Michael Keaton. il volto di Bruce Wayne nei celebri due film diretti da Tim Burton.

Batman, 1989

I vertici della WB nell’86 affidarono il progetto Batman al giovanissimo Tim Burton. Nonostante la poca esperienza, il regista di Beetlejuice aveva già dato mostra della sua bravura e della sua poetica. Ebbe l’opportunità di lavorare nuovamente con Keaton, ma soprattutto di conoscere Jack Nicholson.

Il film ha una struttura molto essenziale. Abbiamo due “freaks” che si sono creati a vicenda, in una Gotham caratteristica, anch’essa centrale come un personaggio. Perché in questa città un tizio che si veste da pipistrello e un clown con la passione per l’acido non sembrano affatto fuori luogo.

E se il Batman di Keaton è silenzioso, fugace ma di grande presenza scenica, la sua nemesi – il Joker di Nicholson – è teatrale, fuori giri, esuberante. L’uno crea l’altro e l’altro l’uno, come in un paradosso: Jack Napier crea Batman freddando i genitori di Bruce Wayne, e Batman crea Joker non riuscendo a salvare Jack Napier da una caduta nell’acido.

In mezzo una Gotham dalle scenografie gotiche e dark, vero catalizzatore di reazioni chimiche che creano un sottobosco criminale in contrasto con la parte più ricca e vanitosa della stratigrafia sociale. C’è una sensazionale Vicky Vale, giornalista d’assalto e fotoreporter, interpretata da Kim Basinger, e un umorista sottile come l’Alfred di Gough.

Le prime vittime di Joker sono due modelle, succedute da una giornalista, e vediamo due front-men televisivi senza make-up. Perché? Tutto ha un senso nella lucida assennatezza del clown.

Joker compie i suoi crimini con dei cosmetici. Poi diventa un “artista dell’omicidio”, sfregia la sua fidanzata con l’acido – quella di Joker è una vera e propria critica al concetto di bellezza. Rovina le bellezze artistiche e femminili, sostituendole con la sua visione distorta e crudele del mondo.

Batman Returns, 1992

Il successo riscosso tra la critica e il pubblico del film dell’89 portò la WB ad elaborare un sequel, facendo carte false per assicurarsi il ritorno di Keaton e Burton. Ad essi si aggiunsero altri tre grandissimi attori: Michelle Pfeiffer come Catwoman, Danny De Vito nell’iconico Pinguino e Christopher Walken nei panni di Max Shreck.

I consensi riscossi hanno permesso a Burton di avere maggiore libertà espressiva. Il risultato è una pellicola più ambiziosa nella sceneggiatura e nelle tematiche affrontate, ma non propriamente riuscita. Il tema del film verte intorno ai tre freaks: Batman, Catwoman e Pinguino.

Tutti e tre sono il risultato di una risposta psicologica ad un trauma: Bats che reagisce al lutto con la voglia di giustizia, Catwoman che reagisce ai soprusi della società con la voglia di vendetta e il Pinguino che reagisce all’emarginazione con la follia assassina.

E tutti e tre sono vittime di un impulso sessuale bloccato, ambiguo, distorto: Bruce Wayne impacciato e quasi imbarazzato dalla bellezza di Selina Kyle, che ammalia anche il Pinguino e chiunque le sta intorno, con lo stesso Oswald Cobblepot che ha un atteggiamento ossessivo nei confronti dell’altro sesso.

Ma l’analisi più attuale e, in un certo senso, inaspettata è sulla psiche di Catwoman: lei muore, scaraventata da una finestra, e rinasce. In questa palingenesi si riscopre: è ammaliante, sensuale, padrona di sé – non più vittima degli eventi e degli uomini.

E se non mancano scene molto forti e crudeli, come il neonato Pinguino ingabbiato e scaraventato nel fiume dai suoi genitori per via della sua deformità, o la succitata morte di Selina Kyle, il vero villain crudele della pellicola è Shreck.

Il ricco imprenditore che piega la città ad ogni suo volere, che sfrutta chiunque e manipola qualsiasi cosa. Ma indossa una maschera di buon cittadino: ed è qui che emerge il contrasto tra i freaks – vittime a modo loro della società – e la maschera dell’essere umano che sobilla quella società che deturpa.

Dunque, più che un film su Batman è un film di Burton con Batman: i temi toccati sono intimi al regista, ma non li sviluppa mai a fondo nel film, per via di una sceneggiatura sconnessa e una trama tutto sommato inesistente. Cosa voleva il Pinguino? Cosa Catwoman? Perché si alleano? Non è dato sapere.

La profonda importanza delle due pellicole di Burton

Con pregi e difetti, l’universo narrativo burtoniano resta un riferimento fondamentale per la storia del Cavaliere Oscuro, ma anche del cinecomic come genere. Ha regalato troppe icone indimenticabili: dal Joker al Pinguino, passando per il costume di Batman e le scenografie, senza dimenticare l’incredibile colonna sonora di Danny Elfman.

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