Batman, The Dark Knight Rises: Capitolo 3 – synthesis

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Ci siamo: fine corsa, embargo sciolto, è questione di ore a The Batman, arrivano le prime recensioni, ma a noi manca l’ultimo capitolo per essere pronti

Batman, The Dark Knight Rises: ultimo capitolo della trilogia di Nolan e ultimo appuntamento della rubrica dedicata al Cavaliere Oscuro nata per distendere l’attesa che aleggia intorno a The Batman di Matt Reeves.

Dopo aver analizzato l’universo gotico di Tim Burton, quello camp di Joel Schumacher, e aver introdotto i primi due capitoli Ego e Nemesis di Christopher Nolan, ora tocca al Cavaliere Oscuro – Il ritorno.

Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno, 2012

Passati quattro lunghi anni dopo il successo di The Dark Knight, dopo aver lavorato ad Inception, Christopher Nolan torna nelle sale con l’ultimo capitolo della Trilogia del Cavaliere Oscuro. Erano gli anni della non ben chiara fascinazione del pubblico per il 3D, tecnologia respinta dal regista britannico in favore dell’uso della proiezione in IMAX.

Ne sa qualcosa Anne Hathaway che – nei panni di Selina Kyle/Catwoman – durante le riprese di una scena che la vedeva guidare il batpod, si è schiantata contro una telecamera IMAX; fortunatamente non ci fu nessun ferito, ma la camera andò distrutta. E vi posso assicurare che la produzione ne fu tutt’altro che felice, visti i costi.

Tuttavia, questa nuova scelta tecnica di ripresa si è dimostrata negli anni funzionale ed ha di fatto soppiantato l’uso del 3D. Oltre a questa “rivoluzione” tecnica, questo fu un dei primi film a beneficiare di una campagna di marketing virale: i social network ormai si erano affermati nelle vite dei fruitori, e chiunque possedeva uno smartphone.

Al cast ormai storico si aggiunsero Tom Hardy, nei panni di Bane, Marion Cotillard che interpreta Miranda Tate/Talia Al Ghul, Joseph Gordon Levitt che veste i panni dell’agente Blake e futuro Robin e Ben Mendelsohn ad interpretare John Dagget.

In Italia il film arrivò con quasi un mese di ritardo, e ricordo le prime timide – ma non tanto – campagne social che chiedevano l’arrivo in contemporanea con gli USA del film. L’edizione italiana dovette rinunciare al doppiaggio di Renato Mori (per motivi di salute) che aveva prestato la voce a Lucius Fox nei precedenti capitoli.

Se nel primo film Claudio Santamaria nel doppiare Bruce Wayne/Batman non aveva convinto del tutto, già nel secondo ha offerto una prova migliore. E nel terzo abbiamo un Santamaria maturo entrato nella parte alla perfezione. Non propriamente convincente lo strano “effetto interfono” riservato a Bane pur doppiato dall’ottimo Filippo Timi.

David S. Goyer abbozza – per poi lavorare su L’Uomo d’acciaio di Zack Snyder – con Jonathan e Christopher Nolan la sceneggiatura che, in un primo momento arrivava addirittura a 400 pagine. Questo a testimonianza dell’impegno fedele e profondo riguardo verso le opere fumettistiche; impossibile non assaporare le atmosfere di Terra di nessuno, Knightfall e de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro.

Troviamo un Bruce Wayne rassegnato e ammaccato, stanco e asettico, 8 anni più vecchio dai fatti di The Dark Knight e vinto nell’animo da Joker, sotterrato dal peso della menzogna grazie alla quale ha regalato a Gotham una falsa pace, distrutto dalla morte del suo grande amore, Rachel.

E un Jim Gordon nostalgico e rammaricato, che vorrebbe raccontare la verità su Batman e Harvey Dent – verità che, tutto sommato, sa bene nessuno vuole ascoltare. Abbandonato e solo, rigettato dalla sua famiglia e dai suoi colleghi per aver scelto di proteggere una menzogna.

Ed è in questa falsa pace che risiede il nucleo tematico e conclusivo di questa trilogia. La follia provocata da Batman nel primo capitolo – che sconvolge l’equilibrio razionale -, sconvolta dal secondo in cui si trova faccia a faccia con se stessa, si ripercuote nelle vite dei personaggi nel terzo film: i due simboli dell’ordine e della legge, dell’etica e della giustizia hanno usato una menzogna per regalare una falsa speranza a Gotham.

Di fatto, è stato Joker a portare l’ordine in città. E negli otto anni intercorsi Batman e Gordon hanno sotterrato questa spaventosa verità. Ed è proprio dove avevano rigettato il male che esso torna a risorgere: nelle fogne con Bane che userà questa menzogna per tenere in scacco Gotham in nome di una falsa libertà.

L’interpretazione di Tom Hardy è eccezionale. Una prova attoriale fisica ed espressiva, convincente, come lo è quella di Anne Hathaway, anche se non indimenticabile. Interessante il plot twist sull’identità di Miranda Tate/Talia Al Ghul, forse arrivato un po’ tardi.

Ma tutta la ricreazione di una Gotham nelle mani dei terroristi, con un tribunale presieduto da Spaventapasseri (Cilian Murphy) e Bane con l’arsenale di Batman è resa in maniera impeccabile. Qui le ellissi narrative sono più evidenti: come torna Bruce dalla prigione? Dove ha trovato la bat-suit? Come può Bane morire così facilmente? Perché non detonano prima la bomba?

Ma poco interessa. Poco interessa perché è un film fatto con tanto cuore, con profonda minuzia e rispetto del personaggio e delle opere che l’hanno preceduto. Come è eccezionale la fine tematica del film che fa risplendere di altra luce tutta la trilogia: per far sì che a Gotham torni l’equilibrio e la razionalità (sconvolti da Batman) Batman deve sparire.

Ed è così che sparisce, sotto i colpi di Hans Zimmer mentre regala un finale degno a tutti i personaggi: un Gordon finalmente sereno, un Blake che supera il suo trauma e Alfred che può finalmente vedere il suo Bruce felice. E non è affatto scontato trovare un’opera che dia una fine al percorso del Cavaliere Oscuro, anzi.

L’importanza di The Dark Knight Rises

Di profonda e sottile importanza. Il film è degna coronazione di una Trilogia magnifica e la fa risplendere di una luce tutta nuova: Ego, Nemesis, Synthesis. La fine giusta di un cammino giusto. La fine che si meritava, non quella di cui aveva bisogno.