BigMama, uno schiaffo al Bodyshaming

BigMama

Quando una parola pesa più di un macigno

Bisogna essere onesti: nel 2024 c’è ancora chi giudica per l’aspetto fisico, per il peso, per il modo di vestirsi, per la religione che professi.

Ad oggi bisogna saper tenere botta contro ignoranza e discriminazioni. Ora vi spiego del perché di questo preambolo. Son tornato al lavoro dopo le feste pasquali e durante il turno la domanda che maggiormente mi son sentito fare è stata Ma sei ingrassato? piuttosto che Come sono andate le feste?.

Non vi è mai capitato di incontrare qualcuno dopo tanto tempo e vedere i loro occhi andare direttamente sul vostro addome come se fosse il vostro medico? A lui, magari preoccupato per la vostra salute, lo concedereste. Ad altri assolutamente no.

Ora, ad una certa età e con dei pesi portati sulle spalle certe cose scivolano via, sono praticamente aria fritta ma proprio l’altro giorno mi è capitato di assistere ad una scena che mi ha fatto entrare in modalità supereroe. Persona normale, semplicemente… Un ragazzino accerchiato da un branco di suoi coetanei veniva preso in giro, additato per il suo peso. No, questo non va assolutamente bene, ma guardo la scena, potrebbero essere amici e star scherzando con la sua complicità. In realtà lui piangeva inerme davanti alla desensibilizzazione di chi, come lui, vive una fase della vita delicata. L’adolescenza.

Con una ramanzina che mi ha ricordato mia nonna quando, col pallone, rompevo le piante giocando a calcio nel suo giardino, mando via il branco. Provo a parlare col ragazzino che arrabbiato mi manda a quel paese e scappa via. Ho fatto bene ad intervenire? Avrei dovuto star fermo davanti a quella scena che mi ha riportato alla mente vecchi ricordi? So cosa si prova ad essere vessati e so perfettamente cosa ha provato.

Crescerai piccolo amico e diventerai forte, il problema è che non si dovrebbe crescere così. Il problema è che certe situazioni non dovrebbero essere affrontate ma capite, con l’aiuto della scuola, della famiglia. La sensibilizzazione davanti a certe situazioni è sempre più assente. Ad oggi, questo fenomeno viene chiamato bodyshaming, ai miei tempi non si definiva l’azione ma la persona con una semplice parola. Imbecille. Io, personalmente, continuo a portare avanti la tradizione.

La figura di BigMama

Come ben sapete qui parliamo di musica. Cosa c’entra tutto questo? Bene, ve lo dico direttamente. Oggi parliamo di BigMama.

Si, lo so, non è napoletana ma è comunque una ragazza campana che si è esibita sul palco dell’Ariston usando quella che poteva essere una debolezza come arma. È stata chiamata Ursula, facendo un paragone con l’antagonista de La sirenetta, classico Disney che con Napoli ha comunque un suo legame. Davvero? Siamo ancora a questo? Libertà di espressione per chiunque, ci mancherebbe altro, ma bisognerebbe prendersi la responsabilità di ciò che si dice.

BigMama, pseudonimo di Marianna Mammone, è una ragazza di appena 24 anni che in passato ha subito violenza fisica e psicologica proprio in virtù della sua figura. Ammetto che, quando furono annunciati i partecipanti al Festival, mi son chiesto chi fosse, non la conoscevo. Alla fine si è rivelata una splendida sorpresa.

Voce spessa, bella e forte, flow che mi piace, ritmo ed una capacità di coinvolgere che poche volte ho visto in artisti emergenti. BigMama è una rapper ben formata, salvata dalla musica e grazie alla musica diventata simbolo di tutti i “diversi” e di autoaccettazione. Attenzione, non sto dicendo che il suo pubblico è definito solo dal suo peso e composto solo dagli emarginati ma che, anzi, ha avuto il merito di unire chi, semplicemente, sa usare il cervello.

Animo buono ma riempito d’odio

Per far testa a quello degli altri

Più di un colpo d’arma da fuoco

E ti restava solo incassarli

È facile distruggere i più fragili

Colpire e poi affondare chi è solo

Copri le lacrime segreti da tenere, non farti scoprire

Lo sai che a casa non devon sapere, cosa dovrai dire

Una figlia che perde chi la vuole avere, quindi apri ferite

Vorresti solo un altro corpo“.

La rivoluzione rappresentata da BigMama non può che essere l’inizio

Ma a quale costo? Possiamo riassumere tutto in queste parole perché è proprio quello che succede. Anche le persone più buone possono incattivirsi e le parole pesano, pesano più di un macigno e possono far male, ferire, ucciderci dentro. Facile andare contro i più deboli, soprattutto se in branco si affronta una persona sola. Conclusione? Vorresti un altro corpo, ma a quale costo? Cambiare perché gli altri ci additano e ridono, cambiare perché non si rispecchiano i canoni che ad oggi sembrano essere essenziali per andare avanti. Vi rendete conto di quanto sia triste la cosa? Canoni fisici anche per lavorare. Senza parole.

Qualcuno potrebbe obiettare che la salute viene prima di tutto e che i chili in più sono un male, certo, senza ombra di dubbio ma se si ama qualcuno e si è preoccupati allora si cerca di aiutarlo, non di affondarlo.

A quale costo cambiare, fisicamente e mentalmente?

Vorrei dire a quel ragazzino che tutto andrà meglio, che per prima cosa deve imparare ad amare sé stesso, senza questo step è impossibile fare qualsiasi passo e si resta in balia delle proprie insicurezze, insicurezze che è riuscita a superare brillantemente BigMama che, anziché crogiolarsi nel dolore, ha sfruttato quella rabbia per esprimere ciò che aveva dentro usando, scusate la ripetizione, quello che è stato il suo punto debole per tanto tempo come boost alla sua capacità di espressione delle emozioni.

È il buio che ti mangia e non ti fa dormire

Riuscite a capire, letteralmente, il peso di questa espressione? Pensateci la prossima volta che vi viene da ridere e giudicare guardando qualcuno. Potreste migliorare voi e chi vi sta intorno, sapete?

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