Booker Prize 2021, vince Damon Galgut con il dramma familiare “La promessa”

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Lo scrittore sudafricano Damon Galgut vince il Booker Prize 2021 con il suo ultimo lavoro “La promessa”, uscito in Italia il 4 novembre per edizioni e/o

“Nell’attimo in cui la scatola di metallo pronuncia il suo nome, Amor capisce che è successo. È stata tutto il giorno tesa e con un gran mal di testa, quasi avesse avuto una premonizione in un sogno ma senza riuscire a ricordare di chi si trattasse. Un segno, un’immagine, appena sotto la superficie. Disordini giù in basso. Fuoco sottoterra”.

Questo l’incipit che rapisce immediatamente il lettore e lo catapulta nella storia di “La promessa”, ultima fatica di Damon Galgut che è valso allo scrittore sudafricano, il Boker Prize 2021.

Sono molti i motivi per cui leggere “La promessa”, ma senza dubbio, il valore che contraddistingue l’ultimo lavoro di Damon Galgut è sicuramente quello di essere un grande romanzo contemporaneo che attraversa la storia del Sudafrica.

Già candidato al Booker Prize, nel 2003 e nel 2010, è solo nel 2021 che Galgur conquista il meritatissimo premio. Il romanzo è già un passa parola tra i lettori. Infatti, come se non bastasse, la forte ed incisiva comunicazione del volume da parte della casa editrice, è anche “oggetto” della curiosità di quei lettori che non necessariamente recuperano titoli ed autori vincitori di premi letterari (soprattutto importanti come il Booker Prize). Quella fetta di lettori cioè che non si lasciano convincere all’acquisto dalla “fascetta” promozionale che fa della vincita di premi un vessillo da sbandierare.

Altro importante dato da non trascurare, è che comunque grazie ai premi letterari, minori o di estrema importanza, come nel caso del Booker Prize, smuove il mercato editoriale internazionale facendo sì che autori di “letteratura di nicchia” possano emergere ed arrivare al lettore “più lontano”.

Sicuramente il Booker Prize del 2021 ha portato necessariamente all’attenzione di un pubblico di lettori italiani più ampio l’autore Damon Galgut, già edito in Italia con romanzi come ““In una stanza sconosciuta” ed “Estate eretica” tradotti, egregiamente, per Edizioni e/o da Claudia Valeria Letizia e Fabio Pedone.

Un lavoro di ricerca capillare sul Sudafrica

Nato a Pretoria nel 1963, Damon Galgut è tra gli scrittori più apprezzati della sua generazione post-apartheid. Grazie alla sua produzione letteraria, ed al successo internazionale dei suoi romanzi, si è avuto modo di esplorare e confrontarsi con la storia del Sudafrica e l’evoluzione di un Paese in questi ventidue anni a partire dalla fine dell’apartheid.

Se con “Estate eretica” l’autore si confronta con questioni legate ai diritti delle comunità LGBTQ+, raccontando la storia romanzata di uno dei maggiori scrittori britannici, E.M. Forster, omosessuale in una Inghilterra puritana, ed in “In una stanza sconosciuta”, presenta al lettore un personaggio estremamente solitario in un viaggio on the road che si apprezza ancor di più di quello che è stato il successo immediato di Nomadland (libro e film), è con “La promessa” che Damon Galgut “affronta” le sue radici culturali.

Un lungo viaggio dunque, quello dello scrittore che, errando tra un territorio straniero desolato all’altro, come il suo personaggio de “In una stanza sconosciuta” consolida la sua identità “venendo a patti” con le sue radici, con il significato cioè più profondo dell’essere un sudafricano della generazione “dopo” apartheid.

In “La promessa” lo scrittore regala una saga familiare al pari di quella offertaci quest’anno da Jonathan Franzen con il suo “Crossroads”. Un dramma familiare moderno che attraversa la storia nazionale del Sudafrica e che difficilmente si dimenticherà.

Il romanzo si apre con Amor, la più giovane degli Swart, la famiglia protagonista del romanzo, alle prese con la notizia di un lutto e di un conseguente funerale a cui partecipare. Per comprendere le vicende che si troverà a “gestire” Amor, ed i suoi due fratelli Anton e Astrid, bisognerà però portare indietro le lancette della storia familiare degli Swart al 1985.

“La promessa”: l’inizio e la fine di una storia familiare sudafricana

In una fattoria vicino Johannesburg, in Africa nel 1985 una donna di nome Rachel, bianca ed ebrea, in punto di morte fa promettere al marito, bianco ma cristiano, che donerà la proprietà alla domestica, nera e cristiana, che l’ha accudita come fosse una sorella durante tutto il periodo di degenza della malattia. Le implicazioni di questo ultimo desiderio di Rachel sono molteplici a partire dalla irrealizzabilità dovuta all’Apartheid. Il marito così, già contrario alla richiesta della moglie, disattende la promessa fattale al capezzale e nel 1985 la famiglia si riunisce attorno al feretro di Rachel per il funerale.

Questo sarà il primo dei tre a cui parteciperà il “clan” degli Swart. La famiglia in declino, infatti, si riunirà altre quattro volte nel corso di un lasso di tempo che coprirà tre decenni. Le vicende della famiglia faranno da “specchietto tornasole” a quelli che sono i sentimenti di risentimento, di rinnovamento e speranza che abiteranno l’animo delle generazioni sudafricane fino al 2018, anno in cui si dimette Jacob Zuma.

La drammatica storia familiare frutto della bravura narrativa dell’autore sarà infatti bilanciata dalla Storia violenta e complessa del Sudafrica. Un lavoro di ricerca capillare traslato all’interno del romanzo senza alcuna ipocrisia, pregiudizio o soggettività.

All’interno del romanzo, il lettore insieme ai personaggi che compongono il nucleo familiare degli Swart, seguirà le vicende articolate: l’Apartheid, la figura di Mandela, il periodo storico contraddistinto dalla sopravvivenza delle antiche gabbie razziste e gli anni più recenti con il disastro politico con le dimissioni di Jacob Zuma.

Da Anton a Amor, da Astrid e tutti i personaggi che compongono la cerchia che ruota intorno al nucleo degli Swart, tutti sono affetti da diverse forme di alienazione ed il lettore avrà modo di entrare psicologicamente nella mente di queste “persone di carta” che lo scrittore non tratta mai con patetismo bensì con ironia.

Nonostante appaia troppa la carne messa a cuocere dallo scrittore e cioè con la “densità” che è rappresentata dalle vicende tragiche degli Swart e la Storia con la “s” maiuscola di un Paese ancora alle prese con la sua “identità”, il romanzo scorre fino alla “resa dei conti” sempre leggero, mai appesantito (questo grazie alla maestria di Galgut nel gestire lo scheletro strutturale del romanzo).

Perché sta avendo un così tanto successo tra critici e lettori?

Damon Galgut, con “La promessa”, restituisce un affresco attuale e disarmante di una umanità ancora più sola ed incapace di comunicare dopo il periodo pandemico.

Una storia che, come le grandi storie che costellano la nostra letteratura mondiale, ha dell’universale nonostante sia stata scritta con intenzioni e finalità lontane da quest’ultima considerazione.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.