Il Borgo Orefici, la strada dell’oro di Napoli

Borgo Orefici

Il Borgo Orefici si trova tra il corso Umberto I e via Marina

Per la sua vicinanza al porto sin dall’antichità è stata una zona in cui si è praticato il commercio e proprio qui, al Borgo Orefici, nacquero una serie di botteghe in cui si lavorava l’oro ed ogni sorta di materiale prezioso.

Grazie ad una Regina nasce Borgo Orefici

Nel 1300 nacque la prima corporazione dei maestri orafi che fu riconosciuta ufficialmente dalla regina Giovanna D’Angiò. Fu così che le numerose botteghe che costellavano le strette viuzze intorno al porto si trasformarono nel Borgo degli Orefici.

La zona divenne famosa per la lavorazione dell’oro e dei gioielli tanto che nel 1600 il Viceré, Gaspar Méndez de Haro (Marchese di El Carpio), stabilì che quel tipo di attività potesse essere svolta soltanto lì.

Nel Borgo si lavoravano anche gli arredi sacri commissionati dalle chiese e moltissime opere presenti nei più importanti ed antichi luoghi di culto della città sono stati forgiati dai maestri orafi di questa zona. Anche nel famoso e preziosissimo tesoro di San Gennaro si possono ammirare dei veri e propri capolavori dell’artigianato orafo del Borgo Orefici.

Piazza Orefici

Il centro del Borgo è Piazza Orefici. In questo luogo, a cavallo tra il 1500 e il 1600, era in uso la pratica della fusione dell’oro che avveniva pubblicamente, davanti ai rappresentati della Corporazione orafa e ai cittadini, affinché potessero verificare la purezza e la qualità dei metalli usati per le lavorazioni.

In questa piazza è stata apposta una targa intestata a Matteo Treglia, l’orafo napoletano che creò la Mitra di San Gennaro, un incredibile gioiello per ornare il busto del patrono della città, realizzato con 3694 pietre preziose, 358 diamanti e 43 smeraldi su una base di oro e di argento.

Nel Borgo sorge la chiesa di Sant’Eligio, una delle più conosciute di Napoli, testimonianza tra le più antiche dell’architettura gotica a Napoli.

Fu costruita nel 1270, accanto ad un ospedale e, per questo motivo, nel Cinquecento il Viceré don Pedro de Toledo fece edificare nei suoi pressi una scuola femminile per la formazione infermieristica.

Una storia d’amore

Nascosto tra gli edifici costruiti negli anni successivi c’è uno splendido arco che collega il campanile alla chiesa, con il famosissimo orologio, sotto la cui cornice sono presenti due teste che raffigurerebbero una giovane fanciulla di nome Irene Malarbi ed il duca Antonello Caracciolo, protagonisti di una leggenda tramandata nei secoli fino ad oggi.

Secondo il racconto il duca Caracciolo si era perdutamente innamorato della sua vassalla Irene e per costringerla ad accettare la sua corte ne aveva fatto arrestare il padre che sarebbe stato liberato solo se lei gli si fosse concessa.

La famiglia della fanciulla però non cedette al ricatto e denunciò il duca direttamente al re, Ferdinando D’Aragona, il quale fece scarcerare il padre di Irene e sposare la giovane al duca per poi decapitarlo e arricchire la ragazza con la sua eredità.

Tradizioni artigiane ancora vive

In questi luoghi opera il Consorzio ‘Antico Borgo Orefici’ che tenta di valorizzare il quartiere e gli artigiani che continuano a produrre meravigliosi gioielli.

Tra le viuzze del Borgo è infatti sorta una prestigiosa scuola di oreficeria, la Bulla, dove giovani artisti imparano l’arte orafa secondo le tradizioni e le tecniche più antiche, e dove si può visitare il Museo delle Arti Orafe.

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