Forse che sì, forse che no: chissà, può darsi

pincopallo

Cambiamenti cercasi, in attesa viviamo nel dubbio

Usciamo, o forse ci avviamo ad uscire, da un periodo di cambiamenti; che ha mutato profondamente abitudini e, finanche, i caratteri delle persone.

Si dice che l’età – man mano che avanza – non fa altro che “esasperare” i connotati comportamentali di ciascuno.

In meglio o in peggio? Non è dato sapere. Italo Svevo, nel suo “Senilità”, riteneva la vecchiaia un arricchimento culturale e personale; d’altra parte, Francesco Guccini – da poco settantenne – ne ha condiviso il concetto. Ne “Il vecchio e il bambino”, sembra rivivere un anziano che prende per mano un bambino e lo conduce, attraverso un miscuglio di ricordi e fantasia, alle memorie della vita trascorsa.

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
E gli occhi guardavano cose mai viste
E poi disse al vecchio con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”

Da Proust a D’Annunzio: qualcosa è mutato, ma cosa?

“Forse che sì, forse che no”, romanzo di Gabriele D’Annunzio del 1910, sembra calzare all’attuale realtà; personaggi che cercano di calarsi nella nuova struttura della società civile, con un inevitabile “rigurgito” di decadentismo, nell’accezione stretta della definizione: scienza e ragione non possono dare risposte circa la percezione della realtà.

Le amministrative sono alle porte e ancora non si è capito molto. Simboli e liste di partito? “Forse che sì, forse che no”.

Le mascherine spariranno nei luoghi all’aperto? “Forse che sì, forse che no”.

Una sorta di caccia al tesoro. O, forse, una ricerca del tempo perduto? Ed ecco Marcel irrompere sulla scena.

Una sintesi da rebus ed un futuro assai complicato

Come se non bastasse, un “murale” è sempre in agguato; da destra ci sono malpancisti pronti alla riscossa, da sinistra i contrasti e le ripicche all’ordine del giorno; il “libera tutti” notturno scatena le prime liti e la Galleria Vittoria è diventata un vicolo cieco.

La mensa dei poveri chiude? Abbiamo, però, da tutelare qualcuno che si è avventurato in una relazione pericolosa e gli assalti alle ambulanze non fanno, quasi, più notizia.

Ne usciremo? “Forse che sì, forse che no”. Chi vivrà vedrà e potrà, se vorrà, raccontarlo nella propria Senilità”

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.