Cannabis, svolta ONU: è fuori dalla lista stupefacenti

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Dopo 50 anni, le Nazioni Unite ne riconoscono il potere terapeutico

Quella che oggi appare una grande conquista, in realtà sarebbe potuta essere una grande consapevolezza assunta molto tempo prima, ma insomma, meglio tardi che mai.

Le Nazioni Unite hanno finalmente fatto un enorme passo in avanti verso una nuova concezione della cannabis. Non sarà più nella lista delle sostanze stupefacenti. Un traguardo che sarà trampolino di lancio: la derubricazione della canapa potrà finalmente segnare l’inizio di una nuova campagna di informazione e sensibilizzazione verso l’argomento.

Cannabis fuori dalla tabella IV

Le Nazioni Unite scelgono così di seguire le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che nel 2019 – dopo un lungo lavoro di review scientifica – aveva chiesto all’ONU un cambio di passo sulla sostanza per favorirne un uso terapeutico.

Con un solo voto di scarto, l’ONU ha deciso di togliere la cannabis dalla “tabella IV”, la più restrittiva, che include sostanze come eroina e cocaina.

La votazione si è conclusa con 27 voti favorevoli, 1 astensione e 25 voti contrari. L’Unione Europea, Italia compresa, ha votato a favore con la sola eccezione dell’Ungheria.

La decisione agevola la legalizzazione della cannabis terapeutica i cui benefici sono stati documentati per patologie di diverso tipo, quali Parkinson, la sclerosi, l’epilessia, il dolore cronico e il cancro.

Cannabis derubricata: quali effetti?

Il voto non avrà – sicuramente – un impatto immediato sull’allentamento dei controlli internazionali. I governi avranno ancora giurisdizione su come classificare la cannabis.

Infatti, solo lo scorso 30 Ottobre il Ministro della Salute, Roberto Speranza, inseriva l’olio di CBD tra le sostanze stupefacenti.

Molti Paesi, però, tendono a considerare le convenzioni globali come guida.

Il riconoscimento dell’Onu è una vittoria simbolica per i sostenitori del cambiamento della politica sulle droghe.

Esultano i mercati finanziari: le società appartenenti al Marijuana Index, alla chiusura di Wall Strett del 2 dicembre hanno registrato un apprezzamento dell’1,89, e nella Borsa di Toronto addirittura il 18,40.

I vertici di Cowen, società newyorkese di investimenti, nota per riuscire ad anticipare le tendenze dell’economia e della finanza, ha stimato infatti come questa industria abbia un altissimo valore potenziale:

  • 16 miliardi di dollari entro il 2025 solo negli USA;
  • 34 miliardi di dollari sommando il mercato europeo, per poi continuare la sua crescita anche oltre tale termine.

Cannabis in Italia

Da 13 anni, nel nostro Paese è consentito il ricorso alla cannabis terapeutica tramite prescrizione medica. Molto spesso, purtroppo, il fabbisogno è superiore alla produzione e all’importazione del farmaco.

Un fenomeno che, legato alla poca informazione in merito, rende complesso l’approvvigionamento della terapia da parte dei pazienti che molto spesso sono costretti a misure come l’autoproduzione. L’Italia ha un fabbisogno di 1.950 kg all’anno di cannabis medica.

A fronte di tale domanda, sulla base di quanto pubblicato sul sito del Ministero della Salute, nel 2019, è stata distribuita alla Farmacie cannabis per soli 157 kg.

Una nuova Speranza

La decisione toglie così gli ostacoli del controllo internazionale, imposti dal 1961 dalla Convenzione unica sulle sostanze narcotiche, alla produzione della cannabis per fini medico-scientifici.

Un passaggio politico internazionale rilevantissimo che avrà due compiti importanti:

  • sdoganare completamente sul piano internazionale la cannabis terapeutica;
  • slegare la regolamentazione della cannabis per uso ricreativo da quella di altre sostanze.

    Con la Speranza che l’Italia colga l’indicazione dell’ONUtolga definitivamente le restrizioni proibizioniste e oppressive che ancora impediscono a migliaia di malati, di utilizzare e coltivare ad uso terapeutico la cannabis

    E magari che qualche politicante di turno smetta definitivamente di demonizzarla per i proprio fini politici ed elettorali.


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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.