Caravaggio a Napoli

Michelangelo Merisi, Caravaggio

Le opere realizzate da Caravaggio all’ombra del Vesuvio con i volti del popolo sono delle opere di grande importanza

Sul finire del 1606 Michelangelo Merisi, Caravaggio, dopo essere stato condannato alla decapitazione per avere commesso un omicidio durante una rissa a Roma, fuggì a Napoli.

Con l’aiuto della nobile Costanza Colonna, Caravaggio riuscì a rifugiarsi nel Regno di Napoli (sotto dominio della Corona spagnola) dove produsse alcune delle sue opere più intense prima di partire alla volta di Porto Ercole dove trovò la morte in circostanze misteriose.

Le Sette Opere di Misericordia, La Flagellazione di Cristo e il Martirio di Sant’Orsola sono le tele che l’artista produsse a Napoli e che la città conserva offrendole a migliaia di visitatori che vengono ad ammirarle da ogni parte del mondo.

La Flagellazione di Cristo

Al Museo di Capodimonte dal 1972 è custodita La Flagellazione di Cristo, realizzato da Caravaggio nel 1607 per la chiesa di San Domenico Maggiore e commissionata da Tommaso de’ Franchis, membro di un’importante famiglia di magistrati. Nel dipinto, le possenti figure degli aguzzini che preparano il martirio di Gesù appaiono come in una fotografia, avvolti dall’oscurità quasi totale dello sfondo in cui si intravede la colonna a cui Gesù è stato legato.

In questo dipinto, come in molti altri del Caravaggio, la luce investe i soggetti ritratti rendendo ancora più drammatica la scena ed esaltando tutta la sofferenza umana provata in quel momento da Cristo che va incontro al suo destino.

Le Sette Opere di Misericordia, suggestiva opera di Caravaggio

La seconda delle opere di Caravaggio dipinte a Napoli è Le Sette Opere di Misericordia, realizzato tra la fine del 1606 e l’inizio del 1607 per conto della Congregazione del Pio Monte della Misericordia, per volere di Luigi Carafa-Colonna, membro della famiglia che protesse Caravaggio nella sua fuga da Roma.

L’opera, rappresenta la missione della Congregazione del Pio Monte della Misericordia che si occupava di aiutare gli ultimi e gli emarginati dalla società.

Nella tela è raffigurata la Madonna di Misericordia col Bambino, sorretta dagli angeli, che sovrasta alcune figure impegnate simbolicamente in sette opere di misericordia.

Nella scena è presente Cimone in carcere, allattato dalla figlia Pero (dar da mangiare agli affamati e visitare i carcerati); dietro il muro del carcere c’è un becchino che trasporta un cadavere seguito da un sacerdote con una torcia (seppellire i morti); a sinistra, in primo piano, c’è San Martino che divide il mantello con un povero ed accanto un infermo con le mani giunte (vestire gli ignudi e visitare gli infermi); più indietro, un uomo dal volto emaciato con una conchiglia sul cappello, San Giacomo, che viene accolto da un uomo posto di fronte a lui (ospitare i pellegrini); sul fondo infine, spicca Sansone che beve dalla mascella d’asino (dare da bere agli assetati).

L’opera, tramite un forte contrasto di luci e ombre, offre una visione diretta della realtà e divenne fonte di ispirazione per tanti pittori dell’epoca, chiamati poi caravaggeschi, aprendo una nuova stagione del naturalismo a Napoli.

La tela è conservata presso la chiesa del Pio Monte della Misericordia, in via dei Tribunali dove, ancora oggi, la Congregazione mette in atto opere di carità in favore degli ultimi della società.

Il Martirio di Sant’Orsola

Napoli custodisce anche Il Martirio di Sant’Orsola, l’ultima opera dipinta da Caravaggio nel maggio del 1610, poche settimane prima della sua morte. Il dipinto fu commissionato dal banchiere genovese Marcantonio Doria, e fu eseguito in poco tempo proprio perché Caravaggio era in procinto di lasciare Napoli per andare a Porto Ercole.

Il soggetto della tela era stato già scelto da altri pittori ma nessuno aveva interpretato la morte della Santa come decise di fare Caravaggio.

Fino ad allora infatti, nell’iconografia tradizionale, Sant’Orsola era stata raffigurata solo con i simboli del martirio o in compagnia delle sue compagne uccise. Caravaggio invece scelse di rappresentare il momento tragico della sua uccisione, appena dopo essere stata trafitta dalla freccia scoccata da Attila al quale non si era voluta concedere. Anche questa rappresentazione ha una forte carica realistica e rappresenta la santa in una dimensione umana e dolorosa, così come era successo nella rappresentazione del Cristo flagellato. Il dipinto è conservato presso il Palazzo del Banco di Napoli in via Toledo.

Tre opere di straordinaria bellezza, realizzate nei diciotto mesi in cui Caravaggio visse a Napoli e in cui sono rappresentati i volti di uomini e donne incrociati nei vicoli della città, volti del popolo che l’artista amava utilizzare per i suoi dipinti.

Capolavori della storia dell’arte mondiale che appartengono inscindibilmente anche alla storia della città.

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