Carosello Carosone: l’immortalità dell’autore partenopeo

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Giovedì 18 marzo va in onda Carosello Carosone, un film di Lucio Pellegrini, in prima serata su Rai 1

La Rai con Carosello Carosone mette in scena l’escalation musicale di uno tra i più grandi autori della canzone napoletana, nel centenario della sua nascita

La storia di Renato Carosone, l’uomo che ha fatto ballare e cantare intere generazioni con i suoi testi, tra i più conosciuti nel mondo.

Regia di Lucio Pellegrini, con Eduardo ScarpettaVincenzo Nemolato e Ludovica Martino e arrangiamenti di Stefano Bollani.

Carosello Carosone: la storia del pianista rivoluzionario

Siamo a Napoli nel 1937, anno in cui Renato Carosone si diploma al conservatorio. Nei vent’anni successivi, il giovane pianista vive l’ascesa ai vertici delle classifiche internazionali. Dall’Italia all’Africa all’America, fino a collocarsi sulla linea dei grandi della musica leggera italiana. 

L’uomo si ritira dalle scene non ancora quarantenne, al vertice del suo successo, dopo aver creato uno stile musicale innovativo, fatto di suggestioni africane, swing americano e profonde radici napoletane

Lo scopo del regista, era sin dal principio quello di raccontare il rapporto tra un artista e le sue creazioni. Nel realizzare ciò, gli interessava trovare qualcuno che avesse quell’aplomb un po’ antico.

La scelta cade infatti sul giovane Eduardo Scarpetta, che tene ‘e capille ricce ricce, ll’uocchie ‘e brigante e ‘o sole ‘nfaccia, ma un sorriso genuino di contrasto con il quale riesce a rendere giustizia al compositore partenopeo, ricreando quel velo di spensieratezza ed ambizione, effervescenza e brillantezza.

Classe 93, omonimo e discendente del capostipite della famiglia Scarpetta-De Filippo, Eduardo Scarpetta Junior vanta nel suo percorso teatrale e non, ruoli da co-protagonista ambientati nel mondo napoletano che fu.
Basti pensare a Pasquale Peluso nella serie di successo mondiale L’amica geniale e Vincenzo in Capri-Revolution, film vincitore di due David di Donatello

Gegè di Giacomo: la spalla artistica (e non solo) di Carosone 

Una parentesi sul personaggio di Vincenzo Nemolato, Gegè di Giacomo in Carosello Carosone.

Gegè di Giacomo è un personaggio eccentrico che rappresenta in qualche modo quello spirito popolare da scugnizzo tipico dei quartieri popolari napoletani.

Amici di vita, Carosone e Di Giacomo erano due virtuosi dei loro strumenti. Due grandi talenti senza la minima competizione. La loro era una condivisione ed una voglia di raccontare la propria storia aprendola al mondo.

Ironici e provocatori, i due giovani rappresentano il futuro della musica italiana.

Noi siamo uomini fortunati, se possiamo fare la musica invece della guerra.

Carosello Carosone: costruire il personaggio

Carosello Carosone tratta sì della scalata al successo dell’autore partenopeo, ma con l’intento di scoprire l’uomo dietro il personaggio. Vengono così approfonditi anche fatti di vita privata, quali l’incontro con Lita, sua futura moglie (interpretata da Ludovica Martino).

A differenza di molti film biografici, però, la più grande storia d’amore della vita dell’artista è quella con la sua musica.

La storia di Renato Carosone è una storia pulita, di uno spirito libero che capisce subito che il suo linguaggio è quello musicale.

Molti artisti tendono a mettersi davanti alle proprie opere e questa è una cosa che Carosone non ha mai fatto. Ha sempre messo davanti la sua musica.

Sydney Sibilia, produttore del film

Renato Carosone e la sua dichiarazione d’amore alla musica

“Musica madre mia! Quando mi mettesti al mondo, il mio primo vagito fu un la, ti ricordi? Un la naturale. Le altre note me le hai insegnate dopo.
E le ho imparate con fatica, con rabbia, camminando a piccoli passi su quel sentiero irto di difficoltà, quel sentiero di ebano e avorio. Un passo bianco e un passo nero, uno bianco e uno nero. A tempo, con ritmo preciso, preciso. [..]Oggi questo sentiero è splendido, luminoso.
Ci passeggio, ci respiro, ci canto, ci suono e lo percorro su e giù con sicurezza, con gioia immensa. E non guardo nemmeno più dove metto il piede, tanto lo conosco. [..]Tu sei la lingua più bella del mondo, la lingua che non si parla, eppure comprensibile a tutti, proprio tutti. È la lingua che parlano gli angeli in paradiso, perciò ti amo».

Renato Carosone, Lettera di un pianista

In linea di successione dopo Caruso Murolo, Renato Carosone è tra i primi autori partenopei ad aver dato dignità alla canzone napoletana nel mondo.

La musica di Carosone è la storia di un paese che dopo la guerra si è ripreso ed ha ritrovato ottimismo e fiducia.

Secondo Bollani, infatti, raccontare la sua musica ci mette in contatto con il nostro essere fanciulli, per l’appunto la fase più spensierata della nostra esistenza. 

Lui raccoglieva tutte le sue esperienze di vita per metterle nelle canzoni, creando contenuti divertenti che potessero allietare gli animi sconvolti dalla guerra. 

Compositore all’avanguardia di più di un centinaio di testi, Renato Carosone vuole creare musica nuova, rivoluzionarla, creare qualcosa che prima non esistesse, compiendo una sintesi di tutti i generi musicali con cui è entrato in contatto.

Addio ed eredità di Carosone

Il 7 settembre del 1959, durante la trasmissione Serata di gala presentata da Emma Danieli, Carosone informa della sua intenzione di volersi ritirare dalle scene, credendo di non avere più niente da dire (ritornerà solo nel 1975).

Ritengo che il mio genere sia ormai superato, è stato un piacere, addio amato pubblico. 

Le sue canzoni, però, non hanno mai smesso e mai smetteranno di essere cantate, suonate e amate. Sono l’eredità artistica di un uomo che ha mostrato come anche la musica, subisca il peso della realtà circostante.

Eccone alcune, sicuramente tra le più conosciute del suo repertorio musicale: Tu vuò fà l’americano, Maruzzella, Pigliate ‘na pastiglia e la già citata ‘O sarracino.

In contrapposizione a quanto affermato da lui stesso, la sua musica non sarà mai superata. 

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.