Caso Navalny: cosa sta succedendo al principale oppositore di Putin?

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Manifestazioni contro la detenzione dell’attivista e politico Alexei Navalny dilagano in tutta la Russia

Caso Navalny: cosa sta succedendo al principale oppositore di Putin? L’attivista e politico russo Alexei Navalny è attualmente detenuto nella colonia penale della città di Pokrov. Il processo, che lo ha condannato a due anni e mezzo di reclusione, ha fatto seguito all’arresto, avvenuto il 17 gennaio poco dopo il suo ritorno in Russia dalla Germania.
La detenzione immotivata del blogger, noto per aver promosso una campagna anticorruzione contro il governo russo, ha scatenato in tutto il Paese una serie numerosa di proteste. La popolazione è scesa in piazza per difendere la causa di Navalny e rivendicare i valori della libertà e della giustizia.

Caso Navalny: l’avvelenamento e il processo

Il 20 agosto 2020 Alexei Navalny è stato ricoverato in gravi condizioni a causa di un avvelenamento subito mediante un agente nervino appartenente alla classe di neurotossine Novichok. L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) ha successivamente confermato l’uso del composto chimico che ha originato l’intossicazione e costretto l’attivista russo ad un lungo periodo di degenza a Berlino.

L’arresto e la condanna alla reclusione

Al suo ritorno in Russia, il 17 gennaio 2021, Navalny è stato immediatamente arrestato presso l’aeroporto Sheremetyevo e processato in una stazione di polizia. Ufficialmente l’accusa era quella di aver violato i termini di una pena detentiva sospesa. Agli inizi del mese successivo, il dissidente è stato condannato alla reclusione per due anni e otto mesi.

Il trasferimento in ospedale e il peggioramento delle condizioni di salute di Navalny: cosa sta succedendo al principale oppositore di Putin?

Il 6 aprile scorso, è avvenuto il trasferimento di Navalny presso il reparto ospedaliero della colonia penale IK-3, destinato all’osservazione medica dei detenuti. Undici giorni dopo il direttore del Fondo Anticorruzione, Ivan Zhdanov, ha avanzato l’ipotesi secondo cui Navalny sarebbe stato in realtà condotto in una “colonia di tortura con un grande ospedale, dove vengono trasferiti i malati gravi”. Ciò confermerebbe il sospetto che le condizioni fisiche del blogger stiano peggiorando, sebbene le autorità carcerarie abbiano affermato il contrario. Il servizio penitenziario federale ha comunicato, infatti, che il 31 marzo Navalny ha avviato uno sciopero della fame perché gli era stata negata la possibilità di essere visitato dai suoi medici personali. Tuttavia, il direttore del Fondo Anticorruzione sostiene che l’annuncio di questa notizia costituisce un modo per indurre i sostenitori di Navalny ad interrompere le manifestazioni.

È una questione di pochi giorni.

Ha dichiarato Kira Yarmish, portavoce di Alexei Navalny. Inoltre, il suo medico personale, Anastasia Vasilyeva, teme il rischio di un arresto cardiaco e di gravi problemi della funzione renale, determinati da una concentrazione eccessiva di potassio nel sangue.
La possibilità che Navalny abbia potuto contrarre la tubercolosi – e non a caso, circa il 20% dei detenuti della colonia penale è ammalato di tubercolosi – ha spinto i suoi collaboratori, il 17 aprile, a chiedere alle autorità di poterlo visitare in carcere.

L’appello della comunità internazionale: l’ombra di nuove sanzioni sembra allungarsi sulla Russia

La reclusione del noto blogger e la notizia del peggioramento delle sue condizioni di salute, ha suscitato la reazione della comunità internazionale. Molti Paesi, alternando accorate esortazioni a minacce di sanzioni, hanno richiesto l’immediato rilascio dell’oppositore politico di Putin.
A tal proposito, il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Joe Biden, Andrew Sullivan, si è così espresso:

Abbiamo comunicato al governo russo che quello che succede a Navalny mentre le autorità russe lo hanno in custodia è loro responsabilità e verranno considerate responsabili dalla comunità internazionale.
Ci saranno conseguenze se Navalny muore. Stiamo valutando una diversa serie di misure che potremmo imporre.

E mentre la necessità di liberare Navalny risuona nelle parole dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Josep Borrell, e nella richiesta dell’Onu al governo russo di trasferire l’attivista all’estero per ricevere adeguate cure mediche, Dmitrij Peskov, portavoce del presidente Putin, ha dichiarato:

Non recepiamo in alcun modo le dichiarazioni fatte dai rappresentanti di altri Stati.

21 aprile 2021: manifestazioni contro la detenzione dell’attivista e politico Alexei Navalny dilagano in tutta la Russia

Nuove manifestazioni contro la detenzione dell’attivista e politico Alexei Navalny si sono svolte lo scorso 21 aprile in numerose città del Paese. In questa occasione, l’Ong Ovd-info ha confermato l’arresto di oltre 400 dimostranti in 61 città. Durante le perquisizioni, gli agenti della polizia russa hanno fermato anche la portavoce di Navalny, Kira Yarmish, e la legale del Fondo Anticorruzione, Liubov Sobol.
Ma la repressione attuata dalle forze armate non basterà a spegnere le voci dei sostenitori del principale oppositore di Putin.
Voci inarrestabili che gridano all’unisono: “Liberate Navalny”.

Dopo il Novichok i livelli critici di potassio non fanno paura. Ci sono molte persone, come me, che non hanno altro che una tazza d’acqua, speranza e fede nelle loro convinzioni. In Russia e nel mondo. Nelle prigioni e fuori. Ed è importante che sentano la vostra solidarietà: non c’è arma migliore contro l’ingiustizia e l’illegalità.

Alexei Navalny

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.