Le Cavalle di Diomede: 8ª Fatica di Ercole

Cavalle di Diomede

Il celebre semidio, come ottava Fatica, ha dovuto catturare e domare le mostruose Cavalle di Diomede

Nella sua 8ª Fatica Eracle ha dovuto catturare le temutissime Cavalle di Diomede, un branco di cavalli sputafuoco e mangiatori di uomini. Si diceva che Bucefalo, il celebre cavallo nero di Alessandro Magno, discendesse da questi incredibili animali. 

Una passione insana per gli equini

Il sanguinario Diomede di Tracia era figlio del dio della Guerra, Ares, e della ninfa Cirene. Le cavalle erano state un dono divino del padre, un utile strumento per andare in battaglie, dove al termine potevano nutrirsi dei cadaveri degli sconfitti. 

Questi terribili animali erano quattro: Lampon (la Splendente), Deinos (la terribile), Xanthos (la Gialla) e Podargos (la Veloce). Le Cavalle di Diomede erano ospitate nella città perduta di Tirida (Tracia) ed erano trattenute da pesantissime catene di ferro ad una mangiatoia di bronzo (probabilmente per via del loro potere di generare fuoco). 

Sembra che quando non erano in battaglia il truce proprietario avesse escogitato un ingegnoso metodo. Diomede invitava a turno diversi ospiti e, durante le abbondanti libagioni, li ammazzava per poi darli in pasto al branco. 

Ercole cattura le Cavalle di Diomede

Sono diverse le storie su come il più celebre tra i semidei sia riuscito a catturare questi animali per portarli al cugino Euristeo, il committente delle 12 Fatiche

Due sono i punti in comune nelle varie versioni del mito. Le Cavalle di Diomede si tranquillizzavano solo dopo aver mangiato carne umana ed Eracle per domarle diede loro in pasto il figlio di Ares. In questo modo, sembra che si sia vendicato per la morte di un suo amico, Abdero, che lo aveva accompagnato in questa avventura. L’amico fu ucciso a causa, secondo alcuni delle stesse cavalle, secondo altri a causa di un inganno da parte di Diomede. 

Sembra che dopo il loro invio a Micene, una delle due città governate da Euristeo, gli animali siano stati addomesticati completamente, tanto che i loro discendenti sarebbero stati utilizzati durante la Guerra di Troia

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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