Cento anni di Gianni Rodari, il maestro di grandi e piccini

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Oggi Gianni Rodari, il maestro incantatore di grandi e piccini, avrebbe compiuto cento anni

Cerchiamo di capire il motivo per il quale ha incantato e continua ad incantare tutte le generazioni, essendo ancora così attuale.

L’unico scrittore vincitore italiano del premio Hans Christian Andersen -il Premio Nobel della narrativa per l’infanzia- oggi avrebbe compiuto cento anni.

Chi era Gianni Rodari?

Scrittore, giornalista, maestro, poeta, Gianni Rodari è ricordato soprattutto per aver contribuito a rinnovare la letteratura per ragazzi.

Giovanni (poi Gianni) Rodari nasce ad Omegna in provincia di Novara da Giuseppe Rodari e Maddalenna Airocchi, fornai.

All’età di nove anni, in seguito alla morte del padre, un timido e sensibile Rodari si trasferì a Gravirate con la madre e i fratelli, completando i suoi studi per la licenza elementare. 

Fa richiesta di entrare in seminario per frequentare il ginnasio, decidendo poi di non terminare il liceo compiendo un’inversione di rotta per le scuole magistrali, a conferma della sua inclinazione all’insegnamento.

Durante la seconda guerra mondiale vinse infatti il concorso per maestro, insegnando come supplente fino alla chiamata alle armi da parte della Repubblica Sociale italiana.

Dopo il 25 aprile 1945, ha inizio la sua carriera giornalistica, collaborando con quotidiani e periodici e curando libri e rubriche per ragazzi.

La notorietà arriverà tardi, dal 1960 in poi, acquistando fama in tutta Italia.

Muore a Roma a soli 59 anni per un collasso cardiocircolatorio.

La scuola moderna di Gianni Rodari

L’approccio di Gianni Rodari alla scuola, è sicuramente quello di un visionario: ne elabora un’idea più aperta, dove i compagni di classe non sono rivali, ma parte di una comunità, dove c’è la libertà di guardare fuori dalla finestra e non solo sul foglio scritto, dove si esalta l’originalità e non si nasconde la povertà.

Compie una rivoluzione intorno all’approccio mentale e fisico che un bambino deve avere nei confronti della lettura e delle parole, che non lo porti ad avere “una nausea inestinguibile verso la carta stampata”.

Lo scopo è quello di educarli ed aiutarli a diventare dei buoni adulti e dei bravi cittadini che abbiano a cuore gli altri, la comunità e il mondo. 

La Grammatica della fantasia e l’importanza dell’immaginazione

Nel 1973 esce la Grammatica della fantasia, la sua opera più importante.

Offre uno strumento a

“chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola”.

Grammatica della fantasia

Interiorizzando la favola, il bambino è portato ad andare ben oltre la realtà, a trovare compromessi, soluzioni originali sotto diversi punti di vista.

Ma la capacità immaginativa e creativa non è insita solo nei bambini, ma nella natura umana, ed è quindi alla portata di tutti.

L’invito è quello di alimentare sempre la propria immaginazione, a tutte le età. Tornare ad essere bambini nella misura in cui esiste meraviglia e curiosità per tutto ciò che ci circonda. 

Una fame che deve essere nutrita, con lo scopo di arricchire quel bagaglio che ci portiamo dietro.

Solo così il mondo intero sarà la nostra scuola.

C’è una scuola grande come il mondo.
Ci insegnano maestri, professori,
avvocati, muratori,
televisori, giornali,
cartelli stradali,
il sole, i temporali, le stelle.
[..]
Ci sono esami tutti i momenti,
ma non ci sono ripetenti
[..]
Di imparare non si finisce mai,
e quel che non si sa
è sempre più importante
di quel che si sa già.
Questa scuola è il mondo intero
quanto è grosso:
apri gli occhi e anche tu sarai promosso.

Il libro degli errori, Einaudi, Torino
Fonti
https://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Rodari
https://biografieonline.it/biografia-gianni-rodari?_ga=2.164228479.1185652248.1603317194-65152793.1603317194
https://www.crescita-personale.it/articoli/competenze/apprendimento/gianni-rodari-maestro-importante.html

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.