C’era una volta, Audrey Hepburn

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Once upon a time in… Hollywood, Audrey Hepburn: una diva diversa dalle altre

Audrey Hepburn per La Mecca del Cinema ci era passata, ma non ci era mai entrata

Ai tempi in cui una sensuale e prosperosa Marylin Monroe faceva girare la testa a tutti, Audrey Hepburn subentra letteralmente in punta di piedi, attirando su di sé tutta la luce della città delle stelle. 

Creò una tipologia di donna che non esisteva. La sua immagine, il suo stile e il suo modo di essere, ispirò la gente di tutto il mondo. 

Ancora oggi, 92 anni dalla sua nascita, Audrey Hepburn rappresenta un modello da ammirare ed emulare anche per le nuove generazioni.

Non tutti conoscono però la vera Audrey, quella vittima di guerra, che ha nei suoi occhi il riflesso degli orrori vissuti, segni profondi e indelebili che l’hanno forgiata. 

La famiglia (e l’Europa) in frantumi

Audrey Kathleen Ruston Hepburn nasce a Bruxelles il 4 maggio 1929, da Joseph Anthony Ruston e la baronessa Ella van Heemstra. La sua, era una famiglia benestante e di importanti discendenze nobiliari: tra i suoi avi contava Edoardo III d’Inghilterra e James Hepburn, IV conte di Bothwell.

I suoi genitori rimasero molto colpiti dal rinnovamento della Germania sotto il regime nazista, suo padre in particolare, il quale era fermamente antisemita. 

La madre però fece un passo indietro, motivo per il quale divorziarono. Così il padre abbandonò la famiglia.

Audrey Hepburn -all’epoca sei anni- assiste impotente al disfacimento familiare, di pari passo a quello dell’Europa del tempo. 

L’Olanda, la guerra e la fame

Dal Regno Unito, si trasferì con la madre e i fratellastri nei Paesi Bassi, per scampare ai bombardamenti a tappeto sulla città, che miravano a colpire i civili. 

Avevo dieci anni quando scoppiò la guerra: era settembre. All’inizio non capivamo cosa fosse successo. Se avessimo saputo nei primi sei mesi che l’occupazione sarebbe durata cinque anni, forse ci saremo sparati.

L’Olanda, infatti, non fu occupata solo dall’esercito, ma anche dalle SS.

Ci chiudemmo tutti a riccio ed entrammo in clandestinità. Non potevamo parlare liberamente ed era vietato ascoltare la radio. E crebbi così, sapendo di essere prigioniera.

Alcuni componenti della famiglia di Audrey Hepburn vennero fucilati, altri perseguitati e destinati a rimanere nell’ombra. 

Partecipò attivamente a favore della resistenza olandese, come staffetta, nascondendo messaggi nelle suole delle scarpe.

Cibo a disposizione non ce n’era e Audrey Hepburn -così come tutti i bambini durante il periodo bellico- soffrì di malnutrizione. Sopravvisse alla fame grazie agli aiuti dell’Unicef, ma sviluppò comunque, diversi problemi di salute. 

L’impatto di quei tempi difficili avrebbe condizionato i suoi valori per il resto della vita.

Dalle stalle alle stelle (letteralmente): l’amore per la danza e l’approdo a Broadway

I suoi grandi occhi a mandorla erano sì colmi di tristezza, ma capì sin dal principio il ruolo per il quale era destinata: con le sue performance di danza cercò infatti di alleviare gli animi dei partigiani olandesi, durante alcuni spettacoli clandestini.

La danza è sempre stata una costante nella sua vita: fin da bambina era forte in Audrey Hepburn il desiderio di diventare prima ballerina. Per lei era una fuga, un’ancora di salvezza che l’aiutò a volare via.

Cercò così di perseguire il suo sogno, ma per via della guerra (e delle conseguenze della malnutrizione) non riuscì a mettersi al passo delle sue coetanee, vedendosi sfumare le chance di diventare una ballerina di danza classica.

Audrey Hepburn non aveva soldi e trovò lavoro nel musical: diventare attrice fu più una necessità che aspirazione.

Col senno di poi, la notorietà ottenuta grazie al suo lavoro e le buone azioni che ne sono derivate, sono ciò che le ha portato più gioia e appagamento nella vita.

Non sono la persona ideale per fare l’attrice: è più facile ballare che recitare se sei timido.

Poi, per caso, Broadway. 

Durante le riprese di Vacanze a Montecarlo nel 1951, la scrittrice Colette notò una giovane Audrey Hepburn, chiedendole di interpretare Gigi, protagonista della sua commedia teatrale omonima.

Fu questo ruolo che l’aiutò ad ottenere un provino per Vacanze Romane il resto… è storia.

Vacanze Romane per Audrey Hepburn

È il 1952 e la Paramount Pictures è alla ricerca di un volto sconosciuto. L’innocenza, il fascino, il talento e la grazia di Audrey Hepburn riescono ad avere la meglio anche su Elizabeth Taylor.

Con la sua naturalezza Audrey Hepburn stregò tutti, compreso Gregory Peck, suo co-protagonista. 

Non aveva mai studiato recitazione e dovette attingere alle sue esperienze di vita tristi, per immedesimarsi nel ruolo della principessa Anna: una donna avventuriera, esploratrice, emancipata, desiderosa di spogliarsi degli obblighi regali, per vestire i panni di una persona comune.

Dal nulla nacque una stella.

Audrey Hepburn ricevette un Oscar alla migliore attrice senza nemmeno rendersi conto di cosa fosse successo.

Hubert de Givenchy e Audrey Hepburn: e moda fu

Se osserviamo gli abiti di Audrey Hepburn, i più frequenti a comparire nelle sue foto più celebri, dietro c’è sempre la mano di Hubert de Givenchy.

I due artisti si incontrarono in occasione delle riprese di Sabrinanel 1954. 

Inizialmente molto restio (credendo inizialmente che avrebbe dovuto lavorare per Katharine Hepburn, già nota attrice), lo stilista francese decise di prestarsi a questo incarico.

Nacque così una grande amicizia ed un sodalizio professionale che sarebbe durato per tutta la vita.

Andava oltre la semplice intesa: era la prima volta che un designer stabilisse un rapporto così intimo con una celebrità. Furono dei pionieri.

Audrey Hepburn e Hubert de Givenchy inventarono lo stile di Audreyla moda entrò nella vita dell’attrice e la definì. 

Ciò che mi ha sempre aiutato, sono i vestiti. Mi aiutava molto sapere di avere l’aspetto giusto. Sono terribilmente a disagio con me stessa, ma gli abiti mi fanno sentire più sicura di me. 

Audrey era sofisticata e come ballerina sapeva come muoversi, come portare gli abiti e come mostrare la sua personalità attraverso di essi, rendendoli unici.

Il concetto cardine attorno cui girava la creazione dei look di Audrey Hepburn (e forse anche il suo stare al mondo) è il dèpouillé, termine francese che significa spoglio, privo di ornamenti

Spogliati di tutto, i suoi abiti hanno una certa purezza, ma con un tocco di umorismo. 

Hubert realizzava cose semplicissime, ma con un particolare -che fosse una rosa, un disegno, una cucitura- che conferisse originalità. 

Audrey Hepburn non è solo Colazione da Tiffany!

Naturalmente il little black dress di Colazione da Tiffany è uno dei più iconici in assoluto, simbolo dell’abito nero per eccellenza. 

Dal momento in cui per la prima volta ho visto una raffinata ed elegante Audrey Hepburn scendere dal famoso taxi giallo all’inizio del film, in una New York alle prime luci dell’alba, ed avvicinarsi alle vetrine di Tiffany & Co. con un caffè e un croissant in mano, ho compreso il perché della sua eternità.

Quella di Holly Golightly resta sicuramente una delle sue migliori interpretazioni, perché è riuscita a dare al personaggio uno spessore diverso. Holly era fondamentalmente un’arrampicatrice sociale, una mantenuta… e quella che in America chiamano kook, ma lei le donò una certa profondità d’animo.

Non bisogna ridurre però l’intera carriera di Audrey Hepburn a questo unico successo.

Dopo i già citati Vacanze Romane Sabrina, c’è Cenerentola a Parigi (o Funny Face in lingua originale) con l’artista poliedrico Fred Astaire, che ci regala alcuni tra i più iconici momenti nella moda cinematografica di allora.

Oppure il pluripremiato My Fair Lady, che tra i tanti guadagnò ben 8 premi Oscar.

Il thriller Sciarada al fianco del grande Cary Grant o il sottovalutato Storia di una monaca.

Films in Review scrisse infatti: “la sua interpretazione chiuderà la bocca per sempre a quelli che pensavano a lei più come a un simbolo di una donna sofisticata che come a un’attrice. La sua interpretazione della Sorella Luke è una delle migliori mai viste sul grande schermo”.

I matrimoni fallimentari e l’istinto materno

Soffrì tutta la vita per la mancanza del padre e il problema non si risolse con le sue relazioni sentimentali. Ci furono molti momenti difficili con i suoi compagni, dettati dal fatto che Audrey Hepburn cercasse più una figura paterna, che un marito.

Le sue ansie e insicurezze e la paura dell’abbandono, incidevano sul suo rapporto con gli uomini.

Ebbe infatti due matrimoni infelici: il primo con Mel Ferrer, produttore cinematografico, il secondo con Andrea Dotti, psichiatra italiano.

Rispettivamente diede alla luce prima Sean, poi Luca.

Il suo desiderio di diventare madre era sempre stato molto forte, per questo decise di allontanarsi dalle scene, per dedicarsi completamente alla sua famiglia.

Fin da piccola ho sempre adorato i bambini e desideravo averne tanti. È stato un tema ricorrente nella mia vita. Ha sempre influenzato le mie decisioni e poiché lo volevo così tanto e volevo godermelo e non allontanarmene, iniziai a ritirarmi.

L’addio ad Hollywood di Audrey Hepburn e il ritiro a vita privata

Dopo aver ottenuto la fama e aver raggiunto l’apice, Audrey Hepburn decise di non voler più fare quella vita. Voleva stare con la sua famiglia e vivere come una persona normale. 

Voltò così le spalle ad Hollywood e al cinema per dieci anni. Tutti le offrivano ruoli ma decise di smettere.

Per via delle difficoltà vissute da adolescente, la famiglia per lei veniva prima di tutto il resto.

Quello che mi rendeva felice era restare a casa con i figli, non era un sacrificio. Il senso di famiglia è importantissimo, essenziale. 

Si trasferì in Svizzera, nella sua villa di campagna “La Paisible” fino alla morte, avvenuta nel 1993

Era a casa in mezzo alla natura, lontana dallo star system e dai paparazzi. 

Audrey Hepburn, l’ange des enfants

Audrey Hepburn dedicò l’ultimo periodo della sua vita al prossimo, diventando ambasciatrice per l’Unicef a tempo pieno.

Era felice di aiutare, di usare la sua fama per una buona causa.

Aveva provato sulla sua pelle la mancanza di cibo e patito le stesse sofferenze dei bambini che incontrava nelle sue missioni per il mondo. Per questo motivo era capace di provare empatia nei loro confronti.

Dio solo sa se conosco il valore del cibo [..] e se la carriera mi ha dato qualcosa di speciale, è la mia voce, [..] che posso usare per il bene dei bambini. 

Prese molto seriamente l’impegno, dedicandosi completamente nonostante il suo desiderio di tranquillità. 

Rimase sconvolta dal fatto che ci fosse ancora tanta morte ingiustificata. Non sopportava il fatto che nel XX secolo succedesse una cosa del genere, anche senza guerre mondiali.

Entrare in un centro alimentare per bambini, sentire l’odore della morte, veder i cadaveri portati via, quelle faccine, è intollerabile. Sono piena di rabbia nei nostri confronti. Non credo nella colpa collettiva, ma nella responsabilità collettiva. Una volta che vedi con i tuoi occhi un bambino morire, corri a casa e fai quello che puoi.

Perché Audrey Hepburn è immortale? Cosa lascia, 92 anni dopo?

Il 20 gennaio del 1993 Audrey Hepburn, malata di cancro al colon, si spegne nel sonno. 

Audrey Hepburn era talentuosa, elegante, magnetica, delicata, eterea, romantica, umile, affettuosa, altruista… più di ogni altra cosa, umana.

Per tutta la sua vita provò a curare la carenza di affetto che i traumi infantili le avevano causato. 

Molte persone che non ricevono amore, diventano infelici e rancorose. Lei invece era molto brava ad amare, soprattutto chi ne aveva bisogno. 

Forse la cosa più importante che ho imparato nella vita è che le mie sofferenze in seguito mi hanno aiutato. E quando amo, amo incondizionatamente.

L’amore che non ricevette lo trasformò quindi in qualcosa di positivo, ed è questo è il motivo per cui è tanto amata anche oggi. 

Audrey Hepburn ci lascia un’eredità di gioia nonostante il passato difficile, incarnando qualcosa di eterno che non invecchierà mai. 

E ancora oggi Audrey Hepburn ispira chi cerca l’originale nell’essenziale, esortando a spogliarsi delle frivolezze per vivere in modo più autentico, accanto a chi e cosa ci fa stare meglio. 

Audrey Hepburn ancora oggi continua ad accendere la luce sui bisogni dei bambini. 

Ancora oggi, Audrey Hepburn, insegna a cercare la bontà negli altri, a pronunciare sempre parole gentili, ad avere un sorriso per tutti… insegna a perdonare e ad amare, incondizionatamente.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.