Champions League: un altro calcio italiano è possibile, ma non ora

Champions League

La débâcle in Champions League della Juventus è un sintomo di un sistema malato ma, forse, sulla via di guarigione

La Champions League, per le squadre italiane, non è più l’orticello verde e prospero che è stato un tempo. Ormai un tempo remoto. Molti dei nuovi fruitori del calcio, probabilmente, non erano neppure nati in questo tempo remoto. E la memoria di chi l’ha vissuto inizia a vacillare. Che fare, dunque?

Un’analisi, innanzitutto. Tutte le migliori idee partono da un’analisi. Anche le peggiori, eh. E buttiamo giù le premesse: 7 squadre italiane impegnate nelle coppe europee, 4 in Champions League, 2 in Europa League e 1 nella neonata Conference League. Di queste, in attesa dell’Atalanta retrocessa in EL, nessuna concorre per la vittoria di quella coppa d’acciaio dalle orecchie a sventola.

Le premesse

Andiamo per gradi. E i gradi suggeriscono di partire da chi ha lo Scudetto cucito sul petto: l’Inter.
La squadra di Simone Inzaghi ha avuto un’estate turbolenta, e veniva da 3 anni complicati in CL con 3 eliminazioni di fila ai gironi.

Il Milan di Pioli ha riassaggiato i palcoscenici dell’Europa che conta dopo molti anni. In quarta fascia non poteva auspicare in un girone comodo, e infatti si è rivelato un sorteggio proibitivo con Liverpool, Atletico Madrid e Porto.

L’Atalanta di Gasperini è la squadra che ha dato più soddisfazioni in campo europeo, offrendo prestazioni epiche e raggiungendo vette storiche per una società che, per monte ingaggi e budget a disposizione, rappresenta la provincia del calcio. E che calcio offre!

La Juventus di Allegri, in II fascia per un ranking storico di tutto rispetto, aveva come obiettivo minimo il passaggio del girone: Chelsea, Zenith e Malmo rappresentavano un pericolo minimo per i bianconeri.

I risultati non sono tutto, ma spesso indicano qualcosa…

I risultati non si distanziano molto dalle premesse sopraelencate.

L’Inter arriva seconda dietro il Real Madrid nel girone. Lo stesso Real che eliminerà il Paris Saint Germain agli ottavi di Champions League. In un sorteggio tragicomico, i nerazzurri pescano alla seconda mandata il Liverpool di Klopp. I Reds sono tra i favoriti per vincere la Coppa, ma i nerazzurri non sfigurano: 2-1 totale, Inter fuori e Liverpool ai quarti.

La squadra di Inzaghi non è mai stata, neppure lontanamente, in corsa per la vittoria finale. Tutto sommato trattasi di un risultato onorevole, ma agli atti la sostanza non cambia. Come non cambia la sostanza del Milan che termina al quarto posto, in un girone ostico, che ha onorato per quanto possibile fare.

Il rammarico c’è per l’Atalanta che ha pagato lo scotto di una stagione fin qui poco lucida, costellata di infortuni ai danni di giocatori-chiave, e che finisce terza nel girone del Manchester United e del Villareal. Ma in Europa League può dire ancora la sua.

La vera delusione è la squadra di Allegri. Se in maniera imprevista e rocambolesca riesce a qualificarsi come prima nel girone – overperformando, dunque – viene eliminata agli ottavi di Champions League dal Villareal. Nonostante l’acquisto di Vlahovic, il monte-ingaggi più alto della serie A e l’allenatore più pagato del campionato, i bianconeri rimediano una brutta eliminazione.

E allora?

Delle quattro prese in analisi, obiettivamente, soltanto la Juve poteva far di più. Se il blasone delle milanesi le richiama comunque ai propri obblighi europei, e se l’Atalanta ci aveva abituati comunque molto bene, di queste tre squadre non si può parlar male. E si potrebbe allargare il discorso al cammino del Napoli in Europa League.

Sono squadre che hanno proposto un’idea di gioco adatta ai palcoscenici più importanti, che hanno salutato anticipatamente la competizione semplicemente perché in possesso di mezzi tecnici ed economici inferiori alle squadre che hanno affrontato.

Chi si aspettava il passaggio del turno contro il Liverpool? A Pioli davvero si vuole contestare un 4° posto invece che un 3°? All’Atalanta che affronta i campioni d’Europa (League) e il multimilionario Manchester United, cosa possiamo rimproverare?

Ma resta pur sempre un’analisi impietosa. Una dichiarazione di impotenza che ci mostra il nostro calcio per quel che è: una periferia molto lontana dal centro elitario del calcio che conta.

Ma c’è una via

La via da seguire è facilmente tracciata: andare oltre il vecchio resultadismo all’italiana (Mancini docet), tirare una riga rossa sul calcio speculativo e noioso; abbracciare il ritmo europeo delle squadre che incantano. Questa è la via. Il “cortomuso” non paga in Europa.

Tutto parte da una banalità: nel calcio si vince e si perde. Ma c’è una grande differenza tra l’esser sconfitti, e l’esser vinti. Le squadre di Inzaghi, Pioli e Gasperini sono state sconfitte, ma si sono rivelate dure a morire e, soprattutto, mai vinte. Quella di Allegri ne esce con le ossa rotte, con tanti dubbi e pochi rammarichi.

Un altro calcio italiano è possibile, ma non ora, nel tempo. Ripartire dalle sconfitte costruendo un’idea di calcio che faccia tremare le avversarie, che sia in grado di togliere alle italiane le vesti da vittime sacrificali, squadre materasso o piccoli ostacoli per le grandi squadre d’Europa.

Altrimenti, continueremo in ogni marzo che verrà a riversare i social network di critiche e di recriminazioni, di vittimismo e di complottismo, di delusione e amarezza. Senza mai crescere.

Ambasciator