Che ore sono? “Ma pecchè che tieni ‘a fa?”

Che ore sono “Ma pecchè che tieni ‘a fa”

Il tempo scorre diversamente per i napoletani

Se chiedi l’orario a uno del Nord quello subito te lo dice. Se lo chiedi a Napoli, quello prima di risponderti ti domanda: “Ma pecchè che tieni ‘a fa?“. Si, perché il napoletano ha un particolare rapporto con il trascorrere del tempo. Lentamente, quasi a scandire tutti i minuti di un’intera giornata.

La sveglia non troppo presto, si lavora e anche sodo, perché il napoletano è in grado di ottimizzare i tempi lavorativi come un orologio svizzero. La pausa caffè diventa un motivo di chiacchiera, lunga e articolata per le donne, più stringente per gli uomini.

Il pranzo, quello domenicale inizia non prima delle 15.00, prima una lunga passeggiata, la messa di domenica per i credenti, l’aperitivo sul lungomare e l’acquisto “ro spasso” tra noci, noccioline, mandorle e tanto altro da sgranocchiare alla fine delle abbondanti portate, che poi coincide sempre con l’orario di inizio cena.

L’orologio e il tempo approssimato

Per il napoletano l’orologio è un optional, perché se riescono ad essere precisi ad un appuntamento di lavoro, per un incontro tra amici l’orario diventerà molto democristiano, imprecisato. “Ci vediamo verso mezzogiorno“, ma che significa verso? Prima, dopo? Precisamente che ora è? Il napoletano ti dà un orario approssimativo.

D’altronde come dar torto ai ritardatari, nella città partenopea i ristoranti sono sempre aperti e funzionanti, i paesaggi che puoi ammirare sono spettacolari anche di notte e allora gli appuntamenti si accavallano, gli spostamenti di orari diventano concessi, lavoro e tempo libero si incrociano anche al solito bar.

Che fretta c’è?

Per i napoletani non c’è fretta anche nel traffico in tilt, perché rispetto alle altre città d’Italia tra una bussata di clacson e un semaforo rosso hanno il privilegio di ammirare il mare, il Vesuvio e tante vivacità e colori così particolari da attirare a se migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo.

A Napoli è sempre l’ora per sorseggiare un buon caffè, degustare una sfogliatelle, fermarsi a parlare con un’amica incontrata per caso mentre sorreggi le buste della spesa in mano, pur avendo un altro appuntamento subito dopo, perché l’altra persona capirà, a Napoli c’è il più alto livello di tolleranza al mondo.

A Napoli non telefoni subito al collega in ritardo per domandargli quando arriva, perché si sa che la risposta solitamente diventa: “Sto venendo, tra poco arrivo“. Si, ma tra poco quando? Ed è così che il tempo diventa talmente relativo che l’orologio è l’ultimo degli accessori che un napoletano seriamente consulta.

Il tempo a Napoli incide anche sulle stagioni, l’estate, la primavera, durano di più rispetto alle altre città. Clima mite e temperato ed è così che si allungano le stagioni ma anche le giornate. La sveglia non suona prestissimo, la notte si allunga a dismisura.

Il Napoletano ha un fuso orario diverso ed è per questo che “cinque minuti e arrivo” assume una connotazione del tutto particolare, del tutto partenopea in netto contrasto con il resto del mondo.

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