20 luglio 2017: la tragica morte di Chester Bennington

Chester Bennington

Il 20 luglio del 2017 ci lasciava Chester Bennington, lo storico cantante dei Linkin Park. A quattro anni dalla sua morte i fan ne portano ancora il lutto

Erano gli anni 2000 quando i Linkin Park, una band sconosciuta formatasi nel 1996 sotto il nome “Xero“, divennero una delle band nu-metal più famose al mondo. Il gruppo, fondato da Mike Shinoda e Mark Wakefield, nel 1999 reclutò Chester Bennington come frontman, la cui voce è ben presto diventata una delle più iconiche nel settore. Le loro canzoni con maggiore fama (Numb, In The End, Castle of Glass, Crawling e tante altre) hanno raggiunto un vasto pubblico anche – e soprattutto – grazie alla saga di Transformers e i video amatoriali di Dragon Ball. Ma il gruppo viene principalmente ricordato per le loro canzoni a metà tra il metal ed il rap e per la potente voce del loro lead singer.

One More Light e la morte di Bennington

Dagli anni 2000 ad oggi, i Linkin Park hanno sfornato sette album in studio, che vanno da Hybrid Theory (il nome che la band assunse prima di quello attuale) a One More Light, con i relativi alti e bassi. L’ultimo album, infatti, è quello che ha suscitato il maggior numero di critiche, sia da parte della stampa che da parte dei fan più sfegatati. Colpa del sound decisamente più pop che non dava spazio alle grida di Chester ed al nu-metal a cui tutti erano abituati. Era il 2017 ed il 20 luglio di quello stesso anno Chester Bennington si è tolto la vita. Il suo suicidio parrebbe essere stato causato anche dallo scarso successo dell’album.

#MAKECHESTERPROUD

Nessuno si sarebbe mai aspettato di trovare il frontman dei Linkin Park morto nella sua casa in California. Nonostante le numerose canzoni incentrate sul tema della depressione, l’aspetto gioviale e sempre sorridente del cantante aveva deviato ogni sospetto. Tuttavia, la depressione di Chester Bennington ha dato vita a diverse iniziative organizzate dal suo migliore amico, Mike Shinoda. Una tra tutte, l’iniziativa #MAKECHESTERPROUD che ha dato vita ad un sito (creato appositamente dalla band) per la prevenzione al suicidio.

I numerosi tributi della band (e dei loro amici)

Nei mesi successivi al suicidio di Bennington molte band vicine (stilisticamente o fisicamente) ai Linkin Park hanno organizzato diversi tributi, reinterpretando in live le loro canzoni. Si parla di personaggi del calibro di Chris Martin, Jared Leto e dei Dead by Sunrise, ma non solo. Gli stessi Linkin Park hanno organizzato un concerto tributo chiamato “Linkin Park and Friends” che ha visto la partecipazione dei System of a Down, di Oliver Skyes dei Bring Me to Horizon, Johnatan Davis dei Korn e tanti altri. Tutti riuniti per celebrare la vita in onore di Chester Bennington.

La “maledizione” del 2017

Nello stesso 2017 in cui Bennington si è tolto la vita, un suo collega ed amico l’ha preceduto. Si tratta di Chris Cornell, storico cantante dei Soundgarden e degli Audioslave. Cornell, esattamente come Chester, è stato trovato impiccato nel bagno della sua stanza d’albergo nella notte fra il 17 ed il 18 maggio. Eventi, questi, causati da una grave condizione mentale che va curata e combattuta, anche grazie ai metodi più disparati: da chi usa i pupazzi a chi si affida al botox.

I Linkin Park dopo Chester Bennington

La morte di Chester Bennington non ha però fermato il gruppo. La band, attualmente composta da Mike Shinoda, Brad Delson, Phoenix, Rob Bourdon e Joe Hann, non si è fermata e – nonostante non abbia pubblicato nuove tracce dalla morte di Chester – continua ad essere attiva sui social, celebrando i diversi anniversari. Shinoda ha dichiarato che, per quanto la morte di Chester fosse un evento tragico, i Linkin Park non si sarebbero fermati ed avrebbero continuato senza trovare un sostituto di Bennington. Anche perché la voce di Chester resterà sempre insostituibile.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.