Chiacchiere e tabacchere ‘e lignamme, ‘o Banco di Napoli nun se ‘mpegna

Chiacchiere e tabacchere ‘e lignamme, ‘o Banco di Napoli nun se ‘mpegna

A Napoli, quando si vuole far capire che le belle parole non incantano e le promesse infondate non hanno alcun valore spendibile, si utilizza questa allegorica espressione. Da dove nasce questo proverbio? Perché ci si riferisce al Banco di Napoli?

Chiacchiere e tabacchere ‘e lignamme, ‘o Banco ‘e Napule nun se ‘mpegna è sicuramente una delle allocuzioni più diffuse e adoperate nel parlare quotidiano partenopeo, grazie alla sua immediatezza e facilità di comprensione.

Il popolo napoletano, avendo storicamente fronteggiato dominazioni straniere e aspre avversità, ha sviluppato, oltre alla famosa arte di arrangiarsi, una proverbiale arguzia che gli consente di scovare rapidamente chi vuole ricorrere a mezzucci per ottenere qualcosa in cambio. 

La cultura partenopea, come noto, è ricca di storie curiose, aneddoti e modi di dire assolutamente unici: infatti, quando si vuole rafforzare un concetto e dare quella pennellata di intensità in più, ci si rifugia nella lingua madre per eccellenza, il napoletano, nei suoi mille proverbi. 

L’origine storica di questa espressione va ricercata nell’epoca in cui il Banco di Napoli, tutt’oggi esistente ed operante, era il principale istituto di credito del Meridione d’Italia, specializzato nel prestare denaro a coloro i quali offrissero beni di valore in pegno, a titolo di garanzia del futuro adempimento dell’obbligazione contratta.

Le chiacchiere in pegno e il Banco di Napoli

Ovviamente, chiedere ed ottenere un prestito in danaro dalle banche, allora come oggi, non era affatto facile, non bastavano le chiacchiere e i cittadini davano in pegno gli oggetti più cari e preziosi, come gioielli, beni immobili o mobili che venivano trattenuti dall’istituto di credito fino all’effettivo rimborso del debito. 

Ovviamente, il Banco di Napoli, antichissima e serissima istituzione del settore, non avrebbe mai concesso un finanziamento soltanto sulla base delle buone intenzioni, delle chiacchiere e dei progetti futuri (ma tutti da dimostrare) del richiedente di turno.

Le chiacchiere se le porta via il vento, verba volant, scripta manent (le parole volano, gli scritti restano) dicevano i latini.

Le tabacchere di lignamme, beni dal dubbio valore

Le cosiddette tabacchere (in italiano, tabacchiere), invece, sono le antiche scatole adoperate per trasportare il prodotto trinciato. Solitamente fatte di ceramica o realizzate in altri materiali pregiati di quel tipo, erano considerate accessori di pregio ed apprezzatissime come idea regalo; quelle in legno, invece, erano usate solitamente dalle classi meno abbienti, dal popolo e non avevano alcun valore commerciale. 

Questi ninnoli rappresentano, quindi, oggetti facili da reperire e di bassa lega, inutili da proporre in pegno al Banco di Napoli.

Breve storia del Banco di Napoli

La storia del Banco di Napoli poggia le proprie origini nei tradizionali banchi pubblici di Napoli a cavallo tra il XVI e XVII secolo, in particolare va ricordato il celebre Banco della Pietà, istituito nel 1539, per concedere prestiti su pegno senza interessi.

Nel 1584, venne aperta una cassa di depositi, riconosciuta ufficialmente dal viceré di Napoli. Alcuni studiosi fanno risalire le sue origini al 1463 con la Casa Santa dell’Annunziata, rendendola la più antica banca al mondo in attività continua fino al 2018.

Nel 1794, Re Ferdinando IV unificò otto istituti esistenti nel Banco Nazionale di Napoli. Durante il XIX secolo, con i cambiamenti politici, la banca subì ulteriori trasformazioni, diventando il Banco delle Due Sicilie sotto Gioacchino Murat. Nel 1861, con l’unità d’Italia, nacque il Banco di Napoli, incaricato dell’emissione della moneta del Regno d’Italia per 65 anni.

Le sedi della banca cambiarono nel tempo, passando dalla sede originaria in via San Biagio dei Librai, nel cuore del centro storico, all’attuale edificio sito in via Toledo.

L’espansione dell’istituto portò alla creazione di una cassa di risparmio e all’apertura di filiali fuori dall’area meridionale, in città come Firenze, Roma, Milano e poi, progressivamente, in tutta Italia.

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