Cicerenella teneva teneva

Cicerenella

Chi è Cicerenella? C’è chi quando pronuncia questo nome canticchia e chi mente

Tutti conosciamo questa dolce tarantella popolare napoletana, chissà quante volte ci sarà capitato di ascoltarla e, perché no, di danzarla. Molto utilizzata nei paesini, alle sagre e alle feste popolari, è una melodia che fa parte della nostra identità, rappresentandone la storia.

Talvolta capita di udire questa parola fungendo da soprannome, soprattutto in senso affettivo, per esempio in riferimento ad un tenero diminutivo da attribuire ad una donzella di giovane età: “Cicerenella bella”.

La canzone e la struttura

Cicirinella” è una canzone di origine napoletana e popolare, venne scritta da autori ignoti nel XVIII secolo e poi si diffuse in epoca romantica. Si tratta di una vera e propria tarantella, che nel corso dell’Ottocento fu conosciuta anche con il titolo di “Tarantella di Posillipo“. La musica, infatti, è caratterizzata dall’uso delle castagnette e dei tamburelli.

La canzone ricorda anche una filastrocca e come tale, il testo ha uno schema narrativo basato su una sequenza di strofe intervallate da un breve ritornello, accompagnato da numerose rime e assonanze. In aggiunta, essendo caratterizzato da numerose ripetizioni, il testo risulta ancora più facile da memorizzare.

Sono stati senza dubbio il suo ritmo vivace, la sua originalità e il suo riconoscersi come una tarantella in modo minore, a fare di Cicerenella uno dei motivi napoletani più diffusi e amati. D’altronde, è bene ricordare che la canzone, oltre ad essere popolare in Campania, con gli anni si è diffusa anche in altre zone italiane, tra cui in Abruzzo, Molise e nel Basso Lazio grazie all’interpretazione di gruppi musicali locali, ed è considerata peculiare anche di queste regioni.

Cicerinella teneva… tutto

Cicirinella o Cicerenella sta ad indicare un piccolo cece. È un personaggio misterioso che nessuno ha mai visto, eppure dal suo nome e dalla filastrocca riusciamo quasi a disegnarla nei suoi aspetti fisici, nel suo essere minuta, “bona e bella”, nonché a comprenderne, d’altro canto, il suo carattere estroso, vivace.

Basta fare attenzione ai suoi possedimenti, quelli elencati in maniera simpatica all’interno del testo della canzone, per capire anche il suo status sociale. Cicirinella aveva tutto: “nu cane”, “na gatta”, “na vacca”, “ ‘nu tore”, “nu porche”, “nu vove”, “nu galle”, “ ‘e galline”, “na votte” e “‘nu sposo”. La sua descrizione dà l’idea di una contadina benestante che non ha bisogno di niente, perché possiede già tutto ciò che desidera.

Reinterpretazioni del brano

Ci sono state diverse reinterpretazioni di questo brano, anche da molti dei più grandi interpreti della canzone napoletana, tutte diverse ma accomunate da un ritmo incalzante molto simile. Tra le versioni più famose, ricordiamo quella di Roberto Murolo del 1963, che fa parte dell’album “Napoletana. Antologia cronologica della canzone partenopea – Secondo volume (dal 1700 al 1820)“, e quella più recente della Nuova Compagnia di Canto Popolare, inclusa nell’album intitolato proprio “Cicerenella” del 1972, che utilizza vocalismi della lingua puteolana.

Un’altra versione che possiamo ricordare è quella attribuita ai Tequila E Montepulciano Band e infine, una delle ultime interpretazioni più famose, oltre ad essere del tutto interessante e contemporanea e che regala un’ulteriore vita a questo brano, soprattutto per le nuove generazioni, è quella in chiave elettronica dell’ignoto cantante napoletano Liberato, contenuta nell’album “Liberato II” del 2022.

Cicerenella, un tormentone per sempre

Nonostante sia un brano antico, non è affatto scomparso, anzi, ancora oggi viene ascoltato e utilizzato per animare le feste, quasi come un eterno tormentone. Un connubio perfetto di armonia, allegria e tradizione che per generazioni ha colorato numerosissime danze di gruppo, portando ad un indiretto senso di riconoscimento da parte del popolo. Rappresenta la cultura, l’identità, l’amore per le storie, ma è soprattutto un esempio della tradizione napoletana.



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