Co’ Sang, come ancora oggi rappresentano il “giornalismo musicale”

Co' Sang

Il progetto artistico che da sempre ha messo al centro del racconto il capitale umano delle strade, la sua gente, torna in vita dopo dodici anni

Era il lontano 1997, quando due ragazzi della periferia nord di Napoli uniti nel progetto musicale del collettivo Clan Vesuvio iniziavano a fare rap indipendente. “Spaccanapoli sette anni fa’ int’ a tutta Italia” era un riferimento proprio a questo, all’album autoprodotto del collettivo. Nel percorso di formazione collettiva sono stati presenti artisti del calibro di Lucariello e Peppe ‘O Red. Gli attuali ‘Nto e Luche, all’epoca, erano conosciuti come Tony Molla e Luca Malphi.

La rivoluzione artistica di Chi More Pe Mme

Nel 2005 i due, nell’unione artistica che ha portato ai Co’ Sang, producevano uno degli album più noti all’hip-hop europeo, prima ancora che italiano, Chi More Pe Mme. La traccia Povere Mmano, autentica poesia in rime, unica per sound e significato, è dedicata a tutte le giovani vittime di quelle stesse strade narrate dai rapper.

Tutto ciò è stato accompagnato e definito da diversi featuring con i ragazzi di Piazza Tafuri in arte Fuossera e il reggaeman americano Elementree. Anche Lucariello e Peppe ‘O Red erano inseriti nell’album indipendente, col primo che ha contribuito ad uno dei testi più d’impatto, stiamo parlando di ‘O Spuorco, prima vera testimonianza di una narrazione cruda e fotografica, non solo di quartiere e per certi versi molto attuale.

Int ‘O Rione manifesto dei Co’ Sang, le rime crude lo dimostrano

L’album ha però una sua punta di diamante, la canzone manifesto che ha fatto conoscere il duo dovunque: Int ‘O Rione. Il pezzo, con sound e scrittura, riuscì ad arrivare a tutti, anche fuori dal “ghetto”, mantenendo tuttavia il contatto con una realtà da sempre esistita, contornata da blocchi di cemento e case popolari. In quel momento i Co’ Sang, avvicinandosi molto ai suoni americani, diventarono manifesto del racconto di strada, della narrazione del quotidiano senza filtri.

Si parla di persone che per sopravvivere truffano, ma senza “delinquere” con armi e morti (‘A genta nostra d”a Germania vonno ‘o meglio Pochi bagaglie e ssorde dint’e buste ‘e plastica, buoni guagliune Fottene ‘o Stato ch”e cappotte faveze ma senza botte È tutto a posto, ogge ‘a vita costa), di ragazzini che, per quello che vedono e fanno, diventano uomini prima di essere cresciuti davvero (‘A strada ha dato n’ato esame e a nuje nun ce pare strano E mano e mano ch”e figli nuostre Se fanno uommene primma ‘e se fa gruosse).

Ragazzi costretti a farsi la guerra perché appartenenti a fazioni rivali, per scelta o per sangue, “fratelli” perché magari cresciuti anche insieme (Tremma mentre astregne ‘o fierro, ‘ncapa tene l’ombra. Frate contro a frate, miettete pure ‘a mana ‘nfronte. Ma ‘n’ata l’hê aizzà comme ‘a capa ‘e chi porta ‘e ‘mbasciate. ‘Stu munno zuoppe nun s”o piglia ‘o’ mmeglio ‘e nuje), dell’amore che è l’unica scappatoia virtuosa da quella realtà, ma che si perde tra il cemento dei palazzi (L’ammore è l’unico ca addora ancora. E se perde ‘int’ô rione). 

Il collegamento con la cronaca e l’incessante rappresentazione dei “protagonisti della vita quotidiana”

Questo pezzo prende vita in uno dei momenti più difficili e sanguinosi della storia napoletana, la prima faida di Scampia (iniziata nel 2003 e conclusasi nel 2008), e descrive senza giri di parole quei giorni, riuscendo a creare immagini vivide e accurate anche nella mente di chi è lontano dai quei fatti, anni prima del film Gomorra che riprenderà lo stesso periodo e gli stessi temi.

Il brano diventa quindi quasi un “inno” ai protagonisti della vita quotidiana, destinato a chi vive, attivamente o passivamente quella realtà, dimostrando di essere un grido di denuncia per chi le ignora e gira la faccia, ed il ritornello che viene ripetuto per numerose volte all’interno del brano diventa quasi un mantra che in 4 barre riesce a racchiudere il senso di oppressione e la voglia di rivoluzione, principale motore che guida il brano.

Sempre nello stesso album, i Co’ Sang introducono come skit (nell’hip hop forma di sketch parlato all’interno di un album musicale) degli estratti dal programma radiofonico Buonanotte, in onda in quegli anni su Radio Studio Napoli. Familiari, amici, fidanzate, mogli chiamavano in radio per salutare i detenuti, con la radio stessa che si incaricava di far sentire il messaggio a chi era in carcere. La scelta dei rapper entra nell’ottica di raccontare la realtà per quello che era, in maniera cruda, piuttosto forte e incisiva, mettendo al centro di nuovo il capitale umano delle strade: la sua gente.

Uscendo per un attimo fuori dagli schemi dell’album, Luca e Antonio hanno collaborato anche con artisti del calibro di Inoki, i Club Dogo, Rischio, i Sangue Mostro, col beatmaker Mr. Phil e in ultimo con il sassofonista partenopeo Enzo Avitabile.

Vita Bona e l’affermazione europea dei Co’ Sang

Nel 2007 i due si raccontano e raccontano, “crudi di natura” citando il celebre album, ai microfoni di XL Repubblica vis à vis con Roberto Saviano.
Dopo l’album di successo, nel 2009 arriva Vita Bona. Quest’album consegna ai Co’ Sang la reputazione di realtà europea. I due collaborano strettamente con le musiche, i testi e lo slang delle periferie francesi, introducendo nuovi confronti e nuove esperienze, sferrando un attacco deciso a chi stava tentando di strumentalizzarli e a chi con gli anni da quelle strade ne avrebbe tratto solo profitto.

Nel pezzo ’80-’90 Antonio, sulle basi di Luca, disegna un testo di analisi internazionale, la narrazione di alcuni dei loro pezzi a quei tempi raggiunge gli effetti di un reportage anglosassone nudo e crudo, non perdendo mai il contatto con la realtà.

Mumento d’Onestà, invece, è la traccia che descrive esattamente la critica dei Co’ Sang alla poca trasparenza del progetto Gomorra, ponendosi delle domande forti su un lavoro letterario prima, cinematografico poi, che ha inequivocabilmente marcato un prima e un dopo nella storia della narrazione delle periferie napoletane. La ferma presa di posizione dei Co’ Sang è evidente, erano tempi già maturi per il duo, la denuncia a chi reggeva le redini del sistema Gomorra fu decisa e sfrontata.

Mettendo a nudo alcune logiche, si cercò di destrutturare fortemente la credibilità e la trasparenza di chi aveva contribuito a mettere su il progetto Gomorra. Intrecci, compromessi, accordi e tanto altro non direttamente citato sarebbero solo alcune delle convinzioni dei due rapper, che cercarono di denunciare soprattutto chi voleva trarre profitto da quei blocchi di cemento e da quella stessa gente che loro intendevano mettere al centro dei pezzi.

Nel 2006 usciva il romanzo, nel 2007, come già detto, i ragazzi dell’area nord venivano raccontati dalla penna di Repubblica di Saviano, nel 2008 è nato il film e nel 2009 con Vita Bona i Co’ Sang decidono di chiarire alcune cose a riguardo. L’evoluzione della realtà continuerà fino allo scioglimento del duo nel 2012, due anni dopo nascerà poi la serie Gomorra su Sky. Una linea del tempo abbastanza particolare.
Tuttavia, come ampiamente ripetuto, i Co’ Sang non rappresentavano le strade “ma ‘a gente che ce sta dinto“.

Riuscirà ancora a incidere l’Hip Hop dei Co’ Sang?

A diciotto anni dall’uscita nelle librerie del romanzo Gomorra, Napoli e Scampia assumono delle sembianze completamente diverse da quella città lì. Molte cose sono cambiate. Ciò che però resta immutato è il principale contenuto dei Co’ Sang, il racconto della gente, lo storytelling, la critica a un’Italia perbenista e benpensante che hanno restituito al duo egemonia e sfrontatezza che, come spesso accade, non sempre sono state ben accolte dai media mainstream e dal mercato musicale italiano.

In quest’ottica, ricollegandoci a quanto appena scritto, i due hanno “pagato” la capacità di diffondere la lingua napoletana sottoforma di Hip Hop fino alle terre giamaicane, passando per la Francia, gli Stati Uniti e il Nord Italia.

Adesso, tornati assieme dopo dodici anni e a vent’anni dal primo album, i due hanno un compito davvero importante: provare a restare crudi, continuare quel racconto iniziato prima del 2000 ed, infine, riuscire ad arrivare alle nuove generazioni, a chi quella Napoli non l’ha mai conosciuta, a chi è nato con un panorama musicale diverso, con modelli e suoni diversi.
Appuntamento al 17 e 18 settembre per il concerto a Piazza Plebiscito.

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