Come le scosse dei Campi Flegrei stanno cambiando le nostre vite

La terra trema ai Campi Flegrei

Notti di paura quelle che stanno passando gli abitanti di Napoli, in particolar modo dai cittadini delle zone che fanno parte dei Campi Flegrei. A partire dalla notte di lunedì 20 maggio diverse forti scosse di terremoto si sono susseguite, proseguendo nel tempo con il cosiddetto sciame sismico.

Molti sono stati i danni causati alle case ed in alcune zone le persone sono fuggite per paura, una paura che sembrava dimenticata nel corso degli ultimi anni nonostante la problematica, quella della Caldera dei Campi Flegrei, sia sempre esistita.

Ho ascoltato molte volte le storie dei miei genitori che parlavano di come, da Pozzuoli, sono stati costretti ad abbandonare le loro case per essere trasferiti quando, tra gli anni ’70 ed ‘80, fu attuato il piano di evacuazione. Mio padre fu mandato in quello che oggi è conosciuto come Rione Toiano, mia madre a Castelvolturno. Storie, quelle dei miei, uguali a quelle di migliaia di persone ed, anzi, possono ritenersi fortunati in quanto in molti si sono ritrovati senza un vero e proprio alloggio costringendoli in baraccopoli che hanno abitato fino a qualche anno fa, dopo il loro abbattimento, per le condizioni disumane in cui si trovavano. Topi, insetti, freddo, spesso senza corrente ed acqua potabile.

Di nuovo?

Nel 2024, e non voglio creare allarmismi, sarebbe impensabile che qualcuno fosse costretto a rivivere situazioni simili eppure… eppure dietro l’angolo, sotto sotto, ognuno di noi questa paura l’avverte. Perché? Perché ad oggi, nonostante le parole i fatti sono ben pochi. Non tutti conoscono le strategie di fuga, non tutti conoscono i punti di raccolta, non tutti sanno il destino che, chi è più in alto di noi, potrebbe riservargli. In queste ore ho girato un po’ per il quartiere di Pianura, visto e sentito amici di Pozzuoli e la situazione che si è vissuta anche a Quarto. Gente per strada, chi con la borsa pronta ad andar via, chi con buste piene di beni di prima necessità, c’è chi ha preso come prima cosa il caricabatterie del cellulare per eventualmente essere sempre in contatto con chi ha a cuore.

Ma cos’è, esattamente, il bradisismo e cosa sta accadendo alla nostra amata terra? Per farla breve, il fenomeno consiste in cambiamenti di pressione nel mantello terrestre che, a loro volta, portano ad abbassamenti ed innalzamenti del terreno. Nulla di più, nulla di meno. Se, però, a questo aggiungiamo l’enorme vulcano che si trova sotto i nostri piedi, un po’ di paura è lecito averla.

Diciamocela tutta, la situazione non è delle migliori ma, in virtù di questo, è possibile fare qualcosa? Sicuramente sì. Cosa? Sicuramente non sono io a dover, anzi a poter, dire come comportarsi, l’unica cosa che posso consigliare di fare è di andare ad informarsi presso il proprio Comune del piano di evacuazione e di, sempre chi è più in alto di noi non voglia, non creare panico per le strade cercando di fare di testa propria.

Prevenire per migliorare

Il bradisismo catastrofico del passato, quello di cui parlavamo prima, noto per i suoi effetti devastanti nella zona, ha lasciato un’impronta indelebile sulla geografia e sulla psiche dei napoletani. Le scosse sismiche di ieri hanno riportato in auge la discussione sulla preparazione e sulla prevenzione sismica, evidenziando la necessità di misure concrete per proteggere la popolazione e le infrastrutture.

Il confronto tra i due eventi mette in luce la ciclicità e l’imprevedibilità dei fenomeni naturali, sottolineando l’importanza della ricerca scientifica e della pianificazione urbana per ridurre al minimo i danni causati da tali catastrofi. È fondamentale imparare dagli errori del passato e investire nelle tecnologie e nelle strategie che possano garantire una maggiore sicurezza e stabilità per le comunità colpite.

Napoli deve affrontare con determinazione e prudenza le sfide poste dalla natura, trasformando le avversità in opportunità di crescita e miglioramento. L’unione tra tradizione e innovazione può essere la chiave per un futuro più sicuro e ricco per tutti gli abitanti. Il ricordo deve unirsi all’esperienza, servendo da monito e da stimolo per una maggiore consapevolezza e cooperazione nella gestione dei rischi naturali, affinché la nostra amata città possa riaffermare la sua grandezza e la sua forza di fronte alle avversità.

Abbiamo dimostrato di essere in grado di rigore e rispetto, di preparazione ed attuazione, ma non basta. Mi rivolgo a coloro i quali hanno il potere decisionale, fate in modo che le lacrime di chi ai tempi aveva poco più di 10 anni non diventino le lacrime dei loro figli, dei loro nipoti.

Piangere va bene, è catartico. Provare paura no, per nulla…

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