Happy birthday Stephen King: 10 libri consigliati dal Re dell’horror

Stephen King

Per una volta celebriamo il maestro dell’horror non attraverso la sua, pressoché infinita, produzione letteraria. Ecco, infatti, i 10 libri che Stephen King consiglia ai suoi lettori

Il 21 settembre del 1947 a Portland nasce quello che ad oggi è considerato tra i più grandi scrittori del XX e XXI secolo: Stephen King.

Conosciuto ai più come “il re dell’Horror” in realtà Stephen King ha esplorato moltissimi altri generi letterari, tra cui la saggistica, con la recente pubblicazione di Guns, edita in Italia dalla napoletana Marotta&Cafiero editori.

Prima d’essere un grandissimo scrittore, però, Stephen King è un verace lettore: proprio attraverso la sua personalissima lista di consigli di lettura si può comprendere appieno la sua sensibilità nei confronti di alcuni temi cardini della sua letteratura.

Se vuoi essere uno scrittore, devi fare due cose sopra tutte le altre: leggi molto e scrivi molto

Stephen King

S come sorpresa: King consiglia Tolkien

I fervidi lettori di Stephen King non saranno affatto sorpresi da questo consiglio dello scrittore ma a moltissimi invece, la presenza del capolavoro di J.R.R.Tolkien “Il signore degli anelli” nella sua personale lista di libri preferiti, potrebbe risultare una piacevole scoperta.

Contea, terra pacifica abitata da piccola gente di campagna, amabili, buffi quanto seri ed appassionati che amano la quiete domestica e la frequentazione di locande. Uno di loro, Bilbo, che “ebbe in tempi remoti un’avventura con un sozzo abitatore di grotte, viscido divoratore di pesci bianchicci che guazzano nelle melme sotterranee: Gollum, cui involò un anello simile a quello dei Nibelunghi, che rende invisibile chi lo infili”, è in procinto di dar festa per i suoi 111 anni.

La Trilogia di Tolkien prende il là dalle vicende successive ai festeggiamenti ed al lascito di un pesante fardello da parte di Bilbo al nipote Frodo. Quest’ultimo, aiutato da otto compagni, ognuno dei quali appartenenti ad una razza diversa tra elfi, nani ed uomini, affronterà un viaggio che detterà le sorti dell’umanità.

Quando si “pensa” a cosa potrebbe leggere Stephen King si è normalmente predisposti ad immaginarlo alle prese con la produzione letteraria di Howard Phillips Lovecraft oppure a recuperare in poltrona classici del genere come “I racconti del mistero” di Edgar Allan Poe.

In “On writing: Autobiografia di un mestiere” Stephen King racconta invece della sua personale esperienza di lettura con la trilogia di Tolkien e più volte ribadisce come “…anche dopo mille pagine non siamo disposti ad abbandonare il mondo che lo scrittore ha inventato per noi e i personaggi che lo abitano. La trilogia de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien ne è un perfetto esempio. Un migliaio di pagine di hobbit non sono bastate a tre generazioni di appassionati di fantasy, dall’epoca postbellica in avanti”.

Dunque in pochissime righe, di quello che è un ibrido tra saggio sulla scrittura ed autobiografia, Stephen King sottolinea l’enorme lascito di Tolkien e di come ancora oggi la lettura della produzione letteraria di J.R.R.Tolkien influenzi gli scrittori ed il mondo contemporaneo (non è un caso la novità riguardante la nuova serie tv Lord of the Rings targata Amazon).

T come terrore: tra 1984 di Orwell e Il signore delle mosche di Golding

Tra i consigli del King lettore ci sono poi due romanzi che ben si allineano con i temi cari alla letteratura kinghiana e cioè 1984 di George Orwell ed Il signore delle mosche di William Golding.

Se 1984 possiede una trama potentissima sostenuta da una scrittura asfissiante che King “riutilizza” come potente connubio nei suoi romanzi è con la tesi “della naturalità del male” portata avanti da Golding in quel capolavoro della letteratura che è “Il signore delle mosche” che lo scrittore ha potuto senz’altro esplorare “l’oscuro e sporco mondo dei bambini e dei ragazzi”.

1984 di Orwell si inserisce nel genere della fantascienza distopica. Il lettore viene catapultato in un mondo controllato da un governo fortemente totalitario al cui capo vi è una figura emblematica che nessuno ha mai conosciuto: il Grande Fratello.

Il romanzo si apre con l’azione del protagonista intento a scrivere qualcosa sul suo diario, cercando di nascondersi in un angolo cieco della casa dove le telecamere non possano riprenderlo.

Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno dall’altro e non vivono soli…a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto dall’età del livellamento, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del Bispensiero…tanti saluti!

Uscito in Inghilterra nel 1954 “Il signore delle mosche” di Golding invece racconta di “un gruppo di bambini e ragazzi, in seguito a un disastro aereo durante un conflitto planetario, si ritrova su un’isola deserta senza nessun adulto. Parrebbe la situazione ideale per sperimentare un’organizzazione sociale fondata sulla libertà naturale, ma a poco a poco il gruppo cede a paura ed insicurezze individuali che lasciano emergere un’istintualità aggressiva e selvaggia”.

E come esperienza: Le avventure di Huckleberry Finn dello scrittore Mark Twain

Altra lettura affrontata da King e che lo scrittore inserisce tra i suoi romanzi preferiti è “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain.

Una esperienza di lettura cruda a contatto con una parte di storia americana e con le vicende di “gente comune” alle prese con disperazione, povertà e miseria umana.

Huckleberry, fuggito dalle persecuzioni di un padre ubriacone, dopo aver vissuto dentro una botte da zucchero, di nuovo fuggiasco, intraprende un grande viaggio sul Missouri, in compagnia di uno schiavo negro: Jim un altro miserevole evaso. Avventure complicate e incontri imprevisti, fino all’incontro con Tom Sawyer”.

Da una narrazione che ha come cornice storica l’America coloniale e dell’età dell’oro con la conseguente riflessione sulla condizione di vita violenta, patriarcale, semplice il lettore passa a vagabondare tra le lande di frontiera tra Texas e Messico con la lettura della “Trilogia della frontiera” di Cormac McCarthy.

P come patria: Trilogia della frontiera di Cormac McCarthy

La Trilogia della frontiera di Cormac McCarthy, uscita in Italia grazie alla casa editrice Einaudi, raccoglie in un unico volume rispettivamente “Cavalli selvaggi”, “Oltre il confine” e “Città della pianura”.

Le vicende prendono avvio nel 1949 in Texas quando “John Grady Cole sella il cavallo e insieme all’amico Rawlins si mette sull’antica pista che conduce alla frontiera e più in là al Messico, inseguendo un passato nobile e, forse, mai esistito. Attraverso la vastità di un territorio maestoso e senza tempo, i due cowboy, cui si aggiunge il tragico e selvaggio Blevins, intraprendono un viaggio mitico che li porterà fin nel cuore aspro e desolato dei monti messicani”

Una lettura che lascerà senz’altro senza fiato gli amanti del western americano.

H come mutismo: La collina dei conigli di Richard Adams

Folgorati (come lo è stato King) saranno poi i lettori alle prese con il romanzo di Richard Adams “La collina dei conigli”.

Come la h costituisce la lettera “muta” dell’alfabeto italiano così “La collina de conigli” rappresenta quella lettura consigliata da Stephen King che conduce naturalmente ad un “religioso silenzio” ed un moto di inquietudine disturbante.

La trama del romanzo di Richard Adams è infatti al quanto strana e costituisce una vera e propria esperienza di lettura.

Il lettore “stranito” verrà condotto all’interno di un mondo in cui le dinamiche del mondo animale si confondono con quelle che sono le dinamiche della società umana in una chiave metaforica efficace che destabilizza.

Il risultato è un atteggiamento di indotto mutismo mentre si seguono le vicende di un “gruppo di conigli” tutt’altro che tali.

“Nel sud dell’Inghilterra, sulle colline del Berkshire, vive in pace una numerosa comunità di conigli. Una notte il piccolo Quintilio ha un terribile sogno premonitore: una minaccia sta per abbattersi sulla sua gente, e la loro conigliera è in serio pericolo. Purtroppo nessuno vuole credergli, nemmeno il Coniglio Capo, così Quintilio decide di fuggire lontano con il fratello Moscardo e un gruppo di amici fidati, come Parruccone, Argento, Mirtillo, Dente di Leone. I giovani e coraggiosi conigli si imbatteranno così in trappole, pericoli di tutti i tipi e strani personaggi, in un viaggio attraverso territori sconosciuti alla conquista della libertà e di una nuova possibilità di vita. Un racconto di eroi e nemici, di grandi gesta e piani geniali”.

E come escludere: I versi satanici di Salman Rushdie

Divisivo, escluso e censurato dalla letteratura indiana “I versi satanici” di Salman Rashdie ancora oggi costituisce una fonte inesauribile di dibattito tra i lettori di tutto il mondo.

Compare tra i titoli consigliati da Stephen King quasi come a voler rimarcare l’accento sulla riflessione alla base della maggior parte della sua produzione letteraria e, nel caso del romanzo di Rushdie, sulla dicotomia tra Bene e Male in una narrazione contemporanea basata sui testi della sacralità umana.

Le vicende vedono come protagonisti “due viaggiatori, miracolosamente scampati a un disastro aereo, si vedono trasformati l’uno in una creatura angelica e l’altro in un essere diabolico. Ormai simboli del Bene e del Male, i due si affronteranno nella più antica e inevitabile delle battaglie, una lotta senza esclusione di colpi destinata a protrarsi in eterno nel tempo e nello spazio, dai più sperduti villaggi indiani alla Londra contemporanea”.

Consigliare il romanzo di Rushdie testimonia l’estremo interesse e la fascinazione che Stephen King ha, come citato poc’anzi, nei confronti di una dualità che è insita non solo nell’uomo ma anche nel mondo, costituendo il motore delle dinamiche esterne: l’“eterna lotta”.

N come il nulla: Casa desolata di Charles Dickens

Se c’è uno scrittore che più di tutti ha esplorato le dinamiche familiari, la miseria e la psiche umana quello è Charles Dickens.

All’interno della lista di consigli di Stephen King c’è un romanzo dell’autore inglese che difficilmente viene citato quando lo si consiglia ma a cui King ha prestato invece moltissima attenzione.

Casa desolata di Charles Dickens è infatti ritenuto un romanzo minore forse perché ingiustamente oscurato da altri capolavori della produzione dickensiana come “Canto di Natale” o “David Copperfield”.

Il romanzo, altro “tomone” della letteratura inglese, tratta le vicende di “una causa legale che si trascina da tempi immemorabili, con i litiganti in attesa di fortune che non arriveranno mai, di intrighi e di piste poliziesche, Bleak House è al contempo raffinata descrizione della società londinese di metà Ottocento e romanzo «nero»: sullo sfondo, morti misteriose, vecchie case decrepite, figli illegittimi, luridi vicoli di angiporto…”.

Seppur considerato tra le primissime narrazioni all’interno del filone “detective stories” ancora oggi questo romanzo è poco letto e consigliato sia tra lettori forti sia all’interno della comunità di scrittori che appunto come King lo consigliano perché letto.

A questi consigli di lettura vanno poi affiancati i tre romanzi che costituiscono quasi i “must have” per Stephen King: La nave dei Folli” di Katherine Anne Porter, I capelli di Harold Roux di Thomas Williams e “L’uomo invisibile di Herbert George Wells.

King come re: la top three tra le letture dell’autore

La nave dei folli” di Katherine Anne Porter è tra i romanzi più interessanti proposti da Stephen King all’interno di questa decina.

L’autrice, Premio Pulizer e giornalista, arriva ad un pubblico nettamente più vasto di lettori con la pubblicazione di “La nave dei folli”.

Il romanzo “racconta la storia di un gruppo di personaggi disparati che navigano dal Messico verso l’Europa a bordo di una nave passeggeri tedesca”.

A questo interessantissimo consiglio di lettura King affianca anche quella di “I capelli di Harold Roux” di Thomas Williams.

Il romanzo, pubblicato in Italia da Fazi editore, racconta di Allard, un ragazzo che “poco più di vent’anni è appena tornato dalla seconda guerra mondiale. Non ha dubbi sulla bestialità dell’uomo, non crede nella violenza ma è spaventato dalla gioia che a volte il pensiero della violenza gli procura. Vuole diventare uno scrittore, sogno che condivide con Harold Roux, suo compagno di università e rivale intellettuale, che ha perso i capelli durante la guerra e indossa un terribile parrucchino; entrambi corteggiano Mary, una ragazza bellissima e naïve – l’innocente, onesta, dolce America, la ragazza della porta accanto –, ma Allard è anche attratto da Noemi, la sua compagna di stanza, una militante comunista di buona famiglia che, come ogni ragazza borghese, conosce il linguaggio preciso del contatto fisico. Più Aaron mescola passato e presente e il romanzo prende forma, più appaiono in controluce i suoi stessi anni al college, le sue inquietudini di allora, la nostalgia per un gruppo di amici abbastanza giovani da ricordare la cacciata dal paradiso”.

A chiudere il “tris delle meraviglie” vi è il romanzo “L’uomo invisibile” di Herbert George Wells.

Le vicende del romanzo di Wells ruotano intorno alla vita di “Griffin, brillante fisico londinese, sa di avere un’unica arma per riscattarsi da una vita piuttosto amara e povera di riconoscimenti: il proprio genio. Il suo lavoro consiste nello sviluppare nuove sensazionali tecniche, il suo scopo è ottenere il rispetto dovuto alle menti eccelse. Quando mette a punto un procedimento che gli permette di rendere invisibili gli oggetti, decide di provare su di sé quella scoperta rivoluzionaria, ma i risultati sono ben diversi da quelli che immaginava. Essere invisibile comporta parecchi inconvenienti, e forse non è poi così vantaggioso sottrarsi alla vista degli altri, a meno che non si voglia sfruttare l’invisibilità per fini perversi, come ad esempio incutere terrore”.

Questi dieci titoli proposti da Stephen King sono solo una piccolissima parte di quelli che sono in realtà i romanzi letti dall’autore più prolifico e seguito.

Se si è curiosi di scoprire ulteriormente lo Stephen King lettore, lo scrittore è presente sulla piattaforma Goodreads con un profilo ufficiale che periodicamente aggiorna con pareri e consigli sulle letture affrontate.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.