Concerto a Barcellona: esperimento sociale

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A più di un mese dall’esperimento spagnolo, questo potrebbe rilevarsi una gran svolta per i concerti

È passato più di un mese dall’esperimento sociale compiuto a Barcellona. Quest’ultimo consisteva nell’organizzazione di un concerto live della band catalana Love of Lesbian al Palau de Sant Jordi di sabato 27 marzo. I partecipanti furono circa cinquemila; furono dapprima sottoposti ad un test antigenico e costretti ad indossare mascherine FFP2. La vera novità però fu la totale assenza di un distanziamento sociale; il locale inoltre era inoltre dotato di un sistema di ventilazione.

Una vera svolta?

L’esperimento non si è rivelato fallimentare, anzi tutt’altro. L’analisi dei dati è stata condotta da un’associazione che si occupa della lotta all’Aids e le malattie infettive, dell’ospedale pubblico universitario Germans Trias i Pujol; la quale ha analizzato i contagi. Dopo ben quattordici giorni circa, i positivi al test sierologico erano solo sei. Almeno quattro persone non avevano contratto il virus in seguito concerto, inoltre i sintomi erano lievi o addirittura i contagiati si rivelarono asintomatici. I responsabili hanno infatti constatato che:

“questi dati permettono di escludere che il concerto del Palau Sant Jordi sia stato un evento di super trasmissione del covid”.

I componenti della band hanno inoltre ringraziato i partecipanti attraverso un tweet, con l’augurio che il mondo della cultura musicale possa essere nuovamente ascoltato.

I limiti di un concerto a cielo aperto

Il costo elevato, la ridotta affidabilità dei test rapidi antigenici, sono solo due delle molteplici problematiche che potrebbero far considerare l’esperimento un unicum. Infatti i test potrebbero svelare falsi negativi; inoltre non è stato stilato un vero e proprio protocollo e sarebbe quindi difficile riprodurre lo stesso modello ovunque. Ma il problema più importante è quello legato agli spazi, probabilmente non disponibili e le risorse economiche assenti, che quindi non garantirebbero i test per tutti i partecipanti.

Salvare il mondo musicale

La possibilità quindi di un concerto live, per ora è una vera utopia. Il duemila ventidue, anno che si attende anche per la pubblicazione di nuovi album e canzoni, dato che il lucro che si ricava con i concerti non ha eguali. Infatti vi è stato un tentativo di riproduzione virtuale di un concerto, organizzato dai diversi cantati; i quali si sono esibiti in diretta con i propri successi. Billie Eilish, Liam Payne, Niall Horan, Dua Lipa, sono solo alcuni dei cantati che hanno organizzato tale svolta rivoluzionaria, che sembra essersi rivelata una valida alternativa.

Concerto in streaming: un’alternativa?

Naturalmente l’emozione di veder salire i propri paladini sul palco, è completamente diversa, ma per ora bisogna accontentarsi. È necessario evidenziare che il live stream, non è una registrazione di canzoni, bensì un’avventura virtuale. I cantanti si esibiscono per coloro che li seguono. Creando nel contempo diversi effetti suggestivi; questo per far si che tutto sembri dal vivo e che non si traduca in un solo ascolto di un “mega video musicale”. Potrebbe effettivamente rivelarsi una vera svolta, in attesa dell’aumento dei vaccinati, in modo da riprendere in mano la nostra vita. Quindi partecipare a uno degli eventi più emozionanti e divertenti, da vivere almeno una volta nella vita.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.