Spagna: Cdm dà via libera a congedo mestruale

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In Spagna, il Consiglio dei ministri dà il via libera al progetto di legge sui diritti “sessuali e riproduttivi” delle donne che include congedi per mestruazioni “dolorose” e “invalidanti” coperti dallo Stato

La Spagna potrebbe diventare molto presto il primo paese europeo ad attivare un congedo, di tre giorni al mese, per mestruazioni “dolorose” e “invalidanti”, dopo che il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al progetto di legge sui diritti “sessuali e riproduttivi” delle donne.

La conferma è arrivata dalla ministra delle Pari Opportunità, Irene Montero, la quale ha trionfalmente affermato che le donne non saranno più costrette ad assumere pillole, regolamentando i permessi speciali temporanei. Naturalmente a patto che il dolore sia realmente invalidante. Il testo comprende però anche l’accesso all’aborto, infatti le ragazze non dovranno più essere accompagnate dai genitori, nonostante minorenni. La norma infine include anche provvedimenti di messa a disposizione di pillole del giorno dopo gratuite da parte delle ASL. “Una vera vittoria femminista, le donne devono poter decidere sulle loro vite, ha affermato su Twitter il premier Pedro Sànchez.

Perché è importante il congedo mestruale?

La richiesta di congedo, andrebbe presentata entro inizio anno e durerebbe 12 mesi, da rinnovare quindi ogni anno. Purtroppo la dismenorrea è un disturbo che nasconde molte patologie, quali l’endometriosi, l’adenomiosi o la presenza di fibromi, in questi casi prende il nome di dismenorrea secondaria. Inoltre si tratta di un diritto, infatti è presente in diversi paesi quali: Giappone, Indonesia, Sud Corea e Taiwan.

Spesso il ciclo, provoca nella donna diverse conseguenze che possono risultare particolarmente invasive. Possiamo citare: cefalea, nausea, stipsi o diarrea, dolore lombare invalidante e occasionalmente il vomito, tali condizioni possono spesso risultare particolarmente dure per le donne in età fertile, insorgono circa al secondo giorno di mestruazioni e scompaiono dopo 2-3 giorni.
Naturalmente il consenso per stabilire se si tratta di una reale condizione, sarà certificato da un medico (ginecolog*) competente, in modo da permettere al datore di lavoro di tutelate le sue lavoratrici.

Donne stigmatizzate come individui deboli

Le opinioni su tale congedo sono però molto contrastanti, se da una parte viene infatti considerata come una tutela, può apparire come discriminatorio, non deve far sentire la donna sbagliata, o meno produttiva rispetto alle altre. La presidente dell’Aidda (che supporta le giovani donne imprenditrici) Antonella Giacchetti, è scettica paradossalmente riguardo la norma. Ma molte sono le donne contro tale privilegio, prima tra tutte, il ministro dell’economia e della trasformazione digitale, afferma duramente:

Se un datore di lavoro sa che una persona mancherà tre giorni ogni mese, capisco che in questo momento possa dire ‘no’. Invece abbiamo bisogno di personale femminile di valore, che le donne possano dire la loro, nelle loro sedi apicali“.

(Nadia Calvino, socialista)

La proposta in Italia: pura utopia?

In Italia una proposta di legge è stata presentata alla camera il 27 aprile 2016, ma fu messa da parte perché ignorata della classe politica. La bella penisola essendo un paese laico, è invece molto scettica ancora riguardo l’aborto, in molti ospedali il 100% dei ginecologi è obiettore di coscienza, l’associazione Luca Coscioni, è impegnata anche in questa battaglia in quanto tutte le donne, per qualsiasi motivo devono essere libere di scegliere. Ci troviamo purtroppo in un paese retrogrado sotto molteplici punti di vista, un primo passo avanti è stato eseguito con la legge di bilancio 2022, dove l’iva degli assorbenti, fortunatamente è stata abbassata dal 22 al 10%, dato che prima erano considerati beni di lusso. Già lo scandalo della nota imprenditrice Elisabetta Franchi, ha fatto molto discutere, che questo non sia un ulteriore motivo, per evitare di assumere donne. Ci sarà una rivoluzione di tutela per le donne più fragili?