Corsica verso l’autonomia?

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Il Ministro francese dell’Interno Gérald Darmanin ha parlato di possibile autonomia della Corsica. Trattative iniziate ma si preannunciano lunghe

La Corsica, dal 2 marzo (giorno del tentato omicidio del leader indipendentista Yvan Colonna, avvenuto nel carcere di Arles), sta attraversando una crisi politica senza precedenti. Parigi, secondo le dichiarazioni rilasciate dal Ministro dell’Interno Gérald Moussa Darmanin, è intenzionata a risolvere la situazione tramite seri negoziati. 

Autonomia per la Corsica?

Il 16 marzo Darmanin è giunto sull’isola per negoziare con il Presidente del Consiglio Esecutivo di Corsica, Gilles Simeoni, la richiesta di autonomia. Quest’ultimo, a France Info, ha dichiarato che l’intenzione di trattare l’autonomia “non è ancora una vittoria, né per me né per il popolo corso. [..] É importante che il Ministro dell’Interno, a nome del Primo Ministro [N. d. A: Jean Castex], e probabilmente del Presidente della Repubblica [N. d. A: Emmanuel Jean-Michel Frédéric Macron], dice oggi pubblicamente che il Governo e lo Stato sono pronti a entrare in una storica discussione“. 

Darmanin è stato comunque molto chiaro, in diverse interviste, sul destino della Corsica in seno alla Francia, anche con l’eventuale autonomia (politica, amministrativa?) 

Siamo pronti ad arrivare fino all’autonomia. Ecco, ho pronunciato la parola. Dovremo discuterne, vedere quale calendario si può stilare. Le discussioni saranno per forza lunghe, difficili. Il futuro dei corsi è in pieno nella Repubblica francese“.

Le parole di Pasquale Paoli

In questi giorni, sui social, riecheggia il celebre discorso tenuto dal patriota corso Pasquale Paoli, a Napoli, nel 1750 particolarmente esemplificativo del sentimento di vicinanza del popolo corso nei confronti dell’Italia.

Siamo Còrsi per nascita e sentimenti, ma prima di tutto ci sentiamo italiani per lingua, costumi e tradizioni. E tutti gli italiani sono fratelli e solidali davanti alla Storia e davanti a Dio. Come Còrsi non vogliamo essere né servi e né ribelli e come italiani abbiamo il diritto di essere trattati uguale agli altri italiani [..]. O non saremo nulla […]. O vinceremo con l’onore o moriremo con le armi in mano… La nostra guerra di liberazione è santa e giusta, come santo e giusto è il nome di Dio, e qui, nei nostri monti, spunterà per l’Italia il sole della libertà”. 

Ambasciator