Pandemia,cosa hanno imparato gli italiani ?

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Sembra lontano quel Lunedì 18 Maggio quando fu l’inizio di un nuovo momento da affrontare per l’Italia, la pandemia. Gli italiani furono chiamati a scendere nelle piazze e a gestire il virus da vicino.

Il timore delle riaperture era ritornare ad un numero di contagi simile a quello di marzo/aprile. Richiudere significherebbe subire un collasso economico irreparabile.

La situazione attuale ritorna ad aggravarsi 

Attualmente con la nuova impennata di contagi, sembra che l’autunno possa rischiare di far rivivere quello che sembrava ormai superato. Gli italiani sembrano aver voluto dimenticare troppo in fretta, oltre al lockdown, anche le regole per non tornare ad una simile misura.

L’eccessiva fiducia o forse, l’impellente voglia di superare questo momento (al mare, con un drink in spiaggia in troppa compagnia) rischia ora di far tornare l’Italia ad una situazione sanitaria ed economica davvero pericolosa.

Leggere e informarsi può darci un’idea chiara di ciò che stiamo vivendo

Una buona riflessione per avere un’idea chiara del virus, della ripartenza ma soprattutto delle nostre priorità nella società è data dal libro Il Progresso di Aldo Schiavone.

L’emergenza Coronavirus ha dato la possibilità all’uomo di capire quali sono le sue conquiste in ambito scientifico ma anche sociale, e anche umanitarie.

La scienza e la tecnica sono apparse come le uniche valide possibilità di salvezza per l’intera umanità. Oggi guardare indietro, per mettere in discussione persino la validità di futuri vaccini, significherebbe vanificare tutto il lavoro finora compiuto e non cogliere il messaggio che questa epidemia può insegnarci.

Scienza e Tecnica come unici pilastri per superare questo momento

Lo storico Aldo Schiavone, nel suo saggio edito da Il Mulino, spiega come questi saperi siano i pilastri della società dell’uomo e in piena emergenza ne abbiamo avuto tutti la prova.

Schiavone invita il lettore a guardare la pandemia come un momento per ridare a questi saperi la giusta importanza e a non diffidarne.

Le epidemie, così a lungo paragonate, appaiono diverse l’una dall’altra perché, dalla febbre spagnola ad ora, è cambiato il sapere dell’uomo

Per la prima volta si è assistito ad un’organizzazione e una prevenzione uguale in tutto il mondo, all’adozione delle stesse misure e delle stesse cure, riscoprendo l’aspetto comunitario dell’uomo, così come la ricerca scientifica che viaggia all’unisono da uno Stato all’altro.

Il fatalismo e la disinformazione possono aggravare la pandemia

Lo storico consiglia di non interpretare questa pandemia con fatalismo, come una punizione della natura che si ribella all’avanzare dell’uomo sulla Terra, ma di viverla come prova per l’intera umanità, per riscoprirsi uniti in un momento ancora così delicato.

Schiavone aggiunge, nel suo libro, di diffidare inoltre da chi crede che le prove, che l’umanità si trova ad affrontare, siano per aver oltrepassato il limite consentito e quindi sia giusto un ritorno al passato.

Perché se si adottasse questa alternativa, si ritornerebbe ad affrontare le epidemie e gli eventi naturali con gli stessi risultati avuti con la febbre spagnola. Si assisterebbe alla decimazione delle popolazioni senza saper contenerla. I dati lo confermano, la storia lo ricorda.

Guardare avanti per progredire e sconfiggere la pandemia

Star fermi significherebbe affrontare questa pandemia come il primo tra eventi sempre più catastrofici. Andare avanti oggi seguendo ancora le regole, appellandosi alla tecnica e alla scienza, sembra l’unica soluzione possibile.

Del resto questi saperi hanno dato la prova di essere gli unici a poter proteggere l’umanità, cercando di salvarla soprattutto da un fatalismo sterile.

Bisogna non regredire, ma al contrario guardare al futuro. Essere consapevoli dei propri limiti ma continuare il cammino del progresso, riscoprendo, in questa epidemia, la capacità di credere alla scienza e di rialzarsi.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.